Nani sulle spalle dei giganti

Questa celebre frase, da molti ripetuta, sembra che sia stata pronunciata per la prima volta da Bernardo di Chartres, filosofo francese del XII secolo. Essa significa che le nostre conoscenze e le nostre acquisizioni in ogni aspetto della vita politica, sociale e culturale, non sono frutto delle capacità della nostra generazione, ma sono il risultato di secoli e di millenni di progresso, di arte e di cultura; quindi noi non vediamo lontano perché dotati di una vista eccezionale, ma solo perché siamo sulle spalle di chi è vissuto prima di noi ed ha costruito, mattone su mattone, il grande edificio della civiltà.
Ma oggi, purtroppo, la nostra società tecnologica e materialista si dimentica troppo spesso del passato, vive in un presente edonistico e fatuo che si alimenta di se stesso e non ritiene più necessario né utile conoscere gli eventi, gli uomini ed i periodi storici che hanno plasmato la nostra civiltà; e così rischiamo di cadere rovinosamente dalle spalle dei giganti, tornando a una forma di barbarie che è molto peggiore e più abietta di quella dei barbari dell’Antichità, perché ha la colpa di essere caduta nell’inciviltà non per opera altrui, ma di mano propria. Chi non conosce il passato, chi non apprezza quella cultura umanistica che ci mette in contatto con le azioni e le opere di chi ha costruito nei secoli la civiltà nel mondo, vive nelle tenebre dell’ignoranza e lì rimane, chiudendosi in una visione ristretta della vita che gode e apprezza soltanto ciò che “serve” o che può divertire nell’immediato. La perdita dei veri valori dell’umanità è oggi ben più di un rischio, è una realtà: lo si nota osservando il comportamento di tante persone e soprattutto di molti giovani, che perdono tutto o quasi il loro tempo a scambiarsi insulsi messaggi sui “social network” o in passatempi futili o addirittura nocivi.  La responsabilità di tutto ciò, ovviamente, non è loro, ma di coloro che, in ossequio alle norme del mercato e della globalizzazione, hanno diffuso e affermato una visione della realtà sociale e politica fondata sui soli valori economici, senza tener conto delle conseguenze disastrose che una tale mentalità, al di là del benessere materiale, avrebbe provocato e senza intervenire, anche coercitivamente, contro il degrado morale dei nostri tempi. Anche chi ha gestito il sistema dell’istruzione negli ultimi anni ha delle gravi responsabilità: anziché recuperare il vero valore formativo della scuola, la serietà ed il rigore degli studi, si sono blanditi sconciamente gli studenti giustificandoli in ogni modo, e si è anche pensato che l’introduzione degli strumenti informatici come le LIM o i tablets potessero risolvere tutti i problemi, facendo così non l’interesse di chi studia, ma di chi produce e vende questi oggetti. Si ritorna sempre allo stesso punto: l’economia, il guadagno sopra ogni altra cosa.
Mi piace qui riportare una frase di Hannah Arendt, filosofa tedesca del ‘900 ormai morta da tanti anni ma vera profeta dei nostri tempi. Ella scrisse già negli anni ’60 questa frase: “Da quando il passato non proietta più la sua luce sul futuro, la mente dell’uomo è costretta a vagare nelle tenebre.” Non so a che proposito e in quale occasione la Arendt pronunciò questa massima, ma essa pare calzare a pennello per i tempi attuali. Chi rifiuta il passato come “inutile”, chi dice che che lingue classiche non servono perché non si parlano più, chi dice che la filosofia è quella scienza “con la quale o senza la quale il mondo va tale e quale”, chi afferma che conoscere la storia non serve perché tanto “i personaggi storici sono tutti morti”, non si rende conto che si condanna per sempre non solo all’ignoranza culturale, ma anche all’accettazione passiva di ciò che gli viene imposto dall’alto, si condanna a diventare una macchinetta che esegue gli ordini del mercato e dei potentati economici, senza esser capace di vedere al di là del proprio computer, del proprio cellulare e senza saper progettare altro che le vacanze alle Maldive. Senza passato non c’è presente e non c’è futuro: ed è questo un concetto del quale io sono stato convinto da sempre, ma che oggi mi pare sempre più valido e attuale.

Mi è venuto spontaneo fare queste riflessioni in questi giorni perché siamo nel periodo delle iscrizioni alle scuole superiori da parte dei ragazzi provenienti dalla scuola primaria. Un tempo, quando era a tutti palese che conoscere il passato significa capire il presente e programmare il futuro, molti erano coloro che frequentavano le scuole umanistiche, e soprattutto il Liceo Classico; negli ultimi anni, invece, l’ignoranza sempre più diffusa e la mentalità utitaristica e materialista che vede l’istruzione soltanto in funzione del posto di lavoro o comunque di ciò che “serve” nell’immediato hanno via via diminuito gli iscritti a questo Liceo, che rimane a tutt’oggi il fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano ma che è ormai apprezzato solo da pochi. E’ anche questo, insieme ad altri, un segno della decadenza morale e civile dei nostri tempi, di quel ritorno alla barbarie e all’analfabetismo che, pur con i più sofisticati strumenti informatici, avanza inesorabilmente e che nessuno finora è riuscito ad arginare.

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