I due anni del blog

In questi giorni il mio blog compie due anni, durante i quali ho pubblicato 84 post che hanno per argomento predominante la scuola e il mio lavoro di docente; alcuni di essi, però, commentano avvenimenti di attualità sociale o politica, altri invece hanno un contenuto culturale modellato sui miei interessi personali come la letteratura, la musica o altro.
Ho cercato di mantenere sempre in vita il blog con interventi continui e distanziati al massimo di dieci giorni l’uno dall’altro, per evitare il rischio principale che corrono tutti coloro che hanno un blog su internet: che cioè questo diario elettronico inizi bene, con grande entusiasmo, e poi invece, con l’andare del tempo, vada incontro ad una morte lenta per inedia, nel senso che il titolare finisce per non trovare più argomenti e cessa quindi di scrivere. Ho visto io stesso sul wb tanti blog iniziati anni fa, proseguiti per qualche mese e poi abbandonati a se stessi. Non credo però che questo succeda a me, che di argomenti ne ho tanti e vorrei scrivere ogni giorno; il problema è che spesso gli impegni di lavoro e di famiglia impediscono di trovare il tempo materiale per questa attività.
Sono contento dei risultati ottenuti: in questi due anni ho avuto oltre 27.000 visite, molte di più di quelle ricevute dal mio sito nei dieci anni precedenti. Di recente, poi, il mio vecchio sito è diventato quasi irraggiungibile perché è stato infettato dagli hacker (ma chi sono costoro?), ed ha quindi bisogno di essere rinnovato. La mia soddisfazione non è però completa perché ho dovuto constatare che, nonostante il numero alquanto elevato di visite al blog, i commenti sono ancora pochi e molti visitatori si limitano a leggere senza intervenire. Visti gli spunti di discussione che cerco di offrire agli operatori della scuola (docenti ma anche studenti) dico sinceramente che mi sarei aspettato di più; ma forse è il mio modo di esprimermi spontaneo e diretto che dissuade molti dall’intavolare un dibattito, nel timore di innescare polemiche. Purtroppo questo è un difetto che da sempre mi riconosco, quello cioè di essere poco “diplomatico” nelle mie esternazioni, così che il rischio di irritare qualcuno o di scivolare nella polemica è sempre dietro l’angolo. E’ così anche nella vita reale, come dimostrano i non pochi scontri che ho avuto sul lavoro e fuori con colleghi, genitori o altre persone. Il fatto è che a me viene spontaneo dire ciò che penso, anche se non è gradito al mio interlocutore; se poi si arriva allo scontro, non sono certo abituato a porgere l’altra guancia. Ciò non esclude però il rispetto reciproco ed il fatto che, nonostante questo mio carattere, io apprezzo chi dissente da me e lo fa in modo aperto; basta che non scada nell’insulto volgare come qualche idiota a volte ha fatto spedendomi commenti offensivi che ovviamente non ho pubblicato. Il bello del blog è proprio questo: che cioè esso è come una casa, nella quale il proprietario fa entrare chi vuole e pone le sue regole. Chi le rispetta è ben accetto; chi non le rispetta se ne resta fuori e non viene preso in considerazione, anche perché, come è noto, i ragli d’asino non arrivano in cielo.

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6 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica

6 risposte a “I due anni del blog

  1. Rodolfo Funari

    Mi congratulo, caro Massimo, per il tuo blog: uno spazio di discussione civile e pacata. Continua così, io continuerò a leggerti e, quando avrò qualche commento, a intervenire.
    Rodolfo

  2. Buon compleanno a questo blog allora! E’ bello saperti con tanta voglia di scrivere, denota entusiasmo, interesse per il tuo lavoro e attenzione a quel che accade intorno a te!
    Sono giuste le regole del rispetto, le condivido e capisco pure quando parli di schiettezza, mi ci ritrovo, può essere duro da sentire, ma sicuramente sincero e questo non riesco a considerarlo un difetto. E poi, come sostieni tu, l’importante è non scadere nell’offesa.

    • Io e te condividiamo queste due passioni, cara Monica: quella per l’insegnamento (la più importante) e quella dello scrivere. Quanto all’essere schietti e sinceri, purtroppo ho constatato che in società ciò non è concepito come un pregio, ma come un difetto, e grave per giunta. Quando tu dici chiaramente a una persona che sbaglia, o gli fai notare un suo difetto o un’affermazione che ti pare inopportuna, nessuno reagisce nel modo più intelligente, chiedendosi cioè il motivo del rimprovero ed eventualmente cercando di emendarsi; tutti se la prendono con chi ha fatto loro l’osservazione, magari togliendogli il saluto e la parola. E questo avviene soprattutto nella nostra categoria, dove abbondano la presunzione e l’arroganza, e molti si sentono dei Padreterni al si sopra di ogni giudizio.

  3. simona stefanoni

    Caro professore, le scrivo per chiederle un consiglio.
    Mio figlio che frequenta la 2 liceo classico si trova in difficoltà sia con il latino che con il greco perché dice di non riuscire a mettere in pratica ciò che studia e quindi la teoria fa cilecca durante le versioni. Mi può dare un consiglio per aiutarlo, grazie

    • Signora, il suo commento mi ha fatto bonariamente sorridere, perché si riferisce ad un problema che affligge migliaia di ragazzi alle prese con le traduzioni di latino e greco: conoscono tutte le “regole” di grammatica in teoria, ma poi non sanno riconoscere le costruzioni sintattiche nei brani da tradurre. A parte la disposizione mentale dei ragazzi di oggi, profondamente diversa da quella che avevamo noi tanto tempo fa, c’è un altro motivo che incide molto, secondo me: che nei primi anni di studio di queste materie si insiste troppo sui dati teorici (imparare a memoria le strutture grammaticali) e molto poco sui testi. Spesso gli alunni, negli anni del ginnasio, non vedono mai o quasi un testo d’autore, e quindi, quando passano al triennio, non sono in grado di affrontare neanche brani semplici degli scrittori più facili greci e latini. Occorre lavorare sui testi, studiare le costruzioni sintattiche e la struttura dei periodi degli autori classici, e solo allora si possono ottenere risultati apprezzabili.

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