Bocciare o non bocciare?

Rileggevo in questi giorni una discussione nata sul forum di “Orizzonte Scuola”, un sito molto utile a tutti gli operatori scolastici. Il dibattito prendeva le mosse da una dichiarazione rilasciata mesi fa dalla responsabile dell’istruzione del PD, l’onorevole Francesca Puglisi, la quale affermava che le bocciature costano (anche economicamente) alle famiglie e allo Stato, e che sarebbe quindi opportuno individuare altre forme di selezione scolastica. A questo presupposto di chiara origine sessantottina si sono poi aggiunti i commenti di alcuni colleghi che hanno riesumato la solita vecchia storia della bocciatura intesa come forma di punizione, che scatenerebbe una crisi di autostima nello studente ed una specie di disagio sociale per tutta la famiglia, per la quale un figlio che ripete un anno di scuola costituirebbe un vero e proprio disonore.
Da parte mia, io non ho mai pensato alla bocciatura come forma di punizione o peggio di discriminazione, ma ho sempre ritenuto ch’essa altro non fosse se non il naturale esito di un percorso scolastico insoddisfacente, dove l’alunno in questione non ha raggiunto neppure gli obiettivi minimi che il corso prescelto ed i programmi di quell’anno scolastico richiedevano. Come non si manderebbe in sala operatoria un chirurgo che non sa fare il suo mestiere, come non si affiderebbe un aereo a chi non lo sa pilotare, così non si può promuovere chi non lo merita, perché ciò provocherebbe un grave danno individuale e sociale al tempo stesso: individuale, perché chi viene promosso senza merito si illude di avere competenze e capacità che in realtà non possiede e lo si condanna, per di più, ad affrontare l’anno successivo contenuti che non è in grado di apprendere; sociale, perché mettendo sullo stesso piano i capaci e meritevoli (così denominati dalla Costituzione) e gli incapaci e i lavativi, si crea la grave ingiustizia per cui, nel mondo del lavoro, sarà avvantaggiato chi possiede aderenze e amicizie varie, perpetuando il malcostume che – spesso solo a parole – tutti condannano. La scuola sessantottina infatti, favorendo le promozioni di massa senza selezione, ha immesso nella società e nel mondo del lavoro una massa di incompetenti che hanno fatto carriera grazie al nepotismo ed alle raccomandazioni; e siccome queste aderenze le posseggono soprattutto le classi elevate, il risultato ottenuto è stato l’esatto contrario di ciò che la “rivoluzione” del ’68 si proponeva, cioè l’eguaglianza sociale.
Oggi ci sono anche altri motivi per cui nelle scuole si tende a promuovere in massa: le pressioni dei genitori, la paura di perdere classi e posti di lavoro, ecc. Ma chi fa sul serio questa professione, chi crede davvero nella funzione formativa della scuola, non può accettare questi compromessi. Se vogliamo che i nostri studenti imparino qualcosa e si formino veramente per una vita futura, dobbiamo essere selettivi; altrimenti i ragazzi, che non sono affatto sciocchi, smetteranno di dedicarsi del tutto allo studio, non appena avranno intuito che la promozione è garantita.
Ciò non significa ovviamente che la bocciatura sia un fatto sempre positivo o di per sé auspicabile; se è possibile è meglio evitarla, fornendo anzitutto agli studenti tutti gli strumenti per recuperare le loro carenze e soprattutto mostrando noi stessi amore e dedizione al nostro lavoro. Io personalmente tendo ad essere indulgente con chi mi segue e mi dimostra impegno, anche se i suoi risultati non sono del tutto soddisfacenti, mentre non ho alcuna comprensione per chi viene a scuola, come dicevano ai miei tempi, “per scaldare il banco”. E’ anche vero che esistono studenti che, pur impegnandosi a fondo, non riescono a raggiungere risultati accettabili, forse perché non adatti, per capacità o per inclinazioni, al corso di studi che hanno scelto; ma in questo caso, più che la bocciatura, sarebbe necessario un nuovo orientamento scolastico da parte della scuola. Se i docenti del primo anno di un Liceo, ad esempio, si rendono conto dopo due o tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico che un alunno ha operato una scelta non adeguata alla sua personalità, è loro dovere chiamare i genitori e decidere insieme il passaggio ad altro corso di studi. Non vedo nulla di disdicevole o di disonorevole in questa procedura; è molto più umiliante essere promossi a forza e costretti a seguire discipline e contenuti che non si è in grado di apprendere, tirando avanti a stento, con continui insuccessi e la necessità di e dover effettuare anche lezioni private, con inutile dispendio di denaro e di energie.

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12 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

12 risposte a “Bocciare o non bocciare?

  1. Rodolfo Funari

    Caro Massimo, anche in questo caso condivido in pieno il parere che hai espresso, con la consueta ragionevolezza e buon senso, nel tuo articolo.
    Rodolfo

  2. Sono totalmente in linea con le tue argomentazioni. Tra l’altro sono reduce da due pomeriggi di scrutini decisamente molto impegnativi e, purtroppo, devo amaramente constatare che nella scuola dell’obbligo è diventato difficilissimo (se non addirittura impossibile) bocciare…con i risultati che poi tutti vediamo in società 😦
    Io continuo a rodermi il fegato e a passare per il cerbero di turno, ma non cambia mai nulla!

  3. Per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, in particolare i due cicli della primaria (ex elementari e medie) penso anch’io che si debba bocciare solo in casi particolari, quando cioè ci si renda conto che le lacune presentate sono irrecuperabili in altro modo e quando si ritenga che effettivamente una ripetenza possa essere utile alla formazione dell’alunno. Alle superiori però, soprattutto nel biennio iniziale, andrebbe effettuata una selezione in base alle reali atttudini degli studenti: come ho scritto nel post, se qualcuno appare manifestamente inadatto all’indirizzo prescelto, lo si dovrebbe orientare verso un altro corso di studi. Se poi persiste e continua ad avere risultati negativi, non vedo altra via da percorrere se non la bocciatura; altrimenti non faremmo altro che danneggiare l’alunno in questione e tutti gli altri, soprattutto i meritevoli che si vedranno messi alla pari, ingiustamente, con chi di meriti non ne ha.

    • Sono d’accordo con te. Alle superiori è lo studente a scegliere il percorso da fare e, trattandosi per di più di una scuola superiore, la bocciatura ci può stare. Alle medie bisogna andare molto più con i piedi di piombo e soprattutto bisogna essersi assicurati di aver favorito in ogni modo il recupero scolastico dello studente, cosa che non sempre si può fare perché non dappertutto si possono organizzare sportelli di recupero, non dappertutto si può avere un sostegno scolastico adeguato, non tutti gli studenti vengono seguiti dalle famiglie eccetera.
      Enrico

      • Quanto dici è ineccepibile: l strategie di recupero sono importanti, vanno ricercate al meglio per non perdere per via degli studenti che debbono comunque compiere l’obbligo scolastico; è logico quindi che ci sia differenza, tra questo punto di vista, tra la scuola media e le superiori. Però questo, a mio avviso, non significa che alla media non si possa o non si debba mai bocciare nessuno: anche gli alunni debbono fare la propria parte e impegnarsi, e se non raggiungono neanche gli obiettivi minimi fissati per loro, può essere utile ed anche giusto che ripetano un anno. Non è la morte di nessuno.

      • Certo, è capitato anche a me a volte di esprimermi per una bocciatura perchè ritenevo che le lacune fossero tali da non poter essere superate nel tempo di un’estate. Però devo dire con dispiacere che molte volte si passa più tempo, in sede di scrutinio, a discutere se bocciare o meno uno studente, di quello che si è passato per cercare di recuperare quello studente. E mi è capitato anche, per fortuna di rado, di sentire motivazioni come “se lo bocciamo me lo ritrovo per un altro anno, basta!” o al contrario “bocciamolo così almeno non capita più con me”, dettate sicuramente da stanchezza e rabbia momentanea ma che comunque non mi sono piaciute. Alla fine si rischia che lo studente, invece di vivere la bocciatura come un’occasione di crescita, la viva come una punizione e un’ingiustizia e più sono piccoli più dobbiamo spiegare che non è così…
        Enrico

  4. jacopo94

    Professore, lei cosa pensa si debba fare per arginare l’abbandono scolastico del primo anno? Quando vengono iniziate le scuole superiori, purtroppo moltissimi studenti vengono a scegliere un indirizzo non consono alle proprie capacità, con conseguenti numerose bocciature. Io stesso mi ricordo che, quando ho iniziato il ginnasio, eravamo partiti in ventuno ragazzi e abbiamo concluso in quattordici. Servirebbe un orientamento migliore alle scuole medie, almeno credo. Cosa ne dice?

    • Nel post ho affrontato anche il problema che lei qui ricorda, cioè la scelta della scuola superiore non sempre in linea con le attitudini specifiche dello studente; purtroppo, in effetti, molti scelgono la scuola da frequentare dopo le medie o influenzati dagli amici, dai genitori o peggio dalle voci spesso del tutto infondate che circolano. La soluzione, a mio avviso, non è la bocciatura, ma un nuovo orientamento dell’alunno nel corso del primo anno della scuola superiore: se si è fatta una scelta sbagliata, si può correggere durante l’anno con il passaggio ad altro corso di studi. Ciò ridurrebbe di molto, secondo me, il problema dell’abbandono scolastico.

  5. Enrico, tu hai messo il dito sulla piaga e hai evidenziato un aspetto sul quale io avevo taciuto. Purtroppo succede anche alle superiori che si facciano calcoli utilitaristici e opportunisti anziché decidere ciò che oggettivamente è meglio per lo studente in questione. Sai quante volte ho sentito dire: “Per carità non bocciamolo, altrimenti ce lo ritroviamo l’anno prossimo”, oppure “se boccia va in una classe problematica, che diventerà ancora peggiore”. Queste osservazioni non sono affatto professionali, perché la decisione sulla promozione o meno di un alunno dovrebbe essere presa soltanto in base al rendimento oggettivo ed alla preparazione raggiunta. Ma purtroppo nella scuola c’è anche questo, ed è inutile pensare di poterlo eliminare.

    • i colleghi che ragionano così però passano, con le parole e con i fatti, il messaggio che la bocciatura è punitiva, purtroppo…

      • Proprio così. Per alcune famiglie il fatto che il figlio debba ripetere un anno di scuola è un vero e proprio cataclisma, ne va dell’onore di tutto il clan. Poi, magari, impiegano 8 anni per laurearsi in una facoltà che dovrebbero terminare in 5; ma di questi tre anni perduti nessuno si lamenta.

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