La Germania non ha pagato abbastanza

Ricorre oggi 27 gennaio il giorno della memoria, il ricordo cioè dello sterminio degli ebrei nei campi di concentramento nazisti, oggi diventati luoghi di turismo. Due anni fa visitai il più tristemente famoso di questi campi, quello di Auschwitz-Birkenau, e debbo dire che l’impressione che si ricava da una simile esperienza è grande e sconvolgente. Una tristezza infinita prende il visitatore mentre si trova sul posto e all’uscita, uno sgomento che si materializza in una domanda che sovrasta tutte le altre: come è stato possibile tutto ciò? Come può essere accaduto che un popolo civile e progredito come quello tedesco, che aveva dato al mondo tante menti illuminate in ogni campo della cultura e dell’arte, si sia reso colpevole di un orrore di questo tipo? Uccidere migliaia di donne e bambini indifesi, con la più totale indifferenza, andava di pari passo con un genere di vita che, per altri aspetti, si può definire normale: il comandante di Auschwitz ad esempio, Rudolf Hoss (di cui ho letto di recente le memorie), ordinava ogni giorno l’esecuzione nelle camere a gas di migliaia di persone, non solo ebrei ma anche zingari, omosessuali, prigionieri di guerra, malati fisici e mentali ecc.; eppure, proprio nelle vicinanze del campo, aveva la sua casa dove i suoi bambini giocavano tranquilli in giardino e la sera lui, quando rincasava, li accarezzava e giocava con loro come qualunque altro padre fa coi propri figli. Sappiamo che le SS avevano dei cani che trattavano con grande cura e che lo stesso Hitler era vegetariano, perché sosteneva che non si dovessero uccidere gli animali.
Le enormi contraddizioni che sorgono da queste notizie restano inspiegabili, benché sia risaputo che la logica feroce della guerra può far compiere, anche a persone normali e non violente nella vita privata, le più orribili atrocità. Ci si può forse accontentare della giustificazione che i criminali nazisti e lo stesso Hoss davano a chi chiedeva loro il perché di tanto orrore, il fatto cioè ch’essi erano soldati e obbedivano a ordini superiori, come ogni militare è tenuto a fare? Hoss in persona dice di non aver approvato lo sterminio degli ebrei, ma di non essersi potuto ribellare a quegli ordini, perché sarebbe stato giustiziato ed un altro avrebbe comunque preso il posto suo. Ma tutto ciò non è sufficiente a spiegare ciò di cui ancora oggi ad Auschwitz resta il ricordo: dalle tonnellate di capelli tagliati alle prigioniere mandate alle camere a gas, conservati in un’enorme teca, ai forni crematori, alle baracche di legno di Birkenau, dove entrava l’acqua, il freddo, l’umidità e che per le spaventose condizioni igieniche potevano da sole provocare enormi sofferenze e morte alle persone, in unione ovviamente con il vitto pessimo e scarsissimo. Qui l’umanità è morta per sempre, e nulla si può cancellare: dopo la Shoah anche l’arte è morta, perché l’uomo ha perduto i suoi più autentici valori e si è dedicato unicamente o quasi alla ricerca del benessere materiale.
Ma ciò che più mi indigna di questa immane tragedia è che la Germania non ha pagato abbastanza per il male che ha arrecato all’umanità intera. A parte i pochi gerarchi catturati e impiccati a Norimberga, la maggior parte di loro se la sono cavata o fuggendo all’estero (specie in America Latina) oppure riprendendo la vita di prima in tutta tranquillità, senza che nessuno li andasse a cercare. E non mi riferisco solo ai capi delle SS o della Gestapo, ma a tutti i piccoli ufficiali, sottufficiali o semplici kapò (sia uomini che donne) che nessuno ha punito per le loro atrocità, spintesi molto spesso ben al di là degli ordini ricevuti. Si è permesso alla Germania di non rendere conto al mondo, come popolo e come nazione, di ciò che ha provocato, degli orrori di cui non sono responsabili sono Hitler, Himmler o Heydrich, ma tantissimi comuni cittadini, e anche coloro che, pur sapendo cosa stava avvenendo, hanno taciuto. Si è consentito ai tedeschi di riprendersi dalle rovine della guerra, di riunificarsi nel 1989, di diventare la prima potenza economica d’Europa che, con la gabbia dell’euro, sta stritolando le economie degli altri Paesi, compreso il nostro. E la Merkel non può cavarsela con qualche discorsetto commemorativo, rimuovendo dalla coscienza del suo popolo un passato di questo genere.
La Germania fu trattata anche troppo duramente col trattato di Versailles dopo la prima guerra mondiale, mentre tutto sommato se l’è cavata bene dopo la seconda, almeno dal punto di vista delle responsabilità individuali. E’ prevalsa la teoria, avallata dai vincitori stessi incapaci di gestire la loro vittoria, secondo cui la colpa di quanto accaduto non era di un popolo intero ma solo dei suoi capi, già condannati o morti suicidi o anche, in tanti casi, fuggiti all’estero. Ma così facendo le ferite sono rimaste e sono insanabili anche dopo 70 anni, mentre il mondo continua a porsi gli stessi interrogativi e la Germania, senza più fare i conti col suo tremendo passato, mette nuovamente il cappio al collo dell’Europa con la dittatura dell’euro e dei potentati finanziari, anche senza bisogno di carri armati e di campi di sterminio.

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6 commenti

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6 risposte a “La Germania non ha pagato abbastanza

  1. Rodolfo Funari

    Grazie, Massimo, per il tuo articolo sulla Germania. Sono perfettamente d’accordo con quanto scrivi: è proprio così, come dici, e ci sarebbe anche dell’altro da aggiungere: ho vissuto a Monaco di Baviera negli anni più recenti. Posso dirti la mia impressione: moltissimi in questo popolo non mostrano grande pentimento per quello che avvenuto … Ma non aggiungo altro, per non suscitare polemiche. Bravo, Massimo, hai il coraggio della verità, come pochi lo hanno oggi. Trovo anch’io che sia vergognoso che l’Europa, ai giorni nostri, si sottometta alla dittatura economica della Germania. Preghiamo che gli USA conservino la loro potenza internazionale: sono la nostra difesa, ancora oggi, contro l’aggressività teutonica, che tornerebbe a attaccarci se soltanto ve ne fossero le condizioni. Posso assicurartelo attraverso la mia esperienza di vita in Baviera. Con i miei complimenti per il tuo blog, caro amico.
    Rodolfo Funari

    • Caro Rodolfo, mi fa molto piacere che tu segua il mio blog e mi scriva, come testimonianza della nostra amicizia che data ormai da molti anni. Non ho alcun motivo di dubitare di quanto scrivi, dato che hai vissuto in Germania per molto tempo e la conosci molto meglio di me. Osservando dall’esterno, anch’io ho l’impressione che i tedeschi di oggi non mostrino tanto pentimento, ma soprattutto che vogliano rimuovere dalle loro e dalle nostre coscienze una realtà orribile, che meriterebbe di certo ben altra attenzione. Penso anche che gli Stati nazionali, l’Italia soprattutto, dovrebbero ribellarsi a questa dittatura economica che la Germania sta esercitando in Europa, togliendoci quella sovranità nazionale che purtroppo i nostri governi (specie quello di Prodi) si sono fatti scippare. Comincio a pensare che l’euro, oltre che un colossale raggiro per i consumatori, sia stata una catastrofe per l’economia di tutta l’Europa.

  2. Penso anche io che la Germania non abbia fatto i conti con il suo passato e l’aver reso un tabù tutto ciò che riguarda quei fatti non è cosa buona. Non giudico il passato, non posso sapere quale clima di terrore vivessero i contemporanei dei campi di concentramento e potrei forse arrivare a comprendere la non ribellione di allora. Quello che mi riesce difficile accettare è il rifiuto di parlarne oggi, quasi a negare ciò che è stato. E l’oblio non mi sembra una scelta felice, perchè potrebbe favorire il ripetersi di certe scelte…

    • In effetti non pare che in Germania il problema dell’olocausto e dell’infamia che gravò allora su tutto il popolo tedesco sia oggi un argomento molto studiato; anzi, come dice l’amico Rodolfo, da quelle parti si prova ben poco pentimento per la Shoah. E sono del tutto d’accordo con te quando affermi che l’oblio non è una scelta felice: si vuole rimuovere il passato, con il rischio di farlo apparire ancor più spaventoso, oltre che con quello di favorire il ripetersi di certi fenomeni. L’odio razziale e l’antisemitismo, purtroppo, esistono anche oggi, ed in Germania più che in altri Paesi.

  3. Caro collega, l’Italia ha fatto di peggio: ha rimosso. Comunque non per spammare un’iniziativa, ma qui a Sarno, presso il Museo Archeologico Nazionale, abbiamo allestito, come associazione di volontariato “Nuova Officina ONLUS”, per il secondo anno consecutivo una mostra di vignette, “I Bambini della Shoah”. Non metto il link perché notizie su di essa sono facilmente reperibili in rete. Si tratta di vignette e disegni di disegnatori italiani anche molto noti, e di reperti storici originali, in un connubio di antico (i reperti archeologici), “vecchio” (gli oggetti esposti, filo spinato, quaderni di bambini, giornali…) e moderno (le vignette) in genere molto apprezzato.

    • Avete fatto molto bene, la vostra è un’ottima iniziativa. Ben venga tutto ciò che serve a perpetuare il ricordo di quello e di tutti gli altri orrori del passato. Chi non ricorda il suo passato è detinato a ripeterlo: per questo io difendo da sempre il senso storico e lo studio del passato, perché chi dimentica non è solo ignorante, è anche colpevole.

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