Vademecum anti-copiature per prof. di latino (e greco)

E’ cosa ben nota che in tutte le scuole gli alunni, quando hanno potuto, hanno sempre cercato scorciatoie per arrivare ad avere buoni voti, e una di queste – la più comune – è quella di tentare di copiare durante i compiti in classe e gli esami. Fino ad alcuni anni fa le tecniche copiatorie, benché svariatissime, erano quasi tutte conosciute dai docenti e combattute con un certo successo: tra di esse ricordo lo scambio di foglietti durante il compito, le minifotocopie da portare a scuola e tirare fuori al momento opportuno, le sbirciate sul compito del vicino di banco, i sussurri a mezza voce quando il docente è distratto e altri ancora. Questi metodi arcaici non sono stati abbandonati del tutto, ma presentano (purtroppo per gli studenti) degli inconvenienti, nel senso che un professore accorto, che ovviamente è stato a scuola molto prima dei suoi allievi, riesce spesso a scoprirli e neutralizzarli; perciò, con l’avvento della tecnologia, si è diffuso oggi un metodo di copiatura molto più efficace: quello di connettersi ad internet col cellulare durante il compito, entrare in un sito dove alcuni furfanti hanno collocato la traduzione di tutti (o quasi) gli autori latini e greci e trovare il brano proposto. Il sistema è facile e di quasi sicuro effetto, perché basta digitare qualche parola del testo per averlo subito tradotto, e a volte anche a costo zero. Un cellulare di quelli moderni, piccolo e di bassissimo spessore, può essere nascosto ovunque, anche dentro un vocabolario, per cui molto spesso l’ignaro docente, pur sorvegliando la classe, non si accorge di nulla. Va da sé che noi non siamo autorizzati a perquisire gli studenti, e la legge non ci dà nessun aiuto: i ministri dell’istruzione (v. l’ing. Profumo, in carica con il governo Monti) non si interessano del problema e lasciano la patata bollente ai docenti, ai dirigenti ed ai presidenti di commissione d’esame, i quali devono decidere sul momento senza alcuna protezione legale. L’unico provvedimento adottato in tal senso è quello, esagerato e fuori della realtà, che commina l’esclusione da tutte le prove, e quindi la perdita dell’anno scolastico, per lo studente sorpreso ad usare il cellulare durante l’esame di Stato; però, data la gravità della norma, in pratica nessun presidente di commissione se la sente di applicarla alla lettera, anche perché in caso di ricorso al TAR la famiglia dell’alunno ha molte probabilità di vittoria, e così si preferisce sorvolare, fare finta di non avere visto, con la solita logica del “tiramo a campà” tipicamente italiana. Ma anche nei normali compiti in classe noi docenti siamo esposti a ricorsi e quindi a doverci ritirare con la coda tra le gambe, perché per prendere un provvedimento nei confronti di un alunno disonesto non basta avere le prove che quel compito è copiato, cosa di cui un bravo professore si accorge subito appena ne legge le prime parole: occorre sorprendere sul fatto l’alunno mentre copia (cosa quasi impossibile), altrimenti egli può sostenere di averlo svolto da solo (magari perché va a lezione privata) e averla vinta in caso di contenzioso.
E allora cosa ci resta da fare per evitare il malcostume delle copiature? A tal proposito io dico che mi sono sempre impegnato, con tutti i mezzi, per impedire il verificarsi del fenomeno, e non perché mi interessi in particolare il voto che quello studente avrà nel compito, ma perché la scuola è ormai l’unica istituzione dove si insegnano ai futuri cittadini i veri valori della vita civile, dove il messaggio che deve passare non è quello di farsi furbi e trovare le scorciatoie aggirando gli ostacoli, perché così non si educa e non si fa crescere nessuno; dobbiamo invece inculcare nei nostri alunni il senso dell’onestà, della correttezza, della fiducia nelle proprie capacità, valori che saranno fondamentali nella loro vita futura e dei quali ci ringrazieranno. Se poi la società procede in senso opposto, ragione di più per combattere con tutte le forze la disonestà e la corruzione dilaganti. Solo così si può ricostruire una società che abbia qualche speranza di un futuro migliore.
Visto che non abbiamo altri mezzi e la legge non ci soccorre, cerchiamo almeno di contrastare quanto più possibile questo vero flagello della nostra scuola, a cui nessuno o quasi ha rivolto finora la dovuta attenzione. Nella mia esperienza di pluridecennale docenza di materie soggette alle copiature, mi sento di dare ai colleghi qualche consiglio, senza alcuna pretesa, così tanto per fare quattro chiacchiere. Mi riferisco ai compiti ed esami di latino e greco, dove gli alunni debbono tradurre in italiano un testo in lingua classica; di altre discipline, purtroppo, non mi intendo abbastanza.
Punto primo. Non prendere mai il brano da tradurre da un testo di versioni in uso nella scuola. I lestofanti che gestiscono questi siti maledetti offrono la traduzione in serie di tutte le versioni presenti in ciascun testo, nell’ordine numerico del libro originario e con gli stessi titoli: quindi, se un docente prende un brano da un libro X che alla pag. 151 porta la versione “Tradimento di Alcibiade”, ad esempio, al ragazzo basterà digitare il titolo e la pagina e troverà subito la traduzione. Occorre invece prendere il testo da internet, sui siti specifici (ad es. per il latino, http://www.thelatinlibrary.com), fare il copia-incolla su un file word e apporre al brano un titolo di nostra invenzione.
Punto secondo. Non lasciare il testo nella forma esatta con cui l’avete trovato, ma cambiare alcune costruzioni, l’ordine delle parole, togliere e aggiungere qualcosa di vostra iniziativa, al testo stesso; ciò per evitare che gli studenti, digitando le prime due o tre parole dell’inizio del brano o di un periodo trovino immediatamente la traduzione (ad es. invece di “Cognita militum voluntate Caesar Ariminum cum ea legione proficiscitur” si può scrivere “Ariminum cum ea legione proficiscitur Caesar de voluntate militum certior factus” o simili). Ciò disorienta il copiatore, rendendo la sua ricerca molto più difficile.
Punto terzo. Fare sempre consegnare i cellulari agli studenti prima del compito, ponendoli sulla cattedra. E’ vero che possono fare il giochetto di consegnarne uno e tenerne un altro addosso, ma la richiesta del docente di depositare TUTTI i cellulari ha comunque un effetto deterrente, perché l’alunno sa che, se scoperto, avrà in più l’aggravante di aver compiuto un doppio inganno e di essere quindi passibile di un provvedimento più pesante. A volte anche l’aspetto psicologico ha il suo peso. Attenzione anche alla qualità dei cellulari consegnati: se sono vecchi, solo telefoni e non smartphones (che adesso hanno quasi tutti), c’è il fondato sospetto che il furbetto di turno abbia un altro apparecchio nascosto.
Punto quarto. Le scuole dovrebbero munirsi di apposite apparecchiature in grado di rilevare la presenza di cellulari accesi in un determinato ambiente. Prodotti del genere esistono, ma costano una certa cifra, ed è quindi il consiglio di Istituto che deve assumersi l’onere dell’acquisto, non può farlo il singolo docente. Tuttavia, dato che il fenomeno ha ormai raggiunto proporzioni allarmanti e in certe scuole intollerabili, sarebbe il caso che gli organi collegiali deliberassero in tal senso, magari rinunciando a comprare ulteriori computer o mezzi multimediali costosi e pressoché inutili come le famose LIM, che servono solo ad arricchire le aziende produttrici. Esistono anche i cosiddetti disturbatori di frequenze, che impediscono proprio ai cellulari di connettersi a internet, ma il loro uso è vietato, e francamente non ne vedo il motivo; ma qui dovrebbe intervenire direttamente il legislatore, cioè il Ministero ed il Parlamento, cosa che – visto il disinteresse finora mostrato al problema – dubito fortemente che accada.

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14 commenti

Archiviato in Politica scolastica, Scuola e didattica

14 risposte a “Vademecum anti-copiature per prof. di latino (e greco)

  1. Rodolfo Funari

    Grazie, Massimo! Vademecum molto utile per noi …

    • Grazie, Rodolfo! Continua pure a scrivere al mio blog, magari facendo anche qualche proposta didattica o enunciando qualche problema che incontri nel tuo lavoro di docente. Ne parleremo insieme. Ciao.

  2. Chiara

    E se tutto ció non funziona c’è sempre il GULag.

    Se non ci fosse stato il punto 4 mi sarei semplicemente detta che Lei è un professore molto severo, ma inserendo anche quest’ultimo, mi scusi, è un po’ scaduto nel ridicolo.

    Suvvia, da studentessa che non ha mai copiato in cinque anni di liceo lo posso dire: non servono le SS, non serve farsi odiare dagli studenti per non farli copiare… bastano un paio d’occhi attenti, i copiatori si tradiscono da soli.

    • Prima di parlare di Gulag e di SS, cara signorina, farebbe bene a ripassare un po’ la storia, perché ho l’impressione che non abbia la minima idea di cosa siano state. Paragonarle a ciò che un professore, legittimamente e doverosamente, fa per evitare le copiature, è veramente ridicolo. Lei non sa qual è il livello di disonestà di certi studenti di oggi, che va combattuta con ogni mezzo, altrimenti le verifiche diventano inutili e i cialtroni ottengono risultati migliori degli onesti; se lei non ha mai copiato come dice, dovrebbe essere d’accordo con me. I miei studenti non mi odiano, anzi mi stimano proprio perché mi sforzo di trasmettere loro il senso della correttezza e della legalità.

  3. Rispetto il suo pensiero ma vado in contro ad esso,lei di sicuro sarà un proffessore di egregia bravura ma ritengo che la sua severità è alquanto eccessiva,prima di spiegarle i miei pensieri contrastanti voglio assolutamente affermare che non voglio dar via ad un litigio,bensì ad una pacata discussione; alcuni suoi metodi contro la piaga della copiatura (possiamo definirla anche futura ignoranza) sono bensì inopportuni, mi ha colpito assai negativamente la proposta di fermare gli acquisti delle lavagne LIM da parte delle scuole con l’iniziativa di usare quei soldi per comprare apparecchi di disturbazione della rete cellulare,e la diffamazione delle aziende che vendono questo prodotto,questa sua “idea” è davvero,oltre che sconcertante, direi ridicola poichè l’inizio dell’uso della LIM ha comportato un gran miglioramento nelle attività didattiche curricolari nella maggior parte delle scuole italiane; introdurre quegli inutili apparecchi (ovvero chiamati jammer) in una scuola (o altrove) è assolutamente illegale,io avendo alle mie spalle più di 45 anni di insegnamento confermo che per evitare la copiatura basta solo un’occhio attento,la severità eccessiva non porta mai a nulla di buono! Anzi,diminuisce la stima dello studente da parte dell’insegnate.

    -Prof.Gabriele

    • Questo commento non avrebbe meritato neppure di essere pubblicato, ma lo faccio per render nota la cialtroneria di certe persone. Chi l’ha scritto non può essere un docente, perché parla di 45 anni di insegnamento, un lasso di tempo impossibile, perché in tal caso sarebbe in pensione da un pezzo, visto che sono vicino all’età pensionabile io che ne ho 34; ed inoltre il commento è scritto talmente male, con vari errori di ortografia (un occhio con l’apostrofo!) e con un pessimo uso della punteggiatura, che non è possibile sia stato scritto da un professore. Va bene che colleghi ignoranti ce ne sono, ma così è troppo! L’autore sarà di certo un ragazzo, e asino per giunta!

  4. bianca laura granato

    Vorrei sapere cosa prevede la legge a carico di quei sedicenti docenti privati che mandano durante il compito l’intera verifica all’alunno in tempo reale. Ebbene sì, io ho colto sul fatto l’alunno connesso col docente e ho le prove del fatto. Vorrei, oltre che sanzionare il mio alunno, denunciare questa persona infame anche da sola. É possibile? Grazie.

    • Cara collega, temo che la legge non preveda proprio nulla per casi come questo, dove la responsabilità della frode (perché di questo si tratta) non è solo dello studente, ma anche di chi – in modo vergognoso e diseducativo – lo aiuta dall’esterno. In simili casi diventano inefficaci anche i consigli che ho dato io nel post, perché lo studente si limita a fotografare con il cellulare il testo del compito, lo invia all’esterno dove qualcuno (purtroppo spesso un docente!) lo svolge e glielo rimanda, e così il gioco è fatto. Già è difficile sanzionare lo studente, perché devi sorprenderlo nel momento in cui sta copiando (altrimenti può sostenere di aver svolto da solo il compito), ed ancor più difficile è individuare l’infame che si è prestato a questa azione disonesta; e poi, quand’anche tu riesca ad individuarlo, non hai alcuna base legale per sporgere denuncia, perché non mi risulta che questo comportamento sia considerato reato penale da alcun codice. L’unica soluzione è annullare il compito copiato, obbligare lo studente a rifarlo, metterlo magari accanto alla cattedra e piantargli per due ore gli occhi addosso. Altre soluzioni, purtroppo, non ho da consigliare.

      • bianca laura granato

        Visto che mi trovo in possesso di prove compromettenti, quali la foto del messaggio della prof in cui la tipa comunica di aver mandato la versione anche ad un compagno di classe dell’alunno a cui ho annullato la prova, il quale nn é incorso nel provvedimento solo perchè aveva avuto l’onestà di depositare il telefono sulla cattedra, questa donna potrebbe essere accusata di istigazione a delinquere nei riguardi di minore. O no?

  5. Io penso proprio di no. Perché si possa parlare di istigazione a delinquere, occorrerebbe dimostrare che il copiare un compito da parte di uno studente costituisce un ben preciso reato previsto dal codice penale. A me questo non risulta. Comunque, se riesci ad ottenere un qualche risultato o almeno ad avere informazioni più precise a riguardo, ti prego di segnalarmelo. Buona fortuna!

  6. Io aggiungerei un quinto punto: l’analisi sintattico-morfologica del brano. E alla disonestà del copia-incolla si pone un certo freno. 🙂

    • Questo è sottinteso: a me basta leggere la prima riga di un compito per capire se è copiato. Il difficile è dimostrarlo perché, come chiarisco nelle risposte alla collega Granato, la legge non ci aiuta, anzi è contro di noi.

  7. Anonimo

    Io durante i test tolgo una domanda se parlano tra di loro(ovviamente suggeriscono). Cosa ne pensi? Alunni convinti di poter fare quello che vogliono perchè sono nel periodo di prova sono andati dalla Dirigente.
    La mia Dirigente ritiene che non sia valido e mi ha fatto presente che sono nel periodo di prova. Cosa dovrei fare ritirare il compito e dare un brutto voto anullarlo e rifarlo?

    • Non mi dici che materia insegni. In generale io sono contrario ai test a domande, dove gli alunni possono facilmente copiare, e preferisco i classici compiti in classe (temi o versioni). Nel tuo caso l’essere nell’anno di prova costituisce un punto di debolezza, visto che la Dirigente te l’ha ricordato in una forma di velata minaccia. Se il compito è palesemente copiato va annullato e rifatto, in quanto non puoi assegnare un brutto voto ad un elaborato fatto bene: in caso di ricorso, gli studenti vincerebbero. Non vedo altra soluzione.

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