Una guerra tra poveri

In questo periodo autunnale noi che operiamo nella scuola ci troviamo impegnati, oltre che nel lavoro quotidiano ed in una serie di incombenze che ci piovono inaspettatamente tra capo e collo, anche in un’altra attività: il cosiddetto “orientamento in entrata”, che equivale poi alla presentazione del nostro Istituto agli alunni delle terze medie del territorio, allo scopo di attirare il più alto numero di iscrizioni possibile. Tutto questo si svolge in diverse maniere: ci sono scuole medie che restano aperte in certe date al pomeriggio per ricevere i rappresentanti delle superiori, quelle che ci consentono di visitare le loro classi al mattino durante le normali lezioni e quelle, infine, che non permettono affatto agli istituti superiori di incontrare i loro studenti, con il pretesto di provvedere in modo autonomo al loro orientamento.
Le modalità con cui le scuole superiori si presentano sono più o meno le stesse: ciascuna invia o consegna direttamente agli alunni delle terze medie ed ai loro genitori del materiale illustrativo (depliants, opuscoli ecc.) che esaltano e magnificano senza limiti i presunti pregi di ogni singolo istituto, spingendosi persino a prevedere per i futuri adepti un sicuro ingresso nel mondo del lavoro. E’ questa, come ognuno può constatare, una delle più grosse menzogne che oggi, con la situazione economica in cui ci troviamo, si possano dire ad un ragazzo di 14 anni, ed è un vezzo, se così si può chiamare, tipico degli istituti tecnici e professionali, i quali millantano spesso di saper dare una preparazione di cui ci sarà un gran bisogno nella società del futuro. Ma come, dico io, non si sa neppure cosa accadrà tra un mese in questa società fluida e instabile, e costoro pretendono di sapere quali professioni saranno richieste tra cinque o sei anni? I docenti che rappresentano questo tipo di scuole insistono sulla presunta “utilità” del loro percorso, e spesso ne danno un’immediata dimostrazione: qualche anno fa, in effetti, visitando una scuola media in occasione di un open day, vi trovai docenti e alunni dell’istituto alberghiero della mia zona che cercavano di attrarre iscrizioni… confezionando lì nell’atrio pasticcini e dolci vari e offrendo agli astanti l’aperitivo. Certo, ognuno usa le armi che possiede, ma non mi pare questo il modo migliore per evidenziare il livello culturale di un istituto scolastico.
Certamente però anche i licei partecipano a questa guerra tra poveri, rivaleggiando tra loro e con i tecnici e professionali per accaparrarsi iscrizioni, allo scopo di garantire la continuità del numero delle classi e quindi dei posti di lavoro. Ognuno magnifica le proprie dotazioni e le proprie caratteristiche: laboratori di informatica sempre attrezzati e moderni, aule speciali, attività di vario genere come gli scambi culturali ecc. In questa situazione di concorrenza spietata chi si trova in maggiore difficoltà è proprio il Liceo Classico, un tempo scuola d’élite culturale e prescelta per la qualità della formazione e per il metodo di studio e di analisi che fornisce, e oggi costretta invece a dibattersi tra ingiuste critiche e falsi pregiudizi, ed a giustificare lo studio delle discipline umanistiche, delle quali invece un tempo nessuno negava l’importanza ed il prestigio. Oggi ci sentiamo sempre più spesso accusare di proporre “roba vecchia” e “lingue morte”, di non fornire un’adeguata preparazione scientifica, di non essere insomma al passo con i tempi. E come possiamo difenderci da queste accuse? Possiamo ribattere, ma con poche probabilità di essere convincenti in un mondo in cui dominano la tecnologia e l’utilitarismo del “tutto e subito”, che il latino ed il greco concorrono in modo significativo alla formazione culturale di un giovane o una giovane, i quali, studiando le radici della nostra civiltà che vanno ricercate nel passato, saranno in grado di comprendere il presente e di programmare autonomamente il proprio futuro; che il metodo di analisi critica ottenuto con lo studio delle discipline umanistiche aiuta a diventare cittadini responsabili e capaci di interpretare la realtà senza farsi condizionare dalle mode e dai falsi miti; che i migliori ingegneri e matematici – guarda caso – hanno frequentato il Liceo Classico; che le statistiche elaborate anche di recente sul successo degli studi universitari dimostrano che chi viene dal Classico si laurea prima e con voti più alti degli studenti provenienti da altre scuole, e via dicendo. Purtroppo tutto questo non è sufficiente per chi non riesce ad andare al di là del puro tornaconto momentaneo (al Classico c’è troppo da studiare, non ci vado!) e della logica dell’utile immediato, dello studio che deve “servire subito”. E guai a dire, come qualche volta ha fatto il sottoscritto dinanzi a studenti e genitori delle terze medie, che la funzione degli studi non è solo quella di “servire”, ma soprattutto quella di “formare”, di creare coscienze e menti ragionanti, che sapranno sì mettere a frutto la cultura acquisita, ma non solo per trovare un posto di lavoro qualunque sia, bensì per essere veramente uomini e donne responsabili e padroni di sé.
Anche quest’anno ho partecipato a questo rito consueto dell’orientamento, visitando scuole medie e accogliendo studenti in occasione degli “open days” della mia scuola; e l’ho fatto non certo per interesse personale, visto che con l’anzianità anagrafica e di servizio che possiedo non rischio nulla per quanto riguarda il mio posto di lavoro, bensì per amore per la mia scuola e soprattutto per amore della verità, perché cioè ho una fede totale e immutabile nella validità culturale e formativa degli studi umanistici, e per questo cerco di spiegare a chi mi ascolta che il Liceo Classico non è una scuola inattuale né sorpassata, perché non c’è nulla di più moderno di una cultura che consenta di comprendere la società in cui viviamo in tutti i suoi aspetti, e che permetta al termine del percorso di operare qualunque scelta. Purtroppo ho avuto anche quest’anno non poche delusioni, soprattutto dovute al fatto che, essendo il nostro un istituto unico che comprende vari indirizzi liceali, siamo pressoché costretti a presentarci tutti assieme alle scuole medie: così, dovendo parlare in presenza dei colleghi dei licei scientifico, linguistico e delle scienze umane, ho dovuto sempre constatare che la loro offerta formativa suscitava negli astanti più interesse della mia, almeno sul piano numerico. Tutti gli anni succede, e tutti gli anni io continuo a testa bassa a sostenere le mie convinzioni, a parlare di latino e greco non come materie astruse che non vale la pena di studiare, ma come strumenti importanti (anche se, ovviamente, non unici!) per creare un pensiero consapevole e autonomo, che è forse la più alta espressione della libertà umana.

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10 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

10 risposte a “Una guerra tra poveri

  1. Piero Luigi Ipata

    Il latino e il greco antico, le teorie letterarie e filosofiche, l’arte greca e romana, sono state a lungo saldamente arroccate negli istituti superiori. Poiché nessuno rinuncia a qualunque monopolio ben consolidato, la scienza ha dovuto con molta difficoltà contendere loro il terreno. Quando ormai da tempo si conoscevano la struttura e la funzione del DNA, e l’uomo iniziava l’esplorazione dello spazio, nei licei classici ben 10 ore di lezione alla settimana venivano dedicate al latino e al greco, e due ore sole alla matematica, una disciplina dotata di ben più ampia universalità. Il greco e il latino sono due magnifiche lingue, ma rivolte al passato. Non ci si può arrampicare sugli specchi, per dimostrare che non è così. Molte disciplinematerie scientifiche, specialmente quelle rivolte alla conoscenza dell’universo (Matematica, Fisica, Chimica, Astronomia e mterie collaterali) e sopreattutto dell’uomo stesso (ancora Matematica, Genetica, Biologia Molecolare, Scienze ambientali…) sono almeno altrettano affascinanti del greco e del latino. […] Le trascrivo parte della lettera di mia moglie Arcangela Marchetti, apparsa su “la Repubblica” il primo Settembre: “Nel 1916, John Dewey, uno dei più grandi pedagoghi, nel suo saggio “Democracy and Education” scriveva: “E’ difficile trovare nella storia qualcosa di più curioso dell’indirizzo educativo che identifica l’ umanesimo con la conoscenza del greco e del latino. L’arte e le istituzioni greche e romane hanno dato contributi importanti allo sviluppo della nostra civiltà, ma il considerarle per eccellenza studi umanistici significa trascurare deliberatamente le possibilità educative di altre discipline.” Forse i nostri giovani, che, piaccia o non piaccia, vivono in una società che marcia verso la globalizzazione, lo intuiscono, e non scelgono più il liceo classico. Voglia scusarmi, se talvolta mi sono lasciato andare.
    Piero Luigi Ipata
    Professore emerito di Biochimica Università di Pisa
    P.S. Mi farebbe molto piacere (mi creda, lo dico con reale interesse) conoscere le fonti da cui ha appreso che gli studenti del classico si laureano prima e meglio degli altri.

    • Egr. prof. Ipata, mi perdoni se ho ridotto di molto il suo commento (che anche così rimane molto lungo) considerato che qualche mese fa lei me ne ha mandati altri molto simili, persino con le stesse parole. Sull’argomento le avevo già risposto, quindi mi sembra superfluo riprendere adesso una polemica già esaurita. Posso dirle soltanto che trovo molto strano questo suo atteggiamento verso le lingue classiche, che prima dice di aver ammirato e che poi svaluta così pesantemente in favore delle discipline cosiddette “scientifiche” come la biologia, la matematica, la chimica ecc. Potrei risponderle che nulla è veramente scienfico come analizzare un testo in latino o in greco, un’operazione per la quale sono richieste facoltà mentali non diverse da quelle presupposte dalla matematica o dalla fisica. Le letterature classiche, poi – e lo ripeterò all’infinito – non sono affatto rivolte al passato, ma sono la base essenziale per formarsi una vera cultura e comprendere veramente il mondo che ci circonda, perché tutto ciò che oggi abbiamo e diamo per scontato proviene da quel mondo, e ignorarlo sarebbe come voler risolvere le equazioni di secondo grado senza conoscere le tabelline (mi perdoni il paragone banale, ma io non sono uno scienziato come lei).
      Quanto a Dewey, che lei mi cita per la seconda volta, non intendo più tornare sull’argomento, dato che ho sempre pensato che quello americano sia un popolo superficiale e ignorante dal punto di vista delle materie umanistiche, e nemmeno i loro nomi più noti fanno eccezione.
      Le statistiche sul successo degli studi universitari, che dimostrano senza ombra di dubbio che chi proviene dal Liceo Classico si laurea prima e meglio degli altri, sono elaborate dall’istituto Almalaurea di Bologna, che ha un sito web che chiunque può consultare.

    • Egregio professor Ipata,
      insegno da quasi 30 anni al Liceo Classico e le posso assicurare che sono convinto dell’unità della cultura, del fatto che le cosiddette materie scientifiche siano in realtà umanistiche (in quanto prodotto dell’intelligenza umana) e che le cosiddette materie umanistiche presuppongano l’applicazione di un rigoroso metodo scientifico. Analizzare un testo latino o greco comporta l’utilizzo di tecniche basate su operatori logici quali quelli che sono usati dai “moderni” linguaggi di programmazione; lo studio delle lingue classiche, lungi dall’essere una mera applicazione di mnemotecnica, avviene applicando in continuazione i concetti di variabile e costante. La sinergia che si può realizzare fra questo studio e quello delle cosiddette materie scientifiche è eccezionale e risulta pertanto più efficace rispetto a quanto si può ottenere in indirizzi “modernisti”, in cui il versante cosiddetto umanistico è più limitato o addirittura ridotto ad una parvenza nominale. Visto che chiedeva di “conoscere le fonti da cui ha appreso che gli studenti del classico si laureano prima e meglio degli altri”, oltre alle statistiche da me fornite al collega Rossi, ricavabili dalle ricerche sul database di Almalaurea, che da anni.consulto per la mia attività di referente per l’orientamento, le posso citare un’indagine svolta dalla Fondazione Agnelli (non certo sospetta di parzialità a favore del Classico) sulle Università piemontesi per gli anni 2005-2006, da cui risulta ad es. che il tasso di abbandono degli studenti del Classico era del 7,9%, mentre quello dei diplomati dello Scientifico era del 9,5% e quello degli altri percorsi liceali del 19% e la media dei voti del 1° anno era rispettivamente del 26,1%, 25,4% e 25,9%
      Quello che francamente mi lascia perplesso è che nel suo intervento non ci sia alcun riferimento al fatto che la scuola debba formare anche delle personalità “umane” a 360°, in grado di dare un proprio giudizio consapevole e critico sulla realtà in cui ci si trova a vivere, cosa che è possibile solo se si ha anche profondità di pensiero storico, consapevolezza del percorso che dal passato ha portato al presente, se si entra in contatto con modelli di vita e di immaginario diversi dal “pensiero unico” oggi dominante, se si ha una padronanza lessicale ed espressiva anche di quella parte del linguaggio abitualmente riservata agli “addetti ai lavori”, siano essi scienziati, filosofi, sociologi, medici o politici (tutto ciò che il Liceo Classico consente ancora pienamente di ottenere). L’unica preoccupazione sembra quella di addestrare i ragazzi ad inserirsi come docili gocce d’acqua nella grande corrente della globalizzazione, in cui, me lo lasci dire, c’è ben poco di mentalità scientifica e molto di passivo utilizzo di tecnologie, ad esclusivo vantaggio di chi di esse fa la propria fortuna economica.
      Se le interessa, le segnalo una mia più ampia disamina sull’attuale crisi del Liceo Classico, che è stata pubblicata su Orizzontescuola: (http://www.orizzontescuola.it/news/liceo-classico-leccezione-scomoda-chiave-lettura-del-calo-iscrizioni)
      Un cordiale saluto.
      Prof. Lodovico Guerrini
      Liceo Classico “Piccolomini” Siena
      http://lguerrin.xoom.it

      • Pubblico qui l’intervento dell’amico Lodovico Guerrini senza aggiungere l’ennesima replica del prof. Ipata, il quale sembra intendere la formazione fornita dalla scuola prevalentemente come una serie di “competenze” tecniche atte a effettuare ricerche proprie delle discipline cosiddette “scientifiche” come la medicina, la biologia, la matematica ecc. In realtà non esiste contrapposizione tra discipline scientifiche e umanistiche, perché per i due ambiti sono richieste facoltà mentali analoghe come l’intuizione, la riflessione, l’analisi e la sintesi. La scuola deve formare la personalità dei futuri cittadini e metterli in grado di operare in futuro le proprie scelte, senza farsi condizionare dalle mode globalizzanti di oggi, che tendono a massificare le componenti sociali ed a mortificare la creatività umana riducendo le persone a puri soggetti passivi di un sistema che non conoscono e che li travolge. Se il prof. Ipata leggerà l’intervento dell’amico Guerrini, a cui potrà scrivere personalmente, forse rivedrà un po’ le sue posizioni così dogmatiche ed anche, mi perdoni, un po’ settarie.

  2. Caro collega Massimo,
    Anch’io la scorsa settimana ho fatto un’ora di orientamento con i ragazzi di una terza media, proprio per informatica. Poiché con le mie classi quarte stiamo studiando HTML, ho mostrato loro dal vivo come costruire una semplicissima pagina Web e applicare alcuni effetti grafici sul testo (colore, dimensione, interlinea, spaziatura dei caratteri, e via discorrendo). I ragazzi, inizialmente muti, si sono interessati e hanno fatto domande.
    È un barbatrucco? Non credo. Anche perché ritengo di essere stato onesto: ho chiarito che tale disciplina non è giocare ai videogiochi, né chattare su whatsapp, e nemmeno, in generale, usare il computer. (È molto di più.) Né ho detto cose come “volete mettere questo con le declinazioni latine?” , primo: perché la mia scuola ha anche l’indirizzo scientifico tradizionale 😉 secondo, perché come tu sai l’ho studiato con piacere anch’io; terzo, perché programmare è difficile almeno quanto leggere in latino. […]
    Perdonami Massimo, ma tutto questo vittimismo secondo me non fa bene né a te, né alle tue materie, né al Liceo Classico. Le materie umanistiche (così come tutte le altre) non hanno bisogno di giustificazione. Non erano i latini a parlare delle scuse non richieste? Se un ragazzo che viene ad ascoltarti dovesse chiederti a cosa servono latino e greco, credo che tu sappia dare più di una risposta. Come io ho saputo darla a una mia allieva che mi ha chiesto a cosa serva studiare il modello di Turing.

    • Quello che hai fatto tu, caro Marco, è quello che facciamo tutti quando ci presentiamo agli alunni delle medie: difendere la propria scuola e le proprie discipline. Hai fatto bene a dire ai ragazzi che l’informatica a scuola non è giocare ai videogiochi, ma hai fatto vedere ciò che di utile e interessante c’è nella tua disciplina; lo stesso faccio io, senza svalutare le altre materie ma cercando di dimostrare che il Liceo Classico non è una scuola superata ma perfettamente al passo coi tempi, perché modernità non significa per me usare tablet o lim, ma comprendere il proprio mondo e le sue radici culturali, una base culturale che si costruisce soprattutto con le materie umanistiche. Certo, si vive anche senza sapere il latino e il greco; ma lo stesso si può dire della matematica e dell’informatica e di tutte le altre discipline.
      Il mio non è vittimismo, è volontà di esprimere ciò che per me è vero e giusto. E purtroppo alla fine del commento tu dici una cosa inesatta: le discipline umanistiche oggi hanno bisogno di giustificarsi, perché l’ignoranza abissale esistente in questa nostra società non ne riconosce più il valore culturale e formativo. La materia tua invece non ne ha bisogno, perché oggi tutti credono che sia necessario sapere usare un computer; quel che non sanno è che il computer da solo, senza una capacità di ragionamento autonomo, produce macchine viventi, non uomini nel vero senso della parola.

      • Caro Massimo, io credo che chi esordisce col giustificarsi perda in partenza. So che la mia materia parte in vantaggio per il motivo che dici tu – anche se, per lo stesso motivo, molti studenti ne restano delusi – tuttavia tu fregatene di giornali e statistiche. Il pregiudizio sulla “roba vecchia” e sulle lingue morte, fondamentalmente, esisteva già quando mi sono iscritto io (1992). Un suggerimento? Di’ ai ragazzi che gli incantesimi di Harry Potter sono tutte parole latine 😉

  3. Caro Marco, non è che io mi voglia giustificare: per me non ce n’è nessun bisogno, è piuttosto l’opinione pubblica, con i suoi pregiudizi, che lo richiede. Quanto al tuo suggerimento, mi sembra molto simpatico. Me ne ricorderò.

  4. fg

    Le materie umanistiche latino e greco sono “imposte” a qualsiasi ragazzo voglia intraprendere una formazione prettamente umanistica al liceo.
    Il latino è “imposto” a qualsiasi ragazzo voglia intraprendere un qualsiasi liceo in Italia.
    La maggioranza dei ragazzi che affrontano queste materie superano a mala pena la sufficienza per tutto il percorso della scuola superiore.
    Quindi, poiché questa maggioranza è piuttosto alta e stabile, qualcosa che non va, c’è.
    La maggior parte di essi vorrebbe avere la possibilità di scegliere quale soggetto approfondire durante il proprio percorso, e quindi avere la possibilità di alleggerire il latino, o il greco, o entrambi, che sono materie indiscutibilmente “difficili” e che nel resto del mondo vengono riservate, in modo del tutto dignitoso e qualificato, al percorso universitario.
    Questi sono i fatti. E sono fatti anche la drammatica ignoranza dei giovani italiani in inglese, cosa che li taglia fuori dal potersi agevolmente informare, confrontandosi con studenti, accademici e cittadini di altri paesi, su che cosa accade nel resto del mondo.
    Nessuno mette in dubbio il ruolo principe che la cultura greca e la cultura latina hanno per il nostro paese. Questo però non può giustificare il mantenimento di un sistema scolastico anacronistico (ed “elitario”) come quello rappresentato dai nostri licei.
    L’ostinazione con cui gran parte della classe intellettuale ed insegnante rimane arroccata ai vecchi modelli di insegnamento e si rifiuta di ridiscutere il ruolo del latino e del greco all’interno della scuola italiana è un chiaro segno dello scollamento che esiste tra il mondo culturale italiano e quello internazionale e, più in generale, uno dei tanti segni della nostra decadenza culturale sul piano internazionale.
    fg

  5. Anche qui, come ho scritto nell’altro post, le dico che mi avrebbe fatto piacere che lei si fosse qualificato dicendo quale ruolo ricopre nel sistema dell’istruzione e donde viene tutta questa sua sicurezza nel dare giudizi così restrittivi sul nostro sistema scolastico.
    Anche qui le rispondo per punti, come nell’altro post.
    1) il latino ed il greco non sono “imposti” a nessuno ma fanno parte, per fortuna ed in onore della nostra civiltà che nulla ha da invidiare alle altre, del sistema scolastico. Chi non vuole studiare queste lingue può scegliere altri corsi di studio dove non sono presenti.
    2) E’ vero che molti alunni non hanno esiti esaltanti in queste discipline, soprattutto nella parte interpretativa dei testi (le traduzioni), mentre raggiungono risultati molto migliori nello studio della storia letteraria e della civiltà. Questa non è però una ragione per abolirle: se non tutto viene dato per scontato e se, per apprendere una disciplina, occorre uno sforzo mentale ed un’applicazione costante, questo non può che essere stimolante per lo sviluppo delle capacità intuitive e riflessive.
    3) se in altri paesi le lingue classiche sono riservate all’università ciò significa che in quei luoghi la cultura umanistica ha una minore considerazione sociale; ma non vedo come questo si possa definire un elemento positivo. Ormai anche tanti uomini di scienza riconoscono che le materie umanistiche sono essenziali per lo sviluppo delle capacità logiche e per la comprensione della realtà circostante: che da noi inizino al liceo e non all’università è un grande segno di civiltà che altri non hanno.
    4) non so su che base lei definisca anacronistico ed elitario il sistema educativo dei nostri licei. Probabilmente lei ha in mente i licei di 50 anni fa, o forse non è mai entrato in una delle nostre scuole. Provi a parlare con qualcuno ed informarsi meglio, prima di venire a fare queste affermazioni deliranti in un blog di un docente di latino e greco.
    5) non esiste alcuno scollamento tra noi ed il sistema internazionale, come lo chiama lei. La nostra scuola non ha nulla da invidiare a nessun’altra, e la mia esperienza in materia (ho conosciuto tanti studenti stranieri in occasione degli scambi culturali effettuati dalla mia scuola) mi dice che i sistemi di molti paesi europei ed americani spacciano per cultura quella che è soltanto un’approssimazione ed una conoscenza superficiale di contenuti che noi approfondiamo cento volte di più.
    6) non è affatto vero che i nostri ragazzi sono ignoranti in inglese: ciò poteva essere vero 30 anni fa ma oggi, con i mezzi multimediali, gli scambi culturali e le nuove metodologie la maggior parte di loro (almeno nella mia scuola) parla correttamente inglese fin dai primi anni di studio. Si informi, prima di dire cose che non conosce.

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