I colloqui scuola-famiglia

Sono reduce, da pochi giorni, da un chilometrico colloquio pomeridiano con i genitori dei miei alunni, che si è protratto dalle 15 alle 20 dello scorso mercoledì: considerato anche che al mattino dello stesso giorno avevo avuto cinque ore di lezione, è stata proprio una faticaccia, che io considero però un’occasione gradita, perché da quando insegno ho sempre curato con dedizione i rapporti con le famiglie degli studenti. Ritengo anzi che, rispetto ad altre riunioni ben più tediose e stressanti, questa sia decisamente più stimolante, perché parlare con i genitori degli studenti permette al docente di conoscere problemi e situazioni prima ignote, e quindi di rapportarsi in modo più proficuo con le proprie classi. I giudizi ed i suggerimenti dei genitori inoltre, quando non sono palesemente inopportuni, meritano attenzione, perché essi osservano il percorso formativo dei figli da un angolo visuale diverso dal nostro, e quindi la collaborazione tra scuola e famiglia, sotto questo aspetto, non può che far bene al nostro lavoro ed alla serenità dei ragazzi. Quando poi il docente, come il sottoscritto, è anche genitore ed ha quindi vissuto sulla propria pelle questa condizione, è ancor più facile che possa comprendere i problemi che gli vengono esposti, ed anche distinguere quelli veri da quelli fittizi o dilatati oltre il verosimile.
E’ curioso notare come i genitori assumano comportamenti diversi ed anche contrapposti quando vengono a conferire con il docente: ci sono quelli che parlano ininterrottamente e monopolizzano il colloquio ed anche quelli, all’inverso, che si mettono seduti e non spiccicano una parola aspettando che il professore dica tutto ciò che vogliono sentirsi dire; ci sono coloro che, sapendo che il loro figlio ha un buon andamento scolastico, vengono soltanto per la soddisfazione di sentirlo lodare dal professore, e coloro invece che stanno sul chi vive perché sono consapevoli delle carenze didattiche dei loro figli o di una condotta non proprio irreprensibile. Ci sono poi gli ansiosi che prendono su di sé, dandosi la colpa, qualunque osservazione non positiva che viene rivolta allo studente; ma anche, al contrario, i presuntuosi che come genitori si sentono perfetti e che attribuiscono gli insuccessi scolastici dei figli al carattere apprensivo di questi ultimi senza rendersi conto che sono proprio loro, con la pretesa che hanno di ricevere sempre buone notizie, a trasmettere ai figli stessi la loro ansia e ad essere una delle cause di questi insuccessi. Anche verso il docente ed il suo metodo di lavoro le posizioni dei genitori sono molto differenziate: ci sono quelli che ci incensano con frasi come “mi creda, professore, mia figlia è entusiasta di lei” o “mio figlio si trova benissimo con lei, lo stima moltissimo” e simili sviolinate non sempre sincere, e quelli, all’inverso, che pur di giustificare la loro prole, insinuano anche che se qualcosa è andato storto, significa che non c’è stata piena comunicazione, volendo con ciò farti capire che non hai spiegato bene gli argomenti del programma o che hai preteso troppo dai ragazzi. Questo vale specialmente per gli esiti dei compiti scritti di latino e greco, che purtroppo molto spesso lasciano a desiderare: a tal proposito certi genitori si affrettano a dirti: “sa, mio figlio l’ha trovato difficile”, il che significa, fuor di metafora, “professore, la colpa è sua!”
Comunque, a parte la variegata fauna con cui ci troviamo a relazionarci, io sono convinto dell’utilità dei colloqui, che anzi in certi casi, per studenti cioè che presentano oggettivamente dei problemi di vario tipo, dovrebbero avvenire con maggior frequenza. Dico questo perché sono consapevole che la conoscenza che noi abbiamo dei nostri alunni, che sono persone e che meritano quindi tutta l’attenzione possibile, è troppo limitata: parlare con i loro genitori dunque, venire a conoscenza di particolari aspetti della vita dello studente o delle difficoltà ch’egli può trovare anche nella vita familiare ed extrascolastica, è indispensabile. Ogni alunno, infatti, è diverso dall’altro, ed abbisogna quindi di un approccio personalizzato da parte del docente: può esserci quello che ha da esser spronato con la fermezza perché da lui si possa ottenere un adeguato impegno allo studio (che passa sempre per la stima ch’egli nutre per il suo professore), ci può essere invece un altro che tende alla perdita dell’autostima e che ha oggettivamente bisogno di essere incoraggiato e sostenuto psicologicamente, senza tuttavia che questo modifichi le valutazioni oggettive delle sue prestazioni scolastiche. Ecco perché io invito sempre i miei alunni a farmi conoscere i loro genitori, in quanto sono indispensabili per un corretto percorso formativo dei figli e possono fornire al docente un aiuto insostituibile. A condizione, però, che siano effettivamente obiettivi e collaborativi, il che, purtroppo, non sempre si verifica.

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4 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

4 risposte a “I colloqui scuola-famiglia

  1. Non posso che condividere la tua posizione, ma non fa che confermare la mia voglia di fare esperienza di insegnamento al liceo…
    Alle medie, pur affrontando questi colloqui con lo spirito e le motivazioni da te descritte, mi ritrovo quasi sempre a constatarne l’inutilità. Pochi sono i genitori collaboranti e attenti, troppi quelli che giustificano o pretendono e il più delle volte ho il sospetto che a casa non venga riportato l’esito del colloquio, considerato che i figli sono sempre peggio.

    • Sai, Monica, non credo che ci sia poi tanta differenza tra i genitori degli alunni della media e quelli del superiore: anche da noi abbiamo fenomeni analoghi a quelli da te descritti, cioè genitori che giustificano sempre i figli e pretendono voti alti non tanto per i figli stessi, quanto per sé, per fare bella figura con gli amici e sentirsi realizzati in qualcosa che, magari, a loro personalmente è mancato. Certo non dobbiamo generalizzare, esistono anche genitori collaborativi ed equilibrati, ma il loro numero – ahimé – si va restringendo sempre più.

  2. soffio61

    Grazie professore, condivido pienamente il suo pensiero e come genitore non posso che ringraziarla.
    Mio figlio frequenta le medie e mi auguro tanto per lui che incontri al liceo dei professori con questa voglia di confrontarsi.
    Io ho sentito tanto la mancanza da parte dei professori delle medie del piacere di ricevere i genitori.
    Ho vissuto un peggioramento di entusiasmo da parte dei professori che purtroppo si riversa anche sugli studenti.
    Si, io sono il primo maestro di mio figlio ma la scuola fa la sua parte e la scuola è fatta dagli alunni ma soprattutto dai professori.

  3. La ringrazio per quanto mi scrive. Io ho sempre ritenuto che un armonico sforzo educativo da parte della famiglia e della scuola sia indispensabile per la formazione dei nostri studenti. Nel suo caso, può darsi che non abbia avuto molta fortuna, ma le auguro che suo figlio incontri, quando sarà alla scuola superiore, docenti bravi e comprensivi: e, mi creda, ce ne sono molti, sono certamente la maggioranza. Se poi qualcuno di noi, come lei dice, ha tirato un po’ i remi in barca, può darsi che dipenda dalle condizioni non certo invidiabili nelle quali ci troviamo: stipendi bassi, scarsa considerazione sociale, assegnazione di compiti ed incarichi che non ci competono e per i quali non siamo stati formati, aggressioni verbali (e non solo) da parte di genitori sindacalisti dei figli, ed altro ancora. Per mia fortuna io conservo una determinazione e una passione per il mio lavoro tale da non farmi condizionare più di tanto dalle situazioni citate sopra, ma non siamo tutti uguali ed è quindi comprensibile che qualcuno perda l’entusiasmo che questa professione richiede per essere svolta al meglio.

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