Giovanni Pascoli e i poeti latini

Pascoli

Durante questo mese di novembre è uscito a Napoli, sul n.161 della rivista internazionale “Critica Letteraria” diretta dal prof. Raffaele Giglio, un mio saggio a cui avevo lavorato anni fa e che adesso ho deciso di risistemare e pubblicare. Il contributo, di una lunghezza di circa 20 pagine a stampa, riguarda un aspetto particolare dell’attività culturale del nostro grande poeta Giovanni Pascoli (1855-1912) finora abbastanza trascurato dalla critica: le traduzioni ch’egli compì, lungo l’arco di quasi tutta la sua vita, di alcuni passi dei poeti classici, greci e latini. Non si tratta quindi del cosiddetto “Pascoli latino”, cioè delle straordinarie opere ch’egli compose direttamente nella lingua di Roma, bensì delle versioni compiute sui testi antichi. Stando a quel che scrisse la sorella Maria Pascoli nel 1913, il poeta aveva destinato a quest’opera di traduzione dei classici (specie Omero) gli anni della vecchiaia, ma purtroppo la morte precoce lo strappò a questa ed a ogni altra iniziativa.
Pascoli prediligeva tradurre i poeti greci, e soprattutto Omero; ma nella sua produzione risultano anche molte versioni dai latini, in particolare Catullo, Orazio e Virgilio, dei quali tuttavia egli prese in considerazione soltanto alcuni componimenti. Proprio su questi si concentra il mio saggio, nel quale vengono citati e commentati, a titolo esemplificativo, due brani per ciascuno dei tre poeti sopraindicati: tra di essi vi è il celebre carme 101 di Catullo (per la morte del fratello), lo stupendo passo delle “Georgiche” virgiliane sulla società delle api ed anche un “collage” formato da brevi passi delle “Satire” e delle “Epistole” di Orazio.
Ciò che è estremamente interessante notare è come il poeta italiano, nel riprodurre il dettato degli antichi, non abbia voluto rendere semplicemente quei testi in una lingua moderna, bensì abbia compiuto un’operazione di identificazione spirituale con essi, trasponendo nell’opera dei predecessori il proprio mondo fatto di sensazioni, di turbamenti, di angosce proprie di lui stesso e, in generale, dell’uomo del Novecento smarrito di fronte alla realtà ed al grande mistero della vita e della morte. Troviamo così, in Catullo, Virgilio e Orazio, l’eco potente della personalità pascoliana: la simbologia propria del decadentismo italiano ed europeo, la visione della poesia come insita nella realtà e della quale il poeta non è creatore ma scopritore, l’intimo senso della famiglia intesa come “nido” protettore, la meraviglia ed il mistero che si cela dietro i fenomeni naturali, la cui voce è sentita da Pascoli quasi come una voce umana, in conformità a quella “umanizzazione” della natura già compiuta dai poeti romani e soprattutto da Virgilio. Si tratta, in altre parole, di un’identificazione poetica che riduce o addirittura annulla le distanze temporali, quello cioè che io ho definito “il moderno nell’antico”.
Sono molto grato al prof. Giglio, ordinario di Letteratura Italiana all’Università “Federico II”di Napoli, ed alla sua rivista, per aver accolto questo mio contributo, del quale sono orgoglioso anche perché si discosta, sia pur di poco, dall’ambito strettamente “antico” di cui mi sono occupato in tutte le altre mie pubblicazioni. Ciò dimostra, o almeno dovrebbe dimostrare, che l’antico ed il moderno non sono mondi separati per cui ci si possa occupare del secondo senza conoscere il primo: tutte le manifestazioni artistiche e culturali, al contrario, sono strettamente unite al di là delle barriere spaziali e temporali, che a volte neanche si fanno notare più di tanto. Conoscere il passato, quindi, è condizione indispensabile per comprendere il presente senza rischiare di cadere negli abissi del tecnologismo e del modernismo, dietro a cui si agita continuamente lo spettro dell’ignoranza e della perdita del senso stesso di umanità.

Annunci

6 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

6 risposte a “Giovanni Pascoli e i poeti latini

  1. Caro Professore, sono ben contento che si parli del mio compaesano Pascoli come di ultimo poeta latino. Le debbo però dire che è proprio l’ULTIMO in tutti i sensi:gli iscritti ai licei sono in diminuzione e nelle sciole medie il latino non esiste affatto. Io offro di dare le BASI del latino a tutti regalando un libretto di 15 paginette ma i professori rifiutano ogni ipotesi di fare il latino nelle medie. Mi telefoni.

    • Caro sig. Nicolini, la ringrazio per il commento. Pascoli è senz’altro il più grande poeta latino della letteratura italiana contemporanea, ma non è detto che sia l’ultimo. Quanto al latino alla scuola media, io apprezzo il suo sforzo, ma comprendo bene che i professori non vogliano farlo, perché in effetti non è previsto dai programmi vigenti. Io mi accontenterei se gli alunni seguissero proficuamente questa lingua alle scuole superiori, dedicando invece le medie all’approfondimento dell’italiano. Non credo che le telefonerò, perché preferisco la comunicazione scritta.

  2. Stefano

    Interessantissimo contributo sulla memoria classica della nostra tradizione letteraria, spesso diméntica del suo legame con la cultura greco-latina . Voglio aggiungere a quanto detto che Pascoli è erede degli ‘amori’ del suo maestro, ‘scudiero tra i classici’, Giosuè Carducci, padre della metrica barbara. In realtà, già tra i banchi di scuola, Pascoli si era cimentato nella traduzione italiana (e relativa trasposizione metrica) della Βατραχομυομαχία, dando prova, all’allora professor Carducci, della fascinazione subita dal mondo greco-latino.
    Complimenti ancora.

    • La ringrazio dei complimenti che mi rivolge. Pur essendo uno studioso del mondo antico, ho sempre nutrito grande ammirazione per Giovanni Pascoli, grande poeta e altrettanto grande filologo e uomo di cultura. In questo studio ho coniugato questi miei due “amori” ed il risultato, almeno stando alle recensioni che ricevo sul mio saggio, sembra essere alquanto lusinghiero.

  3. Dimenticavo di dire che la battaglia per il latino nelle medie è l’ultima spiaggia non perchè si studi male nei licei ma per il semplice motivo che gli iscritti ai licei classici sono in caduta libera e nei licei scientifici il latino è facoltativo. Da me, a Rimini, uno dei due licei lo ha reso obbligatorio ma ha perso un numero altissimo di iscrizioni.

    • Purtroppo è vero che le iscrizioni al Liceo Classico sono in calo, e di questo ho parlato in due post di questo blog.Speriamo che riprendano, e che si comprenda finalmente che la cultura umanistica è più che mai necessaria nella società attuale, altrimenti avviata ad un declino inevitabile fatto di tecnicismo e di perdita dei valori umani. Quanto al liceo scientifico, il latino è ancora obbligatorio (3 ore settimanali) nel corso di ordinamento, mentre non è presente nell’opzione delle “scienze applicate”, un ibrido che conserva il nome di liceo, ma è molto più vicino ad un istituto tecnico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...