I BES ci faranno andare in bes…tia

L’ultimo regalo del geniale ministro Profumo, al termine dello scorso anno, è stata la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 riguardante i cosiddetti BES, acronimo che sta per “bisogni educativi speciali”. Dovendo rendere chiaro il concetto a chi – per sua fortuna – non vive nel mondo della scuola, preciso che questa nuova bella trovata burocratica del nostro ministero dell’istruzione (o della distruzione?) riguarda quegli studenti che non sono portatori di handicap, né hanno alcun problema certificato da appositi specialisti circa specifiche difficoltà di apprendimento scolastico, ma che semplicemente possono trovarsi a disagio (anche temporaneamente) per motivi socio-economici, culturali o linguistici. Si tratta, in altre parole, di problemi personali degli studenti che non sono dimostrabili con un certificato medico, ma che comunque possono incidere sul rendimento scolastico. Per costoro, il Ministero ci obbligherà a stilare un PDP, altro orribile acronimo burocratico che sta per “Piano didattico personalizzato”; ciò significa che questi ragazzi dovranno essere facilitati in ogni modo nel loro percorso scolastico, con programmi ridotti rispetto a quelli della classe, verifiche fatte a loro piacimento, esenzione da compiti scritti ecc.
Di per sé l’idea di fondo di questo provvedimento non sarebbe sbagliata, perché qualunque consiglio di classe, e qualunque insegnante nella fattispecie, tiene ed ha sempre tenuto conto di eventuali problemi che la famiglia dell’alunno, o l’alunno stesso, hanno segnalato. Io almeno, nonostante la mia ben nota severità, l’ho sempre fatto, ed ho sempre creduto che azioni di tal genere dovrebbero essere lasciate alla sensibilità dei docenti, i quali, se hanno professionalità, sanno come agire in casi simili; ma imporlo per legge è profondamente sbagliato, perché presta il fianco a contenziosi ed ad abusi che sarà sempre più difficile controllare ed arginare. Una legge del genere, come ognuno vede, favorisce i profittatori e i disonesti, che purtroppo non mancano mai: basterà infatti che un alunno abbia il padre in cassa integrazione, o che presenti qualche lieve difetto fisico, o che abbia una pretesa crisi adolescenziale, per fare solo alcuni esempi, per poter invocare la legge sui BES ed ottenere di conseguenza un trattamento di favore da parte della scuola. I BES di natura culturale, a detta della stessa direttiva ministeriale, possono riguardare problemi psicologici, relazionali, sociali, familiari ecc; così, se due genitori litigano a casa una sera, il giorno seguente il loro figlio è un BES, perché dirà di essere stato traumatizzato dal clima familiare; se una ragazza è stata lasciata dal fidanzatino potrà dire di essere un BES, perché il dolore per l’abbandono le impedisce di studiare, e via dicendo. Come faremo a distinguere i veri casi di disagio da quelli inventati, i problemi reali dalle scuse banali di chi non ha voglia di studiare e si approfitta della situazione? E oltretutto, se una scuola non tiene conto delle richieste delle famiglie e degli alunni nel riconoscere uno stato di BES si espone poi al rischio di un ricorso, se l’alunno o l’alunna in questione non verranno promossi.
Quello che a me pare certo è che questa legge è l’ennesima buffonata di una classe politica che non ha a cuore affatto la serietà degli studi e la formazione dei cittadini, ma che pretende la promozione generalizzata di una massa di ignoranti che poi, nella loro vita futura, saranno degli automi senza ragione, banali esecutori della volontà altrui e semplici recettori dei diktat della finanza internazionale. Se avessero il coraggio di dirci che dobbiamo promuovere tutti, cani e porci senza criterio, almeno sarebbero più onesti, anziché erodere giorno dopo giorno quel poco di buono che ancora resta nella nostra scuola. E mi meraviglio molto del fatto che i sindacati, anziché insorgere contro questa ulteriore imposizione che calpesta la cultura e la serietà degli studi, l’hanno accettata passivamente e anzi si danno da fare ad organizzare corsi di aggiornamento che poco aggiungono a ciò che i bravi docenti sanno già da tempo.

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16 commenti

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16 risposte a “I BES ci faranno andare in bes…tia

  1. sante parole! non avrei saputo argomentare sulla tematica in maniera migliore! il solito italian style che promuove i furfanti e i raccomandati…

    • In questo caso, più che i furfanti e i raccomandati, mi sembra si voglia dare una mano a tutti, senza più distinguere secondo il merito e mettendo sullo stesso piano le persone serie e gli avventurieri sempre pronti a usufruire delle circostanze favorevoli. E’ dal ’68 che c’è questo clima, e ogni volta che la scuola, per volontà dei suoi addetti, ha cercato di risollevarsi, è sempre arrivata la legge ad hoc che ripropone, anzi impone, lo squallido egualitarismo che contraddistingue il nostro Paese.

  2. Mah, a me sembra che tu sia anche troppo ottimista a parlare SOLO di eventuali dichiarazioni di BES richieste dalla famiglia (eventualmente anche per motivi futili e poco fondati).
    Secondo me l’aspetto peggiore, ancora più rischioso, sta nel fatto che, secondo alcune interpretazioni (che inevitabilmente diventeranno sempre più diffuse) un eventuale stato di BES può anche essere deciso autonomamente su iniziativa del consiglio di classe, senza che ci sia stata nessuna richiesta della famiglia… e in casi estremi anche all’insaputa della famiglia, o contro la volontà stessa della famiglia. Aspettiamoci di tutto. L.

    • Per la verità, a quanto ne so io, dovrebbe uscire a giorni una circolare esplicativa del MIUR che chiarisce alcuni aspetti del problema, come ad esempio il fatto che la concessione dello stato di BES di un alunno dovrà essere decisa dal consiglio di classe dietro specifica e documentata richiesta della famiglia. Ciò migliorerebbe un po’ la situazione, perché un’eventuale decisione in tal senso dei soli docenti, senza richiesta da parte della famiglia, potrebbe essere anche offensiva per quest’ultima: i genitori, o anche l’alunno stesso, potrebbero anche avere un sussulto di dignità e rifiutare l’adozione di provvedimenti straordinari a loro favore. Io conosco casi in cui questo è successo, di alunni cioè che, pur avendo problemi di notevole entità, li hanno nascosti proprio per non dare l’impressione di voler ottenere trattamenti di favore. Qualche persona onesta e dignitosa esiste ancora, per fortuna.

  3. V.P.

    “Se avessero il coraggio di dirci che dobbiamo promuovere tutti, cani e porci senza criterio, almeno sarebbero più onesti, anziché erodere giorno dopo giorno quel poco di buono che ancora resta nella nostra scuola.”
    Non hanno il coraggio, non si prendono la responsabilità formale di metterlo nero su bianco, ma è quello che la scuola è costretta a fare ormai da decenni. Gli apprendimenti, il profitto reale sono stati surrogati dalla loro certificazione spesso esagerata, alterata, fasulla. Abbiamo una scuola rappresentata dalle carte scritte (voti, pagelle, quadri, diplomi) che però non corrisponde alla realtà. Questo andazzo indotto dall’alto serve a occultare le carenze e le inadeguatezze della scuola di cui sono responsabili i politici, i governi, i ministri.

  4. Si ha l’impressione che la forma, l’involucro esterno del sistema dell’istruzione, conti molto più della sostanza per i politici. Il cosiddetto “successo formativo”, che corrisponde di fatto alla promozione in massa di cani e porci, vuol dare all’esterno un’immagine di efficienza, ma in realtà è l’esatto contrario: la società del futuro non avrà bisogno di un numero sterminato di laureati e diplomati (che già oggi sono anche troppi!), ma di un numero limitato di persone competenti, che solo una scuola seria e selettiva può garantire.

    • V.P.

      “Si ha l’impressione che la forma, l’involucro esterno del sistema dell’istruzione, conti molto più della sostanza per i politici.” concordo, ma più che di forma e involucro, parlerei di rappresentazione e modello che risultano alterati, imbellettati e non solo per i politici.

      • Infatti non sono solo i politici a non avere idea di come in realtà funzioni il nostro sistema scolastico: anche i giornalisti, quanto a ignoranza, non sono da meno. Ed il bello è che l’opinione pubblica, viste le informazioni che riceve, trova sempre più materia per accrescere la propria ostilità nei nostri confronti.

  5. Insegnante

    Professore, mi pare un articolo anacronistico e altamente discriminante. Insegnare non è trasmettere conoscenze ma fare in modo che tutti i ragazzi possano acquisire delle competenze per essere cittadini in una società in evoluzione o involuzione come la nostra. Se questo comporta adottare dei nuovi sistemi per raggiungere lo scopo ben vengano. Certo, questo implica un lavoro maggiore per noi insegnanti. Comunque non è proprio come lei afferma: disgrafia, disortografia, discalcolia ecc.. Sono condizioni certificate e spesso sono ragazzi molto intelligenti e volenterosi. Secondo me è molto grave quello che dice e in cui purtroppo crede.

    • A dir la verità, cara collega, a me sembra che sia proprio il suo commento ad essere anacronistico e discriminatorio, perché si richiama ad una concezione pedagogica, quella del mitico ’68, oggi superata nei fatti da un colossale fallimento; ed è discriminatorio perché non è affatto giusto, a mio parere, dedicare cure esclusive ad alcuni alunni impedendo agli altri di valorizzarsi individualmente. Nella scuola, da 40 anni a questa parte, ci si occupa tanto dei portatori di handicap e di altri ragazzi con disagi, ma non si fa nulla per valorizzare le eccellenze. Altra sua affermazione che non sta né in cielo né in terra è quella secondo cui la scuola deve dare solo competenze e non conoscenze. Che significa? Forse che gli studenti debbano imparare a fare impianti elettrici o apparecchiare una sala da pranzo e non debbano conoscere Dante, Virgilio o la matematica? La scuola che ha in mente lei, cara collega, è piuttosto un circolo ricreativo, o meglio un’agenzia di servizi sociali o di assistenza medica, non un luogo di cultura e di formazione. E poi dico che forse lei non ha letto bene il mio post, perché non ho parlato di disgrafia, discalculia ecc. (quelli sono i cosiddetti DSA) ma dei BES, che sono qualcosa di diverso e si prestano molto bene alle mistificazioni. Quindi sono io che ritengo grave ciò che ha scritto, e in cui purtroppo crede.

  6. Simona Leoni

    Sono pienamente d’accordo: non si valorizzano le eccellenze, e questo è più che grave. Fanno bene a fuggire, i nostri cervelli…

  7. E accadrà sempre di più se si continuerà a mortificare i capaci e i meritevoli, espressamente nominati dalla nostra Costituzione, promuovendo in massa anche gli asini e trascurando – anche con la mancanza di finanziamenti e borse di studio – coloro che potrebbero mettere il loro ingegno al servizio di tutta la comunità.

  8. Sottoscrivo ogni parola. A quello che ci siamo già detti in altre sedi aggiungo che, a questo punto, dovrebbero fare un BES anche per gli insegnanti, che io lo invocherei subito!

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