Il ministro in Carrozza ci riporta al ’68

Quando l’attuale ministro dell’istruzione, università e ricerca, la sig. Maria Chiara Carrozza, entrò in carica al formarsi del governo Letta, non potevo dare alcun giudizio su di lei, perché non la conoscevo affatto; speravo però che dopo i disastri provocati da Profumo si cominciasse veramente a ricostruire la scuola, almeno nel senso della meritocrazia e dell’attenuazione di questa ubriacatura informatica che, a causa appunto del precedente ministro, ha trasformato in idoli strumenti in realtà poco utili come i tablet, le lim e i libri elettronici, una vera aberrazione dei nostri tempi. E invece purtroppo mi sono dovuto disilludere, perché la nuova responsabile del dicastero di Trastevere, dopo un iniziale e prolungato periodo di immobilismo e di affermazioni generiche, ha tirato fuori alcune esternazioni degne del più vieto sessantottismo che, a torto, speravamo ormai estinto nella nostra scuola.
Punto primo: all’inaugurazione dell’anno scolastico in un liceo romano, la Ministra ha arringato gli studenti invitandoli a ribellarsi, a non chinare la testa. Ma ribellarsi a chi? Ai genitori? Come se già non lo facessero dall’età di otto anni, o giù di lì. Ribellarsi alla scuola e ai docenti? E che motivo ne avrebbero? Esiste forse oggi un clima di lotta e di rivendicazioni come quello degli anni ’70? Evidentemente la sig.ra Carrozza è nostalgica di quei “formidabili” anni, come un loro leader ebbe a definirli, anni che furono invece connotati da violenza, prevaricazione, populismo e persino terrorismo. I giovani non debbono ribellarsi a niente e a nessuno, e qualcuno deve spiegare alla Ministra che il tempo della lotta di classe e delle “okkupazioni” è finito, travolto dalla sua stessa nullità e inconcludenza. Gli studenti sono al centro del nostro interesse di docenti, e debbono collaborare con noi per la loro formazione, non “ribellarsi” in modo generico e qualunquista.
Punto secondo: di recente la Ministra ha detto che con il greco antico non si comprende la realtà attuale. Grazie di cuore, sig.ra Carrozza: il Liceo Classico è già in calo in tutta Italia, in conseguenza della barbarie e dell’incultura che da ogni parte trionfano, e Lei viene a gettare ancora benzina sul fuoco? Complimenti! Mi spieghi allora, se con il greco non si comprende la realtà attuale, come si possa comprenderla con la matematica o con la fisica. Forse che le equazioni o le leggi di Ohm consentono di capire la democrazia o le dinamiche politiche del nostro tempo? Non voglio dire che le materie umanistiche siano le uniche meritevoli d’interesse, ma certo sono quelle che maggiormente costruiscono nel cittadino il pensiero autonomo e la capacità critica di indagare la realtà. Ma Lei viene da un ambiente chiuso e fatto di simboli matematici (che oltretutto derivano tutti dal greco, detto per inciso) e quindi non si rende conto di cosa dice.
Punto terzo: tempo fa, in un’intervista alla radio, la Carrozza ebbe a dire che i portatori di handicap e gli stranieri non sono un problema per la scuola, ma una risorsa. Lo vada a dire a quei docenti che si ritrovano in classe, così di punto in bianco, figli di emigranti che non sanno una parola di italiano e che debbono integrare senza l’aiuto di nessuno, oppure a quelli che hanno in classe alunni autistici o con gravi ritardi mentali, rumorosi e magari violenti, che di fatto impediscono il normale lavoro dei docenti e l’apprendimento di tutti gli altri alunni. Poniamoci un problema: è certamente giusto e umano aiutare chi è più sfortunato, ma è altrettanto giusto che un’intera classe non possa svolgere il proprio programma per la presenza di alunni “diversamente abili” (orrendo eufemismo!) o stranieri disadattati? E’ giusto che per aiutare due o tre persone se ne danneggino venti o trenta? A giudizio del sottoscritto sarebbe utile garantire la presenza di personale specializzato per i portatori di handicap che lavorassero principalmente con loro senza pregiudicare il percorso formativo di tutti gli altri. E per quanto riguarda gli stranieri, sarebbe opportuno e irrinunciabile che, prima di essere ammessi nelle classi ordinarie, dovessero seguire obbligatoriamente un corso di lingua italiana almeno annuale, in modo da poter essere poi inseriti a pieno titolo. Questa fu una proposta della Lega Nord, e come tale fu tacciata di “razzismo” e di “fascismo”; e invece sarebbe l’unica soluzione ragionevole. Ma la Carrozza non può approvare queste proposte razionali, perché viene da una parte politica che ha sempre fatto della lotta contro il “nemico” e del populismo subdolo la propria bandiera ed il proprio programma. E lei, ministro di un governo di larghe intese, non sembra aver ben compreso la realtà sociale italiana, ma resta abbarbicata a un’ideologia, quella del ’68, che è responsabile unica e totale dello sfascio della nostra scuola.

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2 commenti

Archiviato in Politica scolastica, Scuola e didattica

2 risposte a “Il ministro in Carrozza ci riporta al ’68

  1. Caro collega, quando leggo i tuoi articoli mi consolo! Almeno non mi sento la sola a pensarla così! sono laureata in lettere classiche, insegno da anni in un liceo scientifico e sono studiosa di botanica e biologia… mi posso “permettere”, pertanto, di comparare (se pure un paragone sia possibile) le discipline umanistiche con quelle scientifiche, entrambi utili alla formazione del pensiero logico.
    Ora però mi chiedo: ma il Ministro le legge tutte queste importanti osservazioni? Sarebbe opportuno trovare un modo per renderla almeno cosciente del fatto che di scuola non capisce proprio nulla!
    E’ questo il mio rammarico: noi parliamo, scriviamo, discutiamo, ma poi? L’ignoranza, purtroppo, regna sovrana… altro che nomos basileus!!!

    • Cara Lydia, ti ringrazio del fatto che leggi ed approvi quanto io scrivo. Come avrai notato, io non ho peli sulla lingua e sono sempre stato abituato a dire quel che penso, anche a costo di attirarmi antipatie e critiche. Sapessi quanti colleghi mi hanno avversato e persino tolto il saluto per lungo tempo solo perché si erano sentiti dire da me qualcosa che non gradivano! Quanto al contenuto dei miei post, non credo che il ministro Carrozza abbia il tempo e la volontà di leggerli; ma poi, anche se li leggesse, non risponderebbe certamente né cambierebbe il suo atteggiamento solo perché un professore di liceo l’ha criticata. I politici sono abituati alle critiche e sanno essere ottimi muri di gomma. Ciò nonostante io continuo a scrivere quel che penso: può anche darsi che qualcuno che sta in alto lo noti, prima o poi, e magari ci rifletta un po’. Questa è la mia speranza, che, come sai, è sempre l’ultima a morire.

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