Dottor Jekyll e Mister Hyde: la doppia vita dei nostri studenti

Chi di noi non ha letto il celeberrimo romanzo di R.L.Stevenson, Lo strano caso del dott. Jekyll e di Mr. Hyde, dove il geniale scrittore immagina che un uomo possa sdoppiarsi in due opposte personalità, collocando tutto il bene della sua anima in una e tutto il male nell’altra? Orbene, questo romanzo mi è venuto in mente in questi giorni, dopo aver letto su internet le “riflessioni” (chiamiamole così) di alcuni studenti della mia scuola. Entrando in alcuni social-network da loro frequentati (specialmente Facebook e Twitter, ma anche altri) si resta esterrefatti del linguaggio che usano, pieno di oscenità, di parolacce e persino di bestemmie, e del livore che sfogano impunemente sulla scuola e sui loro professori, ricorrendo anche ad insulti irripetibili. Eppure questi stessi studenti, se li si guarda in classe al mattino, sono generalmente cortesi, corretti e persino timidi nel rivolgersi agli insegnanti, tanto da fare a questi ultimi un’ottima impressione. Poi, quando escono di scuola, si trasformano improvvisamente in mostri tipo mister Hyde, inveendo contro i docenti, le materie di studio e tutto ciò che riguarda la scuola, magari dicendosi vittime di non si sa quale bieca tirannia che li costringe a sacrificare un po’ del loro prezioso tempo per studiare, un tempo che dedicherebbero ben più volentieri al divertimento ed al vagabondaggio.
E’ vero che l’invettiva contro la scuola e i docenti è sempre andata di moda, anche ai nostri tempi; ma allora gli anatemi venivano scagliati su una panchina del giardino pubblico o nelle stanze private di qualche abitazione, e quindi nessuno ne veniva a conoscenza. Invece oggi questi studenti, che si credono grandi ed emancipati ma sono in realtà bambini viziati ed ingenui anche a 18-19 anni, scrivono sui social network credendo che quello sia un loro spazio privato che nessuno vede; ma si ingannano, perché in realtà ciò che viene scritto su internet è pubblico e può essere letto da chiunque, anche dai diretti interessati. Ed in effetti non è bello che un docente, pienamente rispettato in classe, venga poi insultato in questa maniera vile e subdola, nella convinzione di agire nell’ombra. Vi sono colleghi che, pur sapendo di questo fatto, se ne disinteressano e non gli danno la dovuta importanza; e invece secondo me la cosa è intollerabile, perché la dignità personale di ciascuno deve essere sempre salvaguardata e nessuno ha diritto di insultare il prossimo, neanche su internet, perché un tale comportamento costituisce un reato penale e gli studenti debbono quindi sapere a cosa potrebbero andare incontro, loro e le loro famiglie se sono minorenni.
Per questo motivo, il primo giorno di scuola, ho diffidato i miei alunni dal compiere azioni simili, avvertendo che ciò potrebbe comportare, oltre a provvedimenti disciplinari scolastici, anche una denuncia penale. Ho anche informato della cosa il Dirigente della mia scuola, con il quale abbiamo concordato di avvertire gli studenti, in occasione di una prossima assemblea d’Istituto, circa le loro responsabilità ed i loro doveri.
Al di là di quello che può accadere, è comunque sconfortante l’esistenza di un fenomeno simile, che a mio parere dovrebbe far riflettere tutti i docenti, perché avviene dappertutto, in tutte le scuole o quasi. E non si può fare orecchi da mercante dicendo “lasciamo perdere, sono ragazzi”, perché le norme della vita civile debbono essere apprese fin dall’infanzia e non si può transigere quando si tratta dell’onorabilità e della dignità altrui. Questa società, con il libertarismo che la distingue, ha fatto falsamente credere ai cittadini, fin da quando sono studenti, che tutto sia lecito e che tutto si possa fare. E’ ora di rientrare nei ranghi e insegnare a questi ragazzi ad essere persone corrette e responsabili, ancor prima di trasmettere loro i contenuti culturali delle nostre discipline. E se con le buone maniere non si ottiene il risultato, si applicheranno le dovute sanzioni, senza alcun timore di passare per “repressori”. Blandire gli studenti, sostenerli sempre, anche quando sbagliano, è un pessimo insegnamento che danneggia soprattutto loro, futuri genitori e futuri cittadini.
Non so se avrò commenti a questo post. Mi auguro però che non venga in mente a nessuno di tirar fuori la solita storia della scuola repressiva, dei docenti che danno poco e pretendono molto, dei poveri studenti perseguitati ecc. Si tratta di colossali fandonie, che potevano avere un fondamento cinquant’anni fa ma non certo adesso, quando i rapporti interpersonali sono totalmente cambiati rispetto a prima, tutti noi teniamo conto dei problemi degli studenti, programmiamo le interrogazioni, aiutiamo tutti agli scrutini, anche al di là di ciò che sarebbe giusto ed equo. Se la ricompensa è questa, allora sarebbe meglio tornare alla scuola dei tempi miei (anni ’60), quando al professore non potevamo neppure rivolgere la parola, se non interpellati, e dove venivamo interrogati anche quattro o cinque volte di seguito, senza alcun preavviso. Certo, la società è cambiata, ma non deve cambiare fino al punto da poter gettare nel fango l’onorabilità di chi ha dedicato, suo malgrado, tutta la sua vita ad una “missione”, quella dell’insegnamento, che oggi ben pochi stimano e riconoscono.

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10 commenti

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10 risposte a “Dottor Jekyll e Mister Hyde: la doppia vita dei nostri studenti

  1. Io la penso esattamente come te. Comunque su Facebook l’accesso può essere riservato ai soli amici. In quel caso, anche se sparlassero dei loro professori, non si verrebbe a sapere, se non nella ristretta cerchia. Chi, invece, pubblica commenti, diciamo così, poco carini sugli insegnanti, è anche un po’ sciocco.

    • Oltre che sciocco, è anche disonesto e meschino, perché si sfoga in questo modo assurdo credendo di rimanere nell’ombra, cioè che nessuno – se non gli amici o chi interessa a lui – possa vedere ciò che scrive. A conferma di ciò sta il fatto che questi commenti offensivi sono spesso rivolti ai docenti dagli alunni più svogliati e dai peggiori risultati scolastici, come una forma di rivalsa, di vendetta. E questo accade anche perché chi ha un andamento scolastico negativo raramente riconosce che dipende da lui, dal suo scarso impegno o dalle sue limitate capacità. La colpa è sempre dei prof., da che mondo è mondo.

  2. Caro collega, sono perfettamente d’accordo. Sono anni che uso le tue stesse parole, che, però, almeno nella mia scuola, sono o poco o falsamente condivise.
    Tra genitori sindacalisti dei propri figli e docenti “amici” degli alunni, chi “pretende” rispetto ed educazione (presupposti minimi di una scolarizzazione consapevole) viene etichettato come repressore e tacciato di crudeltà e cattiveria gratuita.
    Fai bene a proseguire col tuo modo di pensare e insegnare. Anch’io faccio come te e nei momenti di difficoltà ricordo le parole di un ex preside (ora, putroppo per me, in pensione) che ripeteva sempre: “bisogna agire secondo coscienza, più che secondo conoscenza”.

    • Quel preside aveva ragione, ed è questo il principio a cui io ho sempre conformato il mio operato di persona e di docente. Del resto, anche a voler avere molta fantasia, si avrebbero difficoltà a sostenere che la scuola di oggi sia repressiva, elitaria o troppo selettiva. A me pare l’esatto contrario. Basta osservare i risultati degli scrutini finali, specie quelle dei licei, per rendersi conto che la bocciatura è diventata ormai una rarità, un evento del tutto eccezionale, e che quindi una buona percentuale di alunni che – nel loro stesso interesse – andrebbero fermati, vengono invece promossi a danno sia di coloro che si impegnano seriamente sia di tutta la società, perché molti asini di oggi saranno i raccomandati di domani, ed occuperanno posti di responsabilità sociale escludendone altre persone che ne avrebbero titolo molto più di loro.

  3. Salve, sono una studentessa di 18 anni. Per la prima volta capito nel suo blog, ma mi sono ritrovata incuriosita e ho deciso di leggere qualcosa.
    Ho letto appunto “la doppia vita dei nostri studenti” e sono pienamente d’accordo con quello che ha scritto.
    Purtroppo nella società di oggi e quindi anche nelle nuove generazione che (mi sento di dire, purtroppo) dovranno essere il futuro di questo paese, non troviamo solo la mancanza di rispetto da parte di noi giovani verso gli insegnanti ma la si può riconoscere anche in azioni di tutti i giorni come: prendere il pullman e spingere come animali, come se si rischiasse di non riuscire a tornare a casa mai più, o non lasciare il posto a sedersi a signori/e più anziani. Con mia grande vergogna, perchè faccio parte di questa generazione e sono avvenimenti a cui assisto ogni giorno.
    Spero che il mio commento possa far apprendere che non siamo tutti uguali, anche se comprendo perfettamente che non bastano delle parole scritte.
    Comunque la ringrazio, il suo articolo è stato istruttivo.

    • Grazie, Federica, per le tue parole. E’ giusto non generalizzare, come dici tu, perché certamente esistono tanti giovani buoni e generosi come te. Mi scuso per aver pubblicato in ritardo il tuo commento, ma era finito (non so perché) nella cartella “spam” e solo oggi l’ho potuto vedere.

  4. Unico piccolo appunto: cerchiamo un po’ tutti di fermarci qualche secondo prima di parlare di “missione” e poi non usare questo termine, e nemmeno il concetto. Perché questa parola ahiahiahi quanto viene usata come grimaldello nei nostri confronti, per giustificare le peggiori nefandezze compiute a nostro danno, collega.

    • Sì, su questo hai ragione: forse non ho usato il termine più adatto a definire il sentimento che io provo per il mio lavoro, che sarebbe più giusto definire come “passione” o come “dedizione”. Comunque sta di fatto che io faccio volentieri questa professione, con tutto l’impegno possibile, ad onta dell’avversione dell’opinione pubblica o delle nefandezze, come dici tu, perpetrate ai nostri danni. E se c’è una cosa di cui non mi pento di aver fatto nella mia vita, è proprio questa. Perciò esigo che la mia dignità venga rispettata, anche dagli studenti, i quali non possono permettersi di insultare i loro docenti sui social network credendo di farla franca.

  5. Vincenzo

    Insultare e calunniare una persona (specie in pubblico), sia essa un insegnante o altro, non è certo lecito (si compie il reato di diffamazione). D’altra parte è palesemente non vero che TUTTI gli insegnanti sono “belli e bravi,” e questo perché in qualsiasi categoria di persone, siano essi insegnanti o altro, ci sono sia i “belli e bravi” che i “brutti e cattivi,” così come tutte le sfumature intermedie tra questi due estremi.
    Mi ricordo che quando ero studente alle superiori, nei primi anni ’90 (quindi prima della diffusione di internet), fra noi studenti si insultavano e si deridevano, anche pesantemente, gli insegnanti. Col senno di poi devo ammettere che questo atteggiamento non era giustificato per la maggior parte degli insegnanti e comunque in assoluto sbagliato nei confronti di tutti gli insegnanti nel metodo (ossia l’insulto). Con altrettanta onestà devo però dire che alcuni dei miei insegnanti di allora confondevano l’autorevolezza con l’autorità.

    • E’ chiaro che non tutti gli insegnanti sono “belli e buoni”, come non lo sono gli appartenenti a qualsiasi altra categoria (ho conosciuto medici e ingegneri ottusi e decerebrati), ma questa non è una ragione per insultarli. So bene che gli studenti, quando sono soli, si divertono a prendere in giro i loro insegnanti, ed anche ad offenderli; ma finché lo fanno a voce, a casa loro o su una panchina dei pubblici giardini, nessuno lo viene a sapere; se lo scrivono sui social, invece, si può sapere e possono andare incontro a una denuncia. E’ comunque da vigliacchi insultare persone che sono lì per educare i giovani e trasmettere loro la cultura, in qualsiasi modo lo si faccia.

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