Una nobile iniziativa

Il greco e il latino patrimonio dell’umanità.

Anche Studia Humanitatis – παιδεία intende proporre ai propri lettori e followers l’invito a firmare l’appello all’UNESCO, affinché il latino e il greco siano riconosciute come “Patrimonio dell’Umanità“.
L’iniziativa è promossa dall’Accademia Vivarium Novum e dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
Qui (http://vivariumnovum.net/unesco/appello.pdf) è possibile leggere il testo dell’appello nelle varie lingue (inglese, italiano, greco, spagnolo, francese, tedesco e portoghese). Per firmare la petizione si può accedere direttamente attraverso il sito vivariumnovum.net, oppure a questo link (http://www.petitiononline.com/heritage/petition.html).

Aderisco senza riserve a questa nobile iniziativa dell’Accademia Vivarium Novum, perché sia riconosciuto alle lingue classiche il loro valore civilizzatore e formativo dei giovani e di tutte le persone di cultura. E auspico anche un’altra cosa: che la si faccia finita, una buona volta, di chiamarle “lingue morte”. Sono lingue vive invece, vivissime, che anche chi non conosce usa nel parlare quotidiano; lingue da cui deriva tutto il moderno linguaggio delle scienze; lingue nelle quali si è espresso il più profondo pensiero (artistico, letterario, filosofico ecc.) che l’umanità abbia mai prodotto, almeno fino al secolo XVIII. Il greco e il latino sono veramente patrimonio dell’umanità, e come tale vanno rivalutate, anche come argine al pressappochismo, all’ignoranza, alla superficialità oggi sempre più diffusi nel nostro Paese.

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8 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

8 risposte a “Una nobile iniziativa

  1. Piero Luigi Ipata

    Illustre Prof. Rossi,
    le auguro di tutto cuore che la nobile iniziativa di far dichiarare dall’UNESCO il greco antico e il latino patrimonio dell’umanità abbia il successo che merita. Apprezzo anche il vigore e la perseveranza con cui lei difende le materie che, ne sono certo, insegna con successo. Ma alcune sue convinzioni devono, nel suo stesso interesse, e nell’interesse dei ragazzi che frequentano il classico, essere non dico confutate, ma senz’altro discusse. Per esempio l’affermazione che il latino e il greco sono lingue addirittura “vivissime, che anche chi non conosce usa nel parlare quotidiano; lingue da cui deriva tutto il moderno linguaggio delle scienze”. 1) Nel parlare quotidiano usiamo parole che derivano dal greco e dal latino, certo, ma esattamente come in altri Paesi si parlano altre lingue derivate da altre lingue morte. C’è forse da vantarsene? Per questo dovremmo ri-scrivere e ri-parlare latino? 2) Scrivo lavori scientifici fin dal 1953. Gli ultimi due sono in pubblicazione su “Current Medicinal Chemistry”. Il latino non è servito più di tanto né a me, né ai miei colleghi. Ormai la lingua con cui viene trasmesso il sapere è l’inglese-americano. 3) Che il latino e il greco possano servire da “argine al pressappochismo, all’ignoranza, alla superficialità oggi sempre più diffusi nel nostro Paese”, è un concetto opinabile e, soprattutto, elitario. Convincere i ragazzi che frequentare il classico li rende più “maturi”, perché la “cultura” viene elargita solo dal classico, è dannoso per i ragazzi stessi. Ed è ingeneroso per i loro coetanei che frequentano altre scuole, che spesso ho trovato più maturi e meno pieni di sé.

    • Egr. prof. Ipata, la ringrazio dell'”illustre”, che forse non merito e che non mi sono mai attribuito. Rispondo qui a questo suo commento, tralasciando l’altro dove dice più o meno le stesse cose. Trovo anche curioso che lei auguri pieno successo all’iniziativa dell’UNESCO a favore delle lingue classiche e poi invece, poche righe più sotto, le svaluti così tanto. Punto primo: nel linguaggio quotidiano noi non usiamo soltanto alcune parole che derivano dal greco e dal latino, ma tutto il sistema linguistico italiano è basato su quello latino, come tutti sanno. Se non ne è convinto, provi a leggere il libro di Cesare Marchi, Siamo tutti latinisti, uscito nel 1992 presso Rizzoli, e vedrà che anche chi non ha mai studiato il latino in realtà lo parla, anche senza avvedersene. Punto secondo: quanto al linguaggio scientifico, non credo si possa confutare il fatto che la stragrande maggioranza dei termini della biologia, della chimica, dell’anatomia ecc. derivino dal greco antico. Può anche darsi che uno studente proveniente da un istituto tecnico impari il significato della parola “glicolisi” come dice Lei, ma non credo proprio che ciò valga per le migliaia di termini specifici che deve apprendere. E poi c’è un fatto oggettivo che dimostra quello che io dico: che le statistiche delle varie università italiane, anche quelle delle facoltà scientifiche, dimostra che gli studenti provenienti dal Classico sono quelli che si laureano prima degli altri e con i voti più alti. Terzo punto: confermo quel che ho detto, perché sono convinto che la conoscenza del passato (e non intendo solo il latino e il greco, ma anche la letteratura italiana e straniera, la storia, la filosofia ecc.) sia l’unico modo per conoscere veramente il presente e comprendere la società che ci circonda, evitando di farsi imbambolare dai falsi miti della TV e del consumismo. E un’ultima cosa: a me non risulta affatto che gli studenti del Classico siano arroganti e pieni di sé; sono ragazzi come gli altri, con un metodo di studio ed un’analisi dei problemi un po’ più approfonditi.

  2. Simona Leoni

    Buonasera. Insegno in un liceo classico da parecchi anni. I miei alunni non sono nè arroganti nè pieni di sè, ma pienamente consapevoli di avere fatto una scelta splendida e difficile, certamente controcorrente rispetto agli standard del mondo odierno, che vogliono l’uomo tecnologico sempre padrone del mondo che lo circonda. Le nostre lingue antiche, più vive che mai, e concordo pienamente su ciò con il prof. Rossi, ci insegnano, invece, l’umiltà. Ci spingono ad analizzare, scomporre la realtà, a prenderne atto, a valutarla, soppesarla, considerarla profondamente attraverso il ragionamento… ed infine a trovare soluzioni, dove possibile, alle contraddizioni che il vivere ci presenta, specialmente in questi tempi di “crisi”… parola stra-abusata… Crisi, dal greco antico (ma guarda!!!) … da krino… valuto, giudico, decido… Ma chi si sente di prendere decisioni coraggiose di questi tempi? Chi si sente di investire sulla nostra cultura, che è tutto ciò che abbiamo? Molto più comodo sotterrare il passato e perdere ciò che era e che è alle nostre radici. Per fortuna che ogni mattina mi alzo, vado a scuola e ritrovo il sorriso e la gioia di chi a 14 anni si sente ancora un privilegiato perchè può accedere ad un sapere straordinario, elitario solo perchè non compreso dai più. Finchè dura, ho un motivo per lottare. Cordialmente. Simona Leoni

  3. Commenti come quelli della collega Leoni non possono che farmi piacere e confortarmi sul fatto che ci sia ancora qualcuno che ha a cuore la cultura umanistica ed il suo immenso valore nella società attuale. Purtroppo siamo sempre di meno a pensarla così, come dimostra il rovinoso calo delle iscrizioni al Liceo Classico, passate in pochi anni, a livello nazionale, dal 10 al 6 per cento degli studenti che escono dalle medie. E la collega, in fondo al suo commento, ha detto una cosa sacrosanta: che cioè il nostro sapere è elitario non perché noi ci arrocchiamo in chissà quale torre d’avorio, ma perché non è compreso dalla maggioranza delle persone. Tante volte mi sono sentito dire da genitori di ragazzini delle medie che stanno per iscriversi alle superiori: “Ma a cosa servono il latino e il greco?” Mi sono messo lì, con infinita pazienza, a dare loro tutte le delucidazioni del caso, ma il più delle volte è stata una voce nel deserto. Chissà, forse un giorno si comprenderà che l'”homo technologicus”, l’uomo-macchina figlio del nostro tempo è in realtà un regresso, un avvilimento dell’umanità stessa, perché i cervelli sono fatti per ragionare e non per imbambolarsi dietro un computer o un cellulare. Si capirà forse un giorno, ma sarà tardi.

    • Nicola

      Buongiorno, mi inserisco brevemente nella discussione per far notare una cosa. Sono dottore di ricerca in letteratura greca, insegno lettere classiche (e moderne) in un liceo straniero. Sempre più spesso mi capita di fare la conoscenza di studenti di lettere classiche che hanno frequentato il liceo scientifico… Sarà un caso, o questi ragazzi si sono evidentemente resi conto di voler e/o dovere colmare delle lacune culturali che solo una formazione classica può dare? Senza nulla togliere allo scientifico, eh, che è un’ottima scuola, soprattutto nella versione con il latino. Vorrei poi far notare un dettaglio banale su cui nessuno sembra soffermarsi: una cosa non esclude l’altra! Si può avere una cultura umanistica e amare le scienze. È stato del resto così per secoli: se non ricordo male, Galileo era anche autore di testi letterari, e Alessandro Volta scriveva poesie in latino (o qualcosa del genere…)! Chiedo infine ai detrattori del Liceo classico: cosa credete che la nostra società possa guadagnare dalla sua scomparsa? Ben venga il potenziamento delle materie scientifiche, ma perché abolire le lingue classiche?

      • Lei ha perfettamente ragione e ha fatto sagge riflessioni che condivido pienamente. E’ vero che esistono alunni che hanno frequentato il liceo scientifico e poi si iscrivono a lettere classiche, e in molti casi sono anche molto bravi. Ciò dimostra, come lei giustamente dice, che si sono resi conto del fatto che, pur avendo una buona preparazione di base fornita dal liceo scientifico (quello con il latino ovviamente), mancano però di qualcosa, quella cultura greca cioè che è indispensabile per completare la propria formazione umanistica. Condivido anche l’idea che la cultura umanistica e quella scientifica debbano completarsi e non escludersi a vicenda, come invece ritengono gli ignoranti che idolatrano la seconda e disconoscono del tutto il valore della prima.

    • Sono sempre lo stesso… voglio fare un’altra piccola riflessione, rivolta soprattutto a coloro (prof. Ipata in primis) che sembrano esultare al pensiero che il latino e il greco vengano finalmente banditi (o comunque ridimensionati) dal sistema scolastico italiano.
      Oggi, sempre più spesso, mi capita di vedere minimizzati errori di ortografia e sintassi, e di sentirmi dire che la padronanza della lingua italiana è ormai una prerogativa di intellettuali o professori di lettere, come se un avvocato, un ingegnere o un impiegato fossero legittimati a esprimersi in modo inadeguato o a non padroneggiare la propria lingua. Io ritengo al contrario che un’ottima conoscenza della propria lingua debba essere alla base di qualsiasi professione si svolga, perché solo la lingua permette di capire, di farsi capire, di esprimere un concetto o un’idea, e non un altro concetto o un’altra idea. Ora, mi sembra che tale padronanza della lingua sia garantita proprio dal liceo classico e dallo studio delle lingue antiche, che aiutano in tanti modi a essere più consapevoli di quello che si dice e del modo in cui lo si dice.

      • Anche questo che lei sottolinea è un aspetto importante della questione: la conoscenza della lingua italiana è fondamentale ancora oggi, benché esistano altre forme di comunicazione. Saper parlare e scrivere correttamente, saper sostenere i propri progetti e le proprie idee mediante un uso appropriato del codice lingua, è insostituibile adesso come duemila anni fa. Con ciò non mi sentirei di affermare che solo il Liceo Classico, mediante lo studio delle lingue antiche, garantisca il raggiungimento di tale obiettivo; ma certamente è la scuola che, anche sotto questo profilo, ottiene i migliori risultati.

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