A chi giova il declino del Liceo Classico?

Mi ha fatto sommamente piacere leggere ieri sera il blog del prof. Giorgio Israel, ordinario di storia della matematica all’Università “La Sapienza” di Roma, insignito di vari riconoscimenti internazionali e autore di molti libri di successo. Proprio lui, un insigne esponente della cultura scientifica, ha scritto un bellissimo post dove mette in guardia il nostro Paese dalle conseguenze disastrose che vengono e che verranno dall’abbandono della cultura umanistica, tangibile purtroppo con mano esaminando i dati delle iscrizioni alle scuole superiori per l’anno scolastico appena iniziato: da una percentuale di oltre il 10 per cento di alunni che sceglievano il Liceo Classico ancora negli anni 2008/2009, siamo passati ad una media nazionale del 6 per cento, ed in alcune regioni come l’Emilia-Romagna la percentuale si abbassa addirittura al 3,5. Anche nella mia regione, la Toscana, il calo è evidente e drammatico, ben pochi Licei Classici hanno mantenuto il numero abituale di iscritti.
Sull’argomento ho già scritto in questo blog, cercando di individuare – per quanto possibile – le cause del fenomeno: la crisi economica, che induce le famiglie a iscrivere i figli ai tecnici e professionali per avere prima possibile un diploma spendibile (ma quanto?) sul mercato del lavoro, ma soprattutto la superficialità della società attuale, ormai indirizzata alla sola categoria dell'”utile” e dell'”immediato”, per cui ciò che si chiede ad una scuola è una formazione che possa servire subito all’attività lavorativa, una scuola insomma dove non si facciano “inutili chiacchiere” come qualcuno definisce le materie umanistiche, e dove le competenze prevalgano sulle conoscenze. Un contributo notevole a questa sciagurata mentalità è stato dato anche dall’ex ministro Profumo, che ha fatto di tutto per favorire le scuole tecniche a scapito dei Licei (anche attraverso penosi spot televisivi) e ha proceduto sulla via dell’informatizzazione selvaggia delle scuole, come se bastasse saper usare un tablet o uno smartphon per diventare persone di cultura.
Il prof. Israel, proprio da matematico, afferma che “se muore il Liceo Classico muore il Paese”, perché la tecnologia di per sé, senza l’apporto delle conoscenze storiche, filosofiche, letterarie ecc., e soprattutto senza quella fluidità mentale atta a scegliere ed a ragionare autonomamente che la cultura umanistica contribuisce a formare nell’uomo, è destinata a fallire miseramente. Riportando la testimonianza di un illustre ingegnere, egli aggiunge che “nel contesto odierno, sempre più complesso e ricco di interrelazioni, servono persone di formazione vasta e aperta, in breve di formazione umanistica, che spesso solo il Liceo Classico può dare. L’innovazione tecnologica richiede una cultura vasta capace di attingere ai campi più disparati, altro che specializzazione.” Un Paese come il nostro, che possiede gran parte del patrimonio artistico, letterario e bibliografico dell’intero pianeta, non può permettersi di perdere, o anche soltanto di limitare, la propria identità culturale. Ancora il prof. Israel afferma che la carta vincente della nostra scuola è stata, finora, quella di aver saputo sintetizzare “la visione umanistica, scientifica e tecnologica. Di tale sintesi è stata espressione l’ingegneria italiana, costellata di grandi personalità che non erano solo “pratici” di prim’ordine, ma scienziati e umanisti.” E conclude dicendo che chi si rallegra del calo del Liceo Classico “ride mentre stanno segando il ramo sul quale è seduto.”
Io non amo fare tante citazioni, ma questo post scritto da un accreditato esponente dell'”altra cultura”, quella che solitamente si chiama “scientifica” (e che spesso non lo è nel senso classico del termine), lo meritava veramente. Sul suo blog, inoltre, il prof. Israel riporta anche la testimonianza dell’ex ministro Corrado Passera, economista di livello internazionale benché criticabile nell’azione di governo, il quale ribadisce di non essersi affatto pentito di aver frequentato, a suo tempo, il Liceo Classico, e di non aver avuto alcuna difficoltà, in seguito, a intraprendere studi di matematica e di economia; dice anzi che considera una fortuna l’aver scelto quella scuola, perché “l’aver dedicato tempo a materie che creano curiosità, danno un metodo di studio, aprono l’orizzonte, mi è poi venuto molto utile nella vita”. Mi scuso per la nuova citazione, ma non potevo proprio farne a meno. Tutto ciò dimostra che gli spiriti più illuminati del nostro Paese, che spesso purtroppo non appartengono alla schiera dei politici, riconoscono una realtà che il pressappochismo e l’edonismo moderni, cui si aggiunge una bella dose di ignoranza, non sanno più vedere: che studiare il latino, il greco, la storia, la filosofia e quant’altro non significa riempirsi di chiacchiere, ma imparare a ragionare, a conoscere se stessi ed il mondo circostante, a comprendere cioè un sistema politico, sociale ed economico che spesso non viene interpretato, ma solo accettato passivamente, proprio da coloro che pensano di conoscerlo. L’uomo-macchina è la peggior invenzione dei tempi moderni, ed a questo conduce la tecnologia se resta sola, priva di quel supporto culturale e scientifico (nel senso etimologico del termine) che non senza motivo è stato sempre salvaguardato nei 2500 anni della nostra storia.

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19 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

19 risposte a “A chi giova il declino del Liceo Classico?

  1. Nicolini Romano

    Io mi batto per riportare le BASI del latino per tutti nelle medie. Chi vuole collaborare mi telefoni : 3398412017

    • Io personalmente non ritengo indispensabile il ripristino del latino alla scuola media. A me basterebbe che in quella scuola si studiassero bene le strutture della lingua italiana, intendo l’analisi grammaticale, logica e del periodo, come facevamo ai tempi nostri; il latino, invece, può iniziare anche alle superiori, per quanto mi riguarda. Comunque pubblico il suo numero, caso mai qualcuno volesse comunicare con Lei.

  2. Condivido pienamente, anche io mi domando…”cui prodest”? E più me lo chiedo, più mi convinco che certe scelte siano il risultato di un’azione mirata volta a condizionare sottilmente la mentalità al fine di avere un popolo sempre meno capace di pensare.

    • E’ quello che dico anch’io, cara Monica: che cioè la pura tecnologia, la specializzazione selvaggia, la sempre maggiore somiglianza dell’uomo con la macchina sono in sostanza strumenti del potere, al quale fa comodo che le persone non pensino più con la loro testa, ma si limitino ad eseguire in modo apatico e disincantato i propri compiti. Guardandomi intorno vedo già tante persone con queste caratteristiche, che lavorano cioè in modo alienato e alienante e poi, nel tempo libero, si occupano solo del cellulare e della partita di calcio. Chi vuole una società di automi, naturalmente, è contrario alla cultura umanistica, perché le teste pensanti potrebbero diventare troppo pericolose.

  3. Salve professore e complimenti per il blog.
    Purtroppo,e’ brutto da constatare, ma e’ una situazione in cui ai giovani viene prospettato un futuro fatto solo di precarietà, disoccupazione, se non addirittura di fame in alcune parti d’Italia e in cui gli si fa capire chiaramente già da adolescenti che potranno studiare tutto quello che vorranno per quanto tempo vorranno, tanto il loro futuro sempre quello sarà: ebbene di fronte a ciò non ci si può neanche scandalizzare se poi l’orientamento formativo e professionale è quello che emerge dai dati del Miur. Poi in una società globalizzata come la nostra, c’è da dire che le lingue straniere sono una sorta di passepartout e che l’economia occupa un ruolo cruciale, forse l’indirizzo di studi più “utile” e attendibile è quello di matrice linguistica. Sapere le lingue oggi è di VITALE importanza (tra l’altro una delle pecche del classico e di molti altri indirizzi è che non valorizza minimamente le letterature straniere).

    • Caro Jacopo, temo che tu non sia informato abbastanza sulla realtà scolastica attuale. Tu, ad esempio, parli di lingue straniere e dici che sono oggi di vitale importanza. Ebbene, io ti faccio due osservazioni: la prima è che conoscere il latino ed il greco aiuta moltissimo anche nell’apprendimento delle lingue moderne, per l’abitudine ad imparare strutture diverse dalla propria lingua madre e per il fatto che molte lingue assomigliano in parte a quelle antiche (il tedesco, ad esempio, ha le declinazioni come il latino); la seconda è che non è affatto vero che il Liceo Classico trascura la lingua straniera, perché l’inglese (che oggi è la più diffusa e necessaria) viene studiato molto bene, con l’ausilio di mezzi audiofonici e multimediali, e a mio giudizio è preferibile imparare bene l’inglese piuttosto che studiare due o tre lingue in modo superficiale, come spesso accade nei linguistici. Quanto a quello che dici sul mercato del lavoro, forse è bene che tu rilegga il mio post e le altre risposte che ho dato. In più aggiungo questo: proprio perché il lavoro oggi è precario e nessun tipo di scuola o di facoltà universitaria garantiscono la sicurezza dell’impiego, tanto vale che gli studenti optino per una scuola che forma la personalità, insegna il metodo di studio ed apre la mente allo spirito critico, lasciando poi aperte tutte le strade per le scelte future. Questa scuola, prima di tutte le altre, è il Liceo Classico.

      • Ma non volevo dire che il linguistico sia meglio del classico o viceversa: fare una “gara” tra indirizzi l’ho sempre ritenuto squallido, in quanto ogni settore di studi ha la propria dignità e i propri pregi. Volevo solo dire che nella società globalizzata di oggi, per molti lavori è richiesto una conoscenza ottima delle lingue(soprattutto l’Inglese), non di Latino e Greco(che comunque hanno un alto valore formativo). Questo per dire che non mi sorprende il fatto che molti genitori, alla scelta della scuola superiore dei pargoli, tengano in conto questi elementi, ossia di materie che nella società attuale divengono fondamentali.

      • Grazie del commento. Non entro nel merito perché ripeterei quello che ho detto nella risposta precedente.

  4. Il Classico, da quando l’accesso alle facolta’ universitarie e’ stato consentito con qualunque diploma, ha progressivamente perso allievi. Prima o poi, la percentuale si assestera’ su un valore di equilibrio, con delle fluttuazioni piu’ o meno ampie. Il calo non e’ stato improvviso: variazioni significative, in questo ambito, si avvertono almeno nel giro di una generazione, in quanto si tratta di fenomeni legati alla cultura e alla mentalita’ della popolazione. [..] Un tempo esso aveva piu’ allievi non perche’ ci fosse piu’ interesse per le materie umanistiche: aveva piu’ allievi perche’, fino al 1969, esso era l’unica scuola che garantiva la possibilita’ di iscriversi a qualsiasi facolta’ universitaria e, di conseguenza, per diversi anni ha mantenuto l’aura di scuola di eccellenza.
    Ma, fuori di metafora: se un ragazzo ama la matematica o le scienze, mi pare ovvio che scelga una scuola dove matematica e scienze abbiano piu’ spazio. Cosi’ come un ragazzo che desidera imparare le lingue straniere scegliera’ un Linguistico, dove puo’ impararne tre – e qui faccio mie le parole dei ragazzi di Barbiana: meglio conoscere male (ma abbastanza per farsi capire) molte lingue che conoscerne benissimo una.
    Quanto all’imparare le lingue: d’accordo, studiare il latino e il greco puo’ aiutare per imparare le lingue moderne, ma aiuta esattamente nella misura in cui aiuta la conoscenza di una grammatica, antica o moderna. Non a caso chi parla piu’ lingue e’ avvantaggiato nell’impararne una nuova. Ma soprattutto, se l’obiettivo e’ imparare le lingue moderne, tanto vale cominciare da subito, no? E’ questo che vuoi dire, quando parli del “volere tutto e subito” ? [..]
    Ma in Italia e’ ancora durissimo a morire il pregiudizio che vuole la Cultura, con la C maiuscola, sinonimo di “latino e greco” . In altre circostanze, la crescita degli iscritti al Linguistico – che, ripeto, e’ l’unico indirizzo che ha guadagnato allievi – sarebbe stata vista come desiderio, da parte dei giovani, di conoscere le lingue, ossia le culture dei popoli a noi vicini, e anche lontani. Desiderio di abbattere le frontiere e comunicare. Perche’ parlare di declino? Perche’ le lingue moderne devono essere ridotte a qualcosa di “utile per il lavoro” ?
    Concludo con un’altra domanda: cosa intendi quando dici che “la cultura scientifica spesso non lo e’ nel senso classico del termine” ? Nel senso: a quali personaggi, a quali dichiarazioni o a quali eventi fai riferimento?

    • Caro Marco, mi scuso per aver accorciato il tuo commento, ma era troppo lungo per essere ospitato in un blog, e lo è anche adesso nonostante i tagli. Sul merito ti rispondo brevemente in questi termini:
      – Non mi risulta che il Liceo Classico abbia perso iscritti da quando è stato consentito (sull’onda del ’68) l’accesso all’università con qualunque diploma. Nel mio liceo, ad esempio, alla metà degli anni ’90 formavamo ogni anno tre e persino quattro quarte ginnasio, mentre attualmente siamo ridotti a una sola quarta. La motivazione del calo non è quindi quella che hai dato tu (la liberalizzazione degli accessi è del lontano 1969) ma piuttosto la superficialità della società attuale, che considera la cultura un hobby e non un elemento essenziale della formazione umana.
      – E’ giusto che se un ragazzo ama le materie scientifiche o tecniche si iscriva ad altra scuola, ma la base del Liceo Classico rimane comunque fondamentale per aver successo in ogni tipo di studi, anche quelli scientifici. Quanto alle lingue, non sono assolutamente d’accordo con la tua affermazione, che fai citando Barbiana e don Milani (che del resto io non ho mai considerato un Vangelo didattico, come invece hanno fatto i sessantottini per tanti anni). Secondo me non è affatto necessario che tutti conoscano tante lingue, perché questa è oggi diventata una mania come quella dell’informatica. Credo che oggi serva soprattutto l’inglese, che al Liceo Classico si studia benissimo; le altre lingue si potranno apprendere dopo, chi lo desidera, con l’ausilio del latino e del greco.
      – In Italia, purtroppo, oggi non c’è più la convinzione che le materie umanistiche debbano stare al centro della formazione; e questo si vede non solo dal declino del Liceo Classico, ma anche dall’aumento vertiginoso del pressappochismo, della superficialità, della rozzezza, della volgarità che caratterizza i tempi attuali. Basta che tu guardi un talk show televisivo e te ne rendi conto subito.
      – Quando parlo di “falsa scienza” alludo al fatto che molte persone confondono la scienza con la tecnologia, la quale non può stare da sola, senza la necessaria base umanistica. La parola scienza viene dal latino “scio”, cioè “sapere”, ed il vero scienziato non è colui che usa il tablet o naviga su internet, ma colui che “sa” veramente quello che fa, che è capace di ragionare con la sua mente e operare scelte consapevoli. Sotto questo aspetto, la traduzione dal latino e dal greco è l’esercizio più scientifico che ancora esiste nella scuola italiana.

      • Caro prof, perdonami se te lo faccio notare, ma ti stai contraddicendo.
        Nell’articolo critichi la societa’ odierna, “indirizzata alla sola categoria dell’utile e dell’immediato” . Quando si parla di lingue straniere, tuttavia, la tua posizione diventa improvvisamente utilitaristica: “credo che oggi serva soprattutto l’inglese, che al Classico si studia benissimo”
        Affermare che lo studio del greco e’ fondamentale per la terminologia scientifica fa ridere: sarebbe da chiedersi, in questo caso, com’e’ che alle conferenze di fisica o di matematica – dove nessuno pretende di dimostrare teoremi giocando col tablet, te l’assicuro – non vengano invitati solo italiani, dal momento che, di tutto il mondo occidentale, siamo il popolo che studia piu’ greco antico alle scuole superiori.
        Di ragioni a favore dello studio del latino e del greco ce ne sono a decine: nella Grecia antica e’ nato il primo sistema letterario; la letteratura greca e’ stata fonte di ispirazione per secoli; in greco e’ scritto il Nuovo Testamento; il latino e’ la lingua da cui deriva l’italiano, e’ stata la lingua del piu’ antico sistema musicale pienamente documentato nonche’ della cultura occidentale per piu’ di 1500 anni – non solo Dante e Petrarca, ma anche Newton e Gauss scrissero in latino. E cosi’ via. Di sicuro conosci queste ragioni meglio di me. Io ho amato moltissimo il latino e mi dispiace non conoscere il greco antico (mi consolo, nel frattempo, parlando quello moderno): questo vorrei sentire, non le laudae temporis acti o le statistiche sui voti di laurea dei diplomati del Classico!

      • Veramente, caro Marco, mi sembra che sia tu a contraddirti: prima contesti l’importanza e l’utilità delle lingue classiche, poi dici che hai amato moltissimo il latino e ti dispiace di non conoscere il greco. Forse c’è un po’ di invidia, da parte tua, verso chi ha una formazione culturale più ampia? Comunque lasciamo stare, voglio risponderti anche questa volta (che sarà l’ultima, probabilmente). Io non mi contraddico affatto quando parlo dell’inglese, perché sono consapevole che anche il Liceo Classico debba essere al passo con i tempi, e non voglio affatto negare che l’inglese sia utile, da tutti i punti di vista (anche quello letterario); ciò non toglie nulla alla cultura umanistica, che resta la base essenziale del sapere anche se accompagnata da materie “utili” nell’immediato; io nego piuttosto l’infatuazione attuale (che anche tu mostri di avere) per le lingue moderne oltre l’inglese, studiate in gran numero ma spesso non imparate. Confermo poi che il greco è fondamentale per la terminologia scientifica, come sa chiunque ha studiato medicina, biologia, chimica ecc., e come dimostra il fatto che i migliori medici, scienziati e persino ingegneri abbiano compiuto studi umanistici. Che poi l’Italia sia l’unico paese occidentale dove si studia il greco a me pare un vanto, non certo una cosa di cui vergognarsi, benché si possa partecipare ad un congresso di fisica anche senza conoscerlo. Vedo poi che anche tu, nonostante le critiche che avanzi, conosci molte delle ragioni per cui è giustificato lo studio del greco e del latino, e quindi non dovresti essere così ostile al Liceo Classico. Ultima cosa:io non ho fatto lodi del tempo passato (si dice laudes, non laudae, ripassati la grammatica!), ma sono convinto che gli studenti del Classico si laureano prima degli altri e con i voti migliori; e ciò non perché lo dica io, ma perché lo dicono le statistiche elaborate dalle varie Università, anche quelle relative alle facoltà scientifiche.

    • Piero Luigi Ipata

      Finalmente una voce di uno che sta coi piedi per terra. Ho frequentato un ottimo Liceo Classico, a Pescara, verso la fine degli anni 1940. Il professore di Filosofia, e i due professori che si alternavano nell¹insegnamento del Greco e del Latino, sono poi diventati tutti e tre ordinari alla Sapienza di Roma. Ho amato, di un amore corrisposto, sia il latino, che ho studiato per 8 anni, che il greco, le cui letterature mi hanno affascinato più della letteratura italiana. A costo di sembrarle retorico, le dirò che la lettura degli autori latini mi è stata di conforto nei periodi difficili che ho attraversato. Però, verso i 17-18 anni ho cominciato a nutrire forti dubbi sul significato della parola “umanesimo”, e, soprattutto, sul reale valore educativo della cultura classica, definita anche “umanistica”. I miei amici che frequentavano due ottimi istituti tecnici (per diventare periti chimici e periti industriali) mi sembravano quasi tutti decisamente più svegli e maturi di me e dei miei compagni di liceo. Negli anni successivi ho assistito, mio malgrado, insieme a mia moglie, anche lei di formazione classico-umanistica, al lento, ma inarrestabile declino del liceo classico. Forse vale la pena di analizzarne le cause, mi scusi la franchezza, senza dar la colpa ai governanti e ai gestori di media televisivi, o alla perdita della memoria culturale, o al modo di insegnare il latino e il greco, che scoraggia i giovani dall¹iscrizione. La realtà è un po¹ diversa. In una parola, mi sembra che si possa affermare che oggi l’ago della bussola dell’umanesimo si è ormai spostato dalla cultura classico-letteraria a quella scientifico-tecnica.

      • Anche in questo caso ho dovuto tagliare vistosamente il commento, troppo lungo per lo spazio che si può concedere in un blog. Inoltre ho visto che il suo scritto, egr. prof. Ipata, è in risposta a Marco e non a me, e quindi mi trovo in difficoltà a risponderle. Lei è professore universitario di biologia, quindi converrà con me che lo studio delle lingue classiche, e soprattutto del greco, è fondamentale per la terminologia impiegata proprio nella sua ed in altre discipline scientifiche. In effetti, lei dice all’inizio del suo commento di aver studiato con amore le lingue classiche, ma di essersi poi convinto che l’ago della bussola, attualmente, si è girato verso le discipline scientifiche e tecniche. Posso essere d’accordo con lei su questo, ma non lo trovo certo un dato positivo: il vero umanesimo rimane sempre quello del latino, del greco, della filosofia, della storia ecc., e francamente a me pare una bestemmia (mi scusi) attribuire questo titolo alle materie degli istituti tecnici. Che oggi siano più “gettonate” sarà anche vero, ma non per questo vanno abbandonate peggio disprezzate le discipline “veramente” umanistiche. Spero che almeno su questo sarà d’accordo con me.

  5. Claudio (papik.f)

    Un punto di vista interessante (diverso dalle argomentazioni abituali) sull’utilità dell’insegnamento del Latino (in particolare dell’esercizio della versione) è nel volume di Laura Catastini “Il pensiero allo specchio”. L’autrice è (o era) docente di matematica in un liceo artistico, il volume è in chiave di neuropsicologia (non credo possa piacere particolarmente al prof. Israel), è presentato da Lamberto Maffei (poi divenuto Presidente dei Lincei) ed è facilmente reperibile in rete in pdf poiché la stessa autrice lo ha reso disponibile dopo l’esaurimento delle copie cartacee.

    • Diana

      Quando studiavo all’ Istituto tecnico, negli anni sessanta, una volta sentii il nostro Professore di Religione affermare che purtroppo non ci erano stati dati, in questo indirizzo di studi, quegli ottimi strumenti per aiutare a formarsi uno spirito critico e a ragionare, che erano proprio la lingua greca antica e la filosofia. In più con il tempo mi sono accorta che spesso tante parole italiane derivavano dal greco più ancora che dal latino, e anche questo poteva spiegare come mai tante persone che mi erano apparse molto sicure di sè avevano come comune denominatore il fatto di aver studiato al liceo classico. A mio avviso lo studio del greco antico li aveva aiutati molto nello studio in generale, dato che un’infinità di parole che derivano dal greco si trovano in tantissime materie, come matematica, geometria, geografia, scienze naturali, fisica, e questo comporta che si capisca molto meglio quello che si sta studiando, mentre in altri indirizzi di studio, come quello tecnico commerciale, tante di queste parole risultano così astruse (es. in scienze naturali: le piante fanerogame, le gimnosperme ecc.) che le si impara in modo papagallesco (psittacismo) e non si riesce per questo a darne facilmente la definizione. E che dire della privazione dello studio dell’aristotelico sillogismo?

  6. Mi fa piacere constatare che Lei, che pure ha fatto studi tecnici, sia consapevole dell’importanza del greco per la terminologia scientifica; ci sono invece moltissime persone, anche provenienti dai licei, che continuano a ripetere stupidamente che le materie umanistiche “non servono a nulla” e che oggi bisogna studiare solo l’inglese e l’informatica, mostrando una concezione ottusa e ignorante del concetto stesso di “istruzione”, che non deve “servire” per forza a qualcosa di pratico e materiale, ma deve invece essenzialmente “formare” l’individuo e la sua personalità.
    Le ricordo però che l’importanza del greco (e delle materie umanistiche in generale) non si limita alla terminologia, ma coinvolge la formazione totale della persona, nel senso che l’abitua a conoscere il proprio mondo e a ragionare in modo autonomo e consapevole.

  7. buonaforcina

    In terza media mi consigliarono il liceo classico (perché ero preparatissimo in grammatica) o il liceo scientifico (perché ero bravissimo anche in matematica, materia della quale sono appassionatissimo). Ero propenso al classico perché ero curioso dello studio del greco, ma mi iscrissi allo scientifico solo per assecondare i desideri di mio padre che lo aveva frequentato senza riuscire a diplomarsi. Durante il primo anno brillavo in latino e inglese, un po’ meno in italiano, matematica e disegno. Al secondo anno la situazione si ribaltò: nove in italiano e matematica, calo in latino e inglese, stabile disegno. Al triennio, ribaltamento totale: eccellevo in matematica, fisica e disegno, le materie tipiche, nelle quali avevo dieci. Col senno di poi mi son reso conto che del latino e dell’inglese mi piaceva soltanto l’aspetto morfologico e glottologico, ossia la parte schematica, ma lo studio della sintassi dei casi, del verbo e del periodo mi annoiavano sempre più, e lo studio della letteratura non mi allettava nonostante una mia certa sensibilità. La scoperta dell’analisi matematica mi emozionò non poco. Non so se al classico mi sarei trovato meglio, mi chiedo come avrei affrontato il greco che, tra allungamento di compenso ed aoristo, è molto meno schematico del latino, ma devo dire che il liceo scientifico mi ha dato uno spiccato gusto per la “teo-pratica”. Mi sono laureato in ingegneria con moltissima fatica, anche qui sono stato “deviato” perché avrei voluto, in realtà, iscrivermi a Matematica per poter poi insegnare tale materia, ma ho il dubbio che il metodo del liceo classico, la scuola che più di tutte abitua a tenere la testa sui libri, cosa che sin dalle medie non ho mai amato fare, mi avrebbe potuto aiutare molto.

    • Sicuramente lei avrebbe potuto ottenere ottimi risultati anche al liceo classico, così come li ha ottenuti allo scientifico: se infatti ha saputo essere così brillante in matematica, probabilmente lo sarebbe stato anche in greco, in cui l’analisi e la traduzione dei testi richiede un metodo di lavoro sostanzialmente scientifico. Quanto alla scelta di ingegneria o di matematica, certamente la provenienza dal liceo scientifico può aiutare all’inizio; ma nel prosieguo degli studi il metodo onnicomprensivo e la capacità di autonomo ragionamento forniti dal classico finiscono per prendere il sopravvento. Prova ne sia il fatto che molti ottimi ingegneri, fisici, biologi ecc. provengono proprio dal Liceo Classico.

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