Il ritornello di inizio settembre

Eccoci qua. Siamo ai primi di settembre, quando ricomincia l’attività scolastica con le cosiddette “prove di recupero debito per giudizio sospeso”, che altro non sono se non una nuova edizione dei vecchi esami di riparazione. Erano stati aboliti in modo improvvido e frettoloso da chi non si intendeva affatto di scuola, con la precisa volontà di imitare i paesi stranieri dove questi esami non esistono; ma allora, quando fu promulgata quella sciagurata legge, non si tenne conto del fatto che la scuola italiana è impostata in modo del tutto diverso da quella di altri Paesi, e che da noi se un alunno ha una o due insufficienze, è opportuno dargli la possibilità di superare durante l’estate le sue lacune, che non autorizzano di per sé una promozione ma neanche sono tanto gravi da provocare una bocciatura. Dobbiamo perciò essere grati al ministro Fioroni che, qualche anno fa, eliminò questa stortura e ripristinò gli esami di riparazione, sebbene con diversa denominazione.
Ma ai primi di settembre, oltre alla ripresa dell’attività scolastica, c’è anche – purtroppo – la puntuale attenzione rivolta dai mass-media, ed in particolare dalla TV, alla scuola, della quale vengono però sempre puntualizzate le carenze, i difetti, la fatiscenza degli istituti ecc., senza che mai i signori giornalisti si sprechino ad accennare anche soltanto ai tanti casi di efficienza, e persino di eccellenza, che ci sono nella nostra scuola. Puntuali come orologi svizzeri, i vari telegiornali si affannano a ripetere il solito ritornello delle scuole che vanno a pezzi, dei metodi antiquati (secondo loro!) di insegnamento, e soprattutto del costo dei libri di testo, che a detta loro metterebbe sul lastrico le famiglie italiane.
Ora, dico io, vogliamo una volta per tutte reagire a queste menzogne giornalistiche e ristabilire la verità? Il costo dei libri sarebbe insostenibile per le famiglie? A parte il fatto che la spesa per un libro di carta non è mai inutile, perché rimane in ogni casa, non si cancella come i contenuti degli hard-disk, e anche dopo anni può riaffermare la sua utilità. Ma poi, è proprio vero che le famiglie vanno in rovina per comperare i libri di testo? Mi spieghino allora, i signori giornalisti, perché quelle stesse famiglie spendono centinaia di euro per comperare ai figli il cellulare o l’i-phon di ultima generazione, perché comprano loro abiti firmati, perché a 14 anni acquistano loro il motorino (quasi sempre nuovo) e a 18 l’automobile? Perché li mandano in vacanza in Inghilterra d’estate spendendo dai 1500 ai 2500 euro? Queste spese non pesano sul bilancio familiare, pesano solo i libri di testo? Ho sentito una signora al tg che è stata intervistata sull’argomento e ha detto, scandalizzata, che ha dovuto sborsare ben 300 euro per i libri del figlio. Che catastrofe! Ho notato che teneva il cane al guinzaglio; ecco, se calcolasse quanto le costa il mantenimento della bestiola in un anno, tra cibo, visite dal veterinario, vaccinazioni ecc., forse i 300 euro spesi per i libri non le sembrerebbero più così tanti. Il problema è che i mezzi d’informazione, tra le altre nefandezze che fanno, hanno anche la responsabilità di diffondere nell’opinione pubblica dei luoghi comuni triti e ritriti che prendono campo in fretta e che poi è molto difficile ribaltare. E il bello è che non se ne rendono conto: io qualche anno fa, scrissi una lettera indignata alla redazione del TG2 per il modo in cui avevano parlato dei docenti in un loro servizio; e costoro ci restarono male e mi risposero che avevano sempre difeso la categoria degli insegnanti. Una bella difesa, non c’è che dire, specie per chi, per il sottoscritto, ha passato tanti anni della sua vita a compilare libri per la scuola e oggi si accorge che di quei libri non viene valutato il valore e l’utilità, ma solo il prezzo di copertina.

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13 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica, Scuola e didattica

13 risposte a “Il ritornello di inizio settembre

  1. Caro prof. Rossi,
    sul modo con cui i mass media trattano la scuola e chi ci lavora non ho nulla da dire.
    Sulla questione “libri di testo”, tuttavia, mi permetta alcune osservazioni.
    Preciso che nella mia famiglia si sono sempre comprati, copiosamente, libri cartacei. Non ho mai avuto un motorino; da quando ho la patente guido l’auto di mio papà – che adesso è mia, mio malgrado – il quale non mi ha mai mandato in vacanza-studio in Inghilterra.
    Quindi, per quanto quella signora nel servizio televisivo sia stata irritante, eviterei, in un articolo contro i luoghi comuni, di tirarne fuori degli altri (“i ristoranti sono sempre pieni, abbiamo tanti telefonini: la crisi non esiste”).
    Un libro è un investimento, e su questo siamo d’accordo. 300 euro possono anche non essere così tanti, in tale ottica. Tuttavia, sono 300 euro moltiplicati per il numero dei figli in età scolare: con due figli, arriviamo a circa un quarto dello stipendio dei genitori; non male come mazzata, direi.
    Si potrebbe obiettare che i figli più piccoli potranno usare i libri dei fratelli maggiori: nient’affatto, dovranno comprare la nuova edizione e quella vecchia non andrà più bene.
    Qualche settimana fa, facendo ordine tra i miei libri delle medie e del liceo, trovai dei volumi che nemmeno ricordavo di avere. Erano come nuovi, ma non perché io non studiassi: perché proprio non li avevamo mai usati, in classe. Se non sono spese inutili queste…
    E gli altri, pieni di note a margine? Preziosissimi, ma solo per me, perché i miei figli non li useranno mai. E nemmeno i miei studenti (anche io sarò un insegnante, finito il dottorato), se penso che il fantastico Zwirner, di matematica, da anni non viene più stampato.

  2. Caro sig. Marco, dobbiamo parlare della questione in generale e non fare casi personali: che lei non abbia mai avuto il motorino o la vacanza in Inghilterra non significa che tanti ragazzi di oggi non ce l’abbiano; e francamente trovo disgustoso che una famiglia che spende migliaia di euro per i divertimenti, le vacanze o i ristoranti (che in effetti sono sempre pieni, altro che luogo comune!) poi si lamenti per i libri di testo, che si comprano una sola volta all’anno e che sono beni preziosi che restano in casa per tutta la vita. Che poi in alcune scuole i libri vengano cambiati troppo spesso o che vengano poco usati può essere vero, ma anche qui non si può generalizzare: se io dovessi fare il caso personale come ha fatto lei, potrei dirle che non ho mai (e sottolineo mai) fatto acquistare un libro alle famiglie dei miei studenti che non fosse utile e che non sia stato ampiamente usato nel corso dell’anno scolastico. Se c’è qualcuno che sfrutta i luoghi comuni a danno di categorie come la mia è proprio la TV nazionale, pagata con il canone di tutti i cittadini; e questo, francamente, mi pare vergognoso.

  3. Concordo su tutto. Specialmente sui libri di testo i cui aumenti sono contenuti e non si avvicinano alle percentuali date dai giornali (5-10%). Che poi in un singolo istituto ci siano troppi libri diversi per le stesse discipline e che vengano cambiati troppo spesso (naturalmente è decaduta la norma che prevedeva l’impossibilità di cambiare i manuali per sei anni), è un fatto e danneggia non solo gli studenti costretti a ripetere l’anno o che chiedono di passare ad altra sezione, ma anche le famiglie che hanno più figli, magari vicini d’età, e che si ritrovano a dover riacquistare tutti i libri.
    Sono d’accordo con la signora del cane ma solo per quanto riguarda la scuola dell’obbligo. Nella mia regione buona parte dei libri viene offerta agli studenti, fino al biennio superiore, in comodato d’uso. Alla fine la spesa è davvero contenuta e poi le famiglie possono, volendo, riscattare i testi pagandoli il 30% del prezzo di copertina. Mi sembra un’operazione civile che dovrebbe essere estesa a tutte le regioni e gravare sul bilancio dello Stato anziché su quello delle regioni.
    Per quanto riguarda i libri digitali, tutti sono convinti che ci sarebbe un buon risparmio adottando solo questi. Invece, come mi ha spiegato un rappresentante, le licenze per gli e-book si pagano annualmente e quindi se un libro viene utilizzato anche l’anno seguente, magari solo per un paio di mesi (come spesso accade, specie per alcune materie), gli studenti devono ripagare la licenza per poi non avere nulla, visto che non sono libri che si possono tenere nelle librerie di casa.

    Che altro dire? Buon inizio d’anno, caro Massimo. Speriamo di non farci venire mal di fegato. 🙂

    • Cara Marisa, come ho scritto nella risposta all’altro commento, può essere vero che in alcune scuole ci sia qualche abuso di nuove adozioni e di nuove edizioni, ma concorderai con me sul fatto che sia giusta l’abolizione della norma delirante che ci obbligava a tenere per sei anni gli stessi testi. Pensa ad un libro di versioni latine o di esercizi di matematica: dopo due-tre anni sono già esauriti e gli alunni possono tranquillamente passarsi e copiare gli esercizi fatti dai loro compagni due o tre anni prima. Allo stesso modo trovo lodevole l’iniziativa della tua regione e della tua scuola; ed è questa una ragione in più per finirla con questo penoso mantra di tutti gli anni sostenuto dalla TV, per cui i libri di testo manderebbero in rovina le famiglie. Un’autentica panzana che altro non fa che gettare ulteriore discredito sulla nostra categoria.
      Pensa alla signora con il cane di cui parlavo nel post: se calcolasse quanto le costa il suo animale in un anno, anche contando un euro al giorno per le scatolette alimentari e quant’altro, farebbero 365 euro annuali, ben più dei libri di testo comprati per il figlio. Eppure hai mai sentito in TV gente che si lamenta per il costo dei cani e dei gatti?

  4. lydia2711

    Breve testimonianza: un ragazzino con iphone 5 e abiti firmati mi dice di non avere il libro di storia. Gli chiedo il perchè e mi risponde come se stesse dicendo la cosa più saggia del mondo: “Sto aspettando che un mio amico mi presti il suo libro usato… di certo non vado a buttare 12 euro per un libro di storia!”
    12 euro… costo di un libro di storia usato… non ho altro da aggiungere.

    • Cara Lidia (immagino tu sia una collega), quello che scrivi è sacrosanta verità. Quello descritto da te sarà forse un caso limite, ma di episodi analoghi ne accadono moltissimi: lamentele per il costo dei libri (ma anche delle matite colorate, dei quderni ecc., tutto ciò che riguarda la scuola) da parte di persone che fanno vacanze alle Maldive e comprano ai figli abiti e cellulari da migliaia di euro. La causa di ciò non è difficile da trovare: la società consumistica e superficiale di oggi, che non bada a spese quando si tratta di cose superflue e diventa improvvisamente avara quando si tratta di spendere qualcosa per la cultura, concepita ormai come un inutile accessorio, un hobby di cui si può tranquillamente fare a meno.

      • Sì sono una collega (docente di latino e storia in un liceo scientifico). Putroppo non è un caso limite… ogni anno mi scontro con questa realtà di alunni e genitori che, come dici tu, fanno vacanze da sogno e poi ritengono le spese per la cultura un vero e proprio salasso!!!
        L’ultima di poco fa: amici professionisti che mi chiedono libri omaggio dicendo queste testuali parole: “Tanto a te li danno gratis. In fondo a te non servono e non mi sembra il caso di spendere tanto in libri… in fondo la crisi ha colpito tutti!”
        Sì certo… ma in vacanza alle Maldive si continua ad andare, per non parlare delle spese di abbigliamento… ma finchè si sognerà di diventare tronisti e veline la situazione non cambierà… purtroppo!

  5. Claudio (papik.f)

    Lydia dovrebbe far presente ai suoi amici professionisti che i libri in saggio sono fuori commercio e destinati ad esclusivo uso personale, quindi regalarli a chi così ne evita l’acquisto è certamente una scorrettezza e non escluderei che possa anche essere un reato (lo è certamente, invece, metterli in commercio come usato, e chi può garantire che la persona cui lo si regala non lo faccia?). Purtroppo capita di ricevere richieste del genere anche da parte di colleghi. Ma se siamo noi i primi a essere scorretti poi cosa pretendiamo di insegnare?

    • Claudio, lei ha perfettamente ragione. I saggi fuori commercio non debbono essere dati a nessuno, né richiesti per questo scopo. Purtroppo però molti lo fanno, ed è operante anche quello che lei definisce come reato: quando sono stato a Napoli dal mio editore, in effetti, egli mi ha detto di sapere con certezza che certi docenti si fanno mandare libri in saggio per poi rivenderli al mercato dell’usato, e che il fenomeno è più diffuso di quanto si creda. Ovviamente chi si comporta così disonora la categoria dei docenti; ma quale categoria non ha le sue mele marce?

      • Onestamente non credo che regalare libri in saggio costituisca un reato. Venderli certamente sì, ma ciò vale anche per altri prodotti. […] Se io madre ho dei figli a cui servono dei saggi, cosa faccio? Vado a comprare dei doppioni? Certamente no. Io ho fra gli allievi tanti figli di colleghi che hanno anche i dizionari “copia saggio”. Quando avevo bisogno di libri per i miei figli, delle altre discipline scolastiche, chiedevo ai colleghi e non ho mai pensato di compiere una scorrettezza. In fondo dei libri che non servono che si fa? Li si butta nella differenziata.
        Ho una collega che raccoglie manuali da mandare in America Latina, per una buona causa: che faccio? Non glieli do perché sono saggi? Ma scherziamo?
        Piuttosto, una cosa che pochi sanno: i libri ricevuti in saggio non sono personali ma della scuola. Ora vorrei vedere chi controlla se i saggi rimangono a scuola anche dopo che il singolo docente li ha utilizzati. E poi, anche volendo riutilizzarli, c’è sempre pronta la nuovissima edizione (uguale alla precedente, se non per qualche particolare grafico e per la copertina) che manda direttamente fuori uso le edizioni già utilizzate. Alla fine, tanto meglio se qualcuno può servirsene. Io continuerò a regalare i saggi che non mi servono a chi me li chiede.

      • Mi spiace, Marisa, ma questa volta non sono d’accordo con te. Regalare i libri saggio non sarà un reato, ma è certamente azione poco corretta, perché sottrae queste copie alla vendita e danneggia perciò sia l’editore che chi ha scritto il libro. So bene che la mia opinione è condizionata dal fatto che io sono autore di libri per la scuola, ma sinceramente non approvo la cosa in sé. Se poi, come tu dici, i libri in saggio sono della scuola e non del docente, ragione in più per non regalarli a nessuno, ma farli restare a scuola perché altri insegnanti se ne servano: non mi risulta, infatti, che le case editrici cambino così velocemente le edizioni da non poterle riutilizzare l’anno seguente. Poi c’è da aggiungere un altro particolare: se tu sai che un collega ha un libro che non gli serve più e serve invece a tuo figlio, puoi anche chiedergli che te lo presti; ma alcuni docenti, allo scopo di evitare la spesa dei libri per i loro figli, inducono i colleghi a richiedere copie saggio magari a loro non necessarie, e francamente spero che tu sia d’accordo nel definire non corretto questo comportamento. Comunque, avere in classe i figli dei colleghi è il peggior inconveniente che possa capitare ad un docente; è successo spesso anche a me e ho dovuto constatare che dei docenti inflessibili e severi con i loro alunni, diventano improvvisamente indulgenti e comprensivi quando si parla dei loro figli. Una cosa indegna, sulla quale forse scriverò un apposito post.

  6. Solo per chiarire: non ho mai richiesto saggi ad alcun rappresentante per conto di altri colleghi. Ho regalato o imprestato quelli che avevo e che non mi servivano.
    A scuola i libri non sanno dove metterli. Abbiamo uno scaffale per dipartimento in aula insegnanti più un armadio in un corridoio e i libri che sono lì riposti sono a disposizione degli studenti. Dovremmo impedire loro di consultarli perché sono saggi? Senza contare che sono incustoditi quindi nessuno potrebbe accorgersi della loro sparizione.
    Quelli che risultano abbandonati vengono buttati via. Io preferisco sempre donarli a qualcuno che ne ha bisogno piuttosto che vederli in un cassonetto della differenziata.

    Infine, un’osservazione. Ho notato che a volte non pubblichi i commenti che lascio e questa volta dall’ultimo hai eliminato una parte, presumo perché non inerente, a tuo insindacabile giudizio, all’argomento di conversazione. Be’, questo comportamento nel web è scorretto. Molto di più che non il mio quando regalo libri saggio.

    • Sui libri in saggio abbiamo già detto la nostra opinione, e non mi pare quindi il caso di ripetersi. Rispondo invece all’ultima tua osservazione, che non mi è piaciuta affatto. I commenti nei blog sono moderati proprio perché il titolare può decidere se pubblicarli o no; quindi io decido se un commento che mi arriva è pertinente o meno e se vale la pena di pubblicarlo, perché il blog è mio e sta a me giudicare cosa deve essere visibile su di esso. Ad esempio, quando una conversazione si protrae a lungo e vengono scritti due o più commenti contenenti più o meno le stesse affermazioni, basta pubblicarne uno e non appesantire troppo il blog stesso. La stessa cosa vale per i commenti troppo lunghi: su tutti i blog, se ci fai caso, si tende a restringere lo spazio ad essi concesso, ad evitare di stancare il lettore con tirate interminabili che finirebbero per non essere lette. Io non ci trovo nulla di scorretto in tutto questo, e puoi farlo anche tu quando io o altre persone ti inviamo un commento; e poi non credo che tu possa decidere, in modo così apodittico, cosa è corretto sul web e cosa non lo è.

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