Le notti bianche

Dostoevskij
Nonostante gli impegni di studio che mi hanno accompagnato in questa lunga estate, ho trovato il tempo di leggere, specie nei giorni di vacanza, al mare o in montagna: la lettura dei classici, infatti, è per me indispensabile, dovunque mi trovi. E quando parlo di classici, non intendo ovviamente soltanto gli scrittori antichi: con questo termine indico anche gli autori dell’800 e del ‘900, mentre escludo totalmente i contemporanei, scribacchini e pennivendoli più che scrittori.
E così, dopo averne avuto più volte il proposito, ho finalmente letto “Le notti bianche”, un romanzo breve del grande scrittore russo Fedor Dostoevskij (1821-1881). Possiamo definirlo un racconto, più che un vero romanzo, perché la sua lunghezza (circa 80 pagine) è di gran lunga inferiore alle altre opere dell’autore, che raggiungono anche le 1000 pagine e più.
Il romanzo racconta di un giovane che vive a Pietroburgo, allora capitale dell’impero russo, e che fa di professione… il sognatore, abita cioè in un mondo tutto suo fatto di immagini vane e progetti fatui ch’egli segue con tutto il suo essere, distaccandosi dagli altri e dalla realtà quotidiana, e riducendosi perciò in estrema povertà. Nella sua descrizione il sognatore “non è un uomo, ma un essere neutro, che vive in un cantuccio inaccessibile come se volesse nascondersi alla luce del giorno”; ha pochi conoscenti ed amici, e chi per caso va a trovarlo è ben difficile che vi torni una seconda volta.
Ora questo sognatore, il protagonista del racconto, durante una delle celebri notti bianche di San Pietroburgo (che anch’io ho avuto occasione di vedere durante il mio viaggio in Russia, quando ho provato la strana sensazione di godere, ancora alle 22,30, della luce del giorno), incontra una ragazza di diciassette anni, che salva dalle importune attenzioni di uno sconosciuto. La ragazza, che si chiama Nasten’ka (diminutivo di Anastasia) vive con la nonna cieca, la quale la costringe a sederle tutto il giorno accanto mediante uno spillo che tiene attaccato il suo vestito a quello della nipote. Raccontando la sua storia, Nasten’ka parla del suo primo amore, quello per un giovane che viveva a pensione dalla nonna. Costui, dovendosi recare a Mosca per affari, aveva promesso alla ragazza di sposarla entro un anno; se, trascorso quel periodo, non fosse tornato, lei sarebbe stata libera.
Inutile dire che il nostro sognatore, pur invitato da Nasten’ka a non concepire false speranze, s’innamora perdutamente della ragazza, ne viene ricambiato (o almeno si illude di questo) e, poiché l’anno di attesa sta scadendo, ritiene di poter realizzare il suo obiettivo. Ma, l’unica volta che aveva tentato di concludere qualcosa di concreto, vede svanire il suo progetto, che si rivela nient’altro che uno dei suoi tanti sogni, dei tanti fantasmi che agitano la sua mente: un giorno infatti Nasten’ka, mentre è in sua compagnia, rivede l’oggetto del suo amore, che pure è tornato in ritardo da lei, e si getta tra le sue braccia lasciando il nostro eroe con un palmo di naso. Il giorno dopo egli riceve una lettera della ragazza, nella quale lo prega di perdonarla e gli offre la sua perpetua amicizia. E lui non la odia, anzi le è grato per quei pochi momenti di beatitudine che gli ha dato, perché un solo minuto di felicità può colmare tutta la vita di un uomo.
Lo stupendo racconto di Dostoevskij riflette, oltre ad una grande creatività artistica, la mentalità del tempo, quando i valori e gli ideali contavano veramente nel contesto sociale, quando i sentimenti erano veramente tali, quando il senso della vita era ben diverso da quello di oggi. Adesso esistono ancora i sognatori? E’ meglio di no, perché se esistessero farebbero una vita grama, circondati dal dileggio e dal disprezzo di una società omologata e omologante, dove se non fai ciò che fanno tutti, se non soggiaci alle mode del momento, sei “fuori”, sei escluso dal gruppo di appartenenza, di fatto emarginato. In una società dove contano solo le apparenze e non esistono più veri valori, dove tutto rimane alla superficie, un personaggio come quello del nostro romanzo sarebbe definito un “disadattato” oppure, con una brutta parola cara al linguaggio giovanile, uno “sfigato”. Tale è considerato infatti, al giorno d’oggi, chi non si allinea col frenetico modo di vivere attuale e, nel caso specifico del rapporto tra i sessi, colui che viene respinto da una donna a vantaggio di un altro. Che poi questa donna proponga allo sfortunato spasimante di “restare amici”, come fa Nasten’ka, sa di presa in giro, di scherno, e provoca una caduta di autostima dalle conseguenze irreparabili. In pratica, del romanzo del grande scrittore russo oggi non resta nulla, neppure il titolo, perché, se chiedete ad un giovane cosa sia una notte bianca, vi risponderà che è quella che molte città organizzano tenendo aperti negozi e locali per tutta la notte. Quel che in Dostoevskij è il simbolo di un ideale di vita, è divenuto oggi una delle tante manifestazioni del più sfrenato consumismo.

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7 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

7 risposte a “Le notti bianche

  1. Fra i romanzieri contemporanei, scribacchini e pennivendoli annoveri anche il collega Alessandro D’Avenia? Vedo che segui il suo blog e a me non pare sia uno scribacchino, anche se il secondo romanzo “Cose che nessuno sa” non era all’altezza del primo, “Bianca come il latte rossa come il sangue”.
    Non tutti i contemporanei sono da buttare, dai! Io amo molto Erri de Luca, per esempio. E poi anche i classici a volte deludono. Di Svevo si dice ancor oggi che non sapesse scrivere …

    “Le notti bianche” me lo sono persa, nell’edizione a 99 centesimi, intendo. Me lo farò prestare, la tua recensione mi è piaciuta molto.

    Un saluto. A presto.

    • Quando ho dato questa definizione un po’ forte non mi riferivo a D’Avenia in particolare, ma a tutti coloro che si fregiano del sacro titolo di “scrittori” attualmente, senza avere neanche la più pallida competenza nello scrivere, e soprattutto senza conoscere le regole della retorica e della linguistica, finanche quelle della sintassi. Ebbi la curiosità di leggere, qualche tempo fa, una pagina (di più non avrei potuto) di Moccia, quello dei “Tre metri sopra il cielo”: allora, in venti righe di testo c’erano almeno trenta punti fermi, con periodi che andavano dalle due alle tre parole. La sintassi, questa sconosciuta! Il Manzoni si rivolterà nella tomba se può vedere il successo editoriale di questi figuri. Un ragazzino di seconda elementare, se abituato dalla maestra a scrivere dettati e riassunti come facevamo noi, è in grado di scrivere meglio di un individuo come quello che ho citato. Sapendo questo, io mi rifiuto categoricamente di leggere qualunque romanzo o racconto contemporaneo e mi dedico solo ai classici; diciamo che l’autore più moderno che ho apprezzato è Tomasi di Lampedusa, poi c’è il vuoto totale.
      E quanto a Erri de Luca, è meglio non parlarne: è stato uno dei fondatori del gruppo estremista di sinistra detto “Lotta continua”, che si rese responsabile di tanti atti di violenza, compreso l’assassinio (nel 1972) del commissario Calabresi, e che fu fiancheggiatore del terrorismo rosso. Di quell’epoca sventurata Erri de Luca porta ancora tutta la responsabilità.

      • Caro Massimo,
        di certo non ignoro il passato politico di De Luca. Ma quando leggo non mi interessa lo scrittore in sé, quello che ha fatto e quale vita sia stata e sia la sua, contano solo le emozioni che una lettura suscita in me e il piacere di leggere che ne deriva. I romanzi di De Luca mi emozionano come pochi, pur non essendo stilisticamente perfetti.

        Siamo quasi alla fine delle vacanze. Sei pronto per ricominciare? Io mica tanto …

  2. Ho compreso qual è il tuo punto di vista, anche quello dell’altro commento che non pubblico qui. Quanto alla fine delle vacanze, secondo me dobbiamo dire a più persone possibile che siamo ansiosi di ricominciare, anche se a volte non è vero; altrimenti si rinforzerà l’idea, già così diffusa tra l’opinione pubblica, che gli insegnanti sono dei fannulloni e amano stare sempre in vacanza.

  3. Professore ha fatto bene a leggere un piccolo gioiello come “Le notti bianche” ! Dostoevskij è uno di quegli autori di cui è impossibile precludersi anche soltanto un titolo. Ci sono molti autori contemporanei che meritano di essere apprezzati, come ad esempio Matteo Cellini, vincitore del premio Campiello 2013, oppure Michela Murgia. Non sia così severo verso le nuove leve del mondo della scrittura ! A presto
    Lorenzo

  4. Caro Lorenzo, io non ho letto solo “Le notti bianche”, ma quasi tutto Dostoevskij, che considero uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. Mi affascina quel senso del tenebroso, del complesso, talvolta dell’incomprensibile che emerge dalle sue pagine, molto più attuali di quanto comunemente si crede. Verso “le nuov e leve del mondo della scrittura” confesso di essere stato troppo aspro; ma questo nondimeno è il mio pensiero, che deriva forse da un mio troppo spiccato senso della classicità e da una visione un po’ idealizzata dei secoli passati, quando esistevano veri valori artistici, politici e morali che oggi purtroppo non esistono più. E non è un caso il fatto che, forse condizionato da questo pregiudizio, ogni qual volta ho tentato di leggere un contemporaneo non sono mai riuscito a terminare la lettura, e spesso sono stato anche preso da un forte senso di disgusto. Sa, ci sono sensazioni che non riusciamo a dominare, e purtroppo io ne provo molte, non soltanto questa di cui ho qui parlato.

  5. Interessante questo romanzo, anche se mi dispiace questa visione negativa del sognatore, un mestiere che sarebbe bello se fosse più diffuso, magari come hobby via! Quanto al dileggio di questa società, mah, se capita forse serve a indicare che si è sulla strada giusta!
    I classici sono intramontabili, hanno la capacità di mantenere immutata la loro forza espressiva e certo è un talento non da tutti, uno dei miei scrittori prediletti è Calvino. Tuttavia, mi piacciono anche alcuni contemporanei, pur riconoscendo che la loro letteratura è di tutt’altro spessore.
    Quanto a Moccia, credo che definirlo “scribacchino” sia persino un complimento!

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