Nella terra di Giuseppe Verdi

G.Verdi
Ieri domenica 21 luglio, così per fare qualcosa di diverso dal solito, ho deciso di fare un viaggio a Parma, o meglio a Busseto, il luogo natale di Giuseppe Verdi, uno dei più grandi compositori italiani, se non il più insigne in assoluto. Ascoltare le sue opere, che posseggo tutte in CD, è sempre un’emozione indimenticabile: la bellezza dei cori e delle romanze, l’intensità dei sentimenti che sa esprimere, la dolcezza e l’energia delle sue note sono qualcosa di inimitabile, autentico prodotto di un’arte grandissima, alla quale nessuno oggi può neanche lontanamente paragonarsi. L’arte oggi è morta, come ho scritto in un vecchio post di questo blog, e l’unica possibilità per noi per gustarla è avvicinarsi alle opere del passato; in particolare, l’800 è stato uno dei secoli più creativi della storia, e Giuseppe Verdi rappresenta una delle punte più elevate di quel grandissimo secolo. Dicevo che ascoltare le opere verdiane è una grande emozione; per questo mi è venuto il desiderio di vedere le terre in cui è nato e in cui è vissuto, nelle quale pare aggirarsi ancora il suo spirito.
La cittadina di Busseto non offre granché, a dire il vero, ed in una calda e umida giornata estiva come quella di ieri capita di incontrare poche persone. Comunque, al nostro arrivo, io e mia moglie abbiamo deciso di visitare il museo nazionale intitolato al Maestro, ma è stata una parziale delusione: in tante sale decorate da dipinti, allietate dalla musica di Verdi e arricchite da costumi indossati dai cantanti nelle opere, in effetti, non c’era nulla di autentico, perché i quadri d’autore che vi si ammiravano, tra i quali spiccavano quelli del grande pittore ottocentesco Francesco Hayez, erano tutte riproduzioni e copie, non sempre ben riuscite. L’atmosfera però si era ormai creata, e trovarsi in quei luoghi trasmetteva una certa suggestione che mi è rimasta per tutta la giornata.
Da Busseto ci siamo poi recati a Sant’Agata, dove si trova la grande villa, circondata da un immenso parco, che il Maestro acquistò a metà del secolo e nella quale visse per quasi cinquant’anni. Adesso è di proprietà degli eredi che ancora vi abitano, e soltanto una piccola parte è aperta ai visitatori: cinque stanze in tutto, in cui sono però conservati preziosi cimeli come dipinti, lettere, spartiti (non originali però), mobilio ecc., tutte cose che Verdi e la sua seconda moglie Giuseppina Strepponi usarono e toccarono con le loro mani. Vi è conservato anche il letto del Grand Hotel di Milano dove il Maestro morì il 27 gennaio 1901, letto che fu donato dall’Hotel alla casa di riposo per musicisti fatta costruire a Milano dallo stesso Verdi, e che poi fu riportato a Sant’Agata. Nel parco della villa si possono ammirare anche le piante esotiche che il compositore fece giungere da tutto il mondo e trapiantò personalmente; nella scuderia, infine, sono visibili le carrozze a cavalli che ancora usavano a quei tempi. Si dice che Verdi, quando si recò a San Pietroburgo nel 1862 per rappresentarvi “La forza del destino”, fece l’intero viaggio in carrozza a cavalli e vi impiegò 40 giorni.
Oggi purtroppo poche persone si interessano veramente all’arte e alla cultura, e molti giovani non sanno neppure chi sia stato Giuseppe Verdi, cosa abbia composto e quale sia stato il suo contributo (più o meno volontario e consapevole) all’Unità d’Italia. In questa società del consumismo e della superficialità non c’è più posto per la nostra grande tradizione culturale, l’edonismo moderno non ne sente più il bisogno. I politici stessi, specie quelli preposti all’istruzione ed alla ricerca, ritengono che basti parlare inglese o sapere usare un tablet o una LIM per completare la propria formazione. Ma la speranza è l’ultima a morire, e forse un giorno qualcuno si accorgerà che oggi più che mai, nell’era della tecnologia, la cultura umanistica è ancora necessaria, e la musica è parte integrante di essa, indaga il nostro animo e fa vibrare le corde più nascoste della nostra anima.

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