Giustizia e ingiustizia

La recente notizia della condanna in primo grado di Berlusconi a 7 anni di reclusione (e interdizione perpetua dai pubblici uffici) mi ha lasciato alquanto perplesso e mi ha fatto riflettere sullo stato della giustizia e sull’operato della Magistratura nel nostro Paese. Lasciando da parte quanto di immorale e di sconveniente possa aver commesso il personaggio in questione, che non ho alcuna intenzione di difendere, ciò che lascia esterrefatti è la pervicacia con cui si è voluti giungere a questa grave sentenza, per la quale non esisteva e non esiste alcuna prova concreta: entrambi i reati contestati, infatti, vengono negati dai protagonisti, né ci sono testimoni attendibili dei fatti; ce ne sono, invece, a favore della difesa, e costoro sono stati persino minacciati di incriminazione per falsa testimonianza. Il cittadino obiettivo, a questo punto, non può fare a meno di chiedersi se una giustizia di questa fatta possa davvero essere espressa “in nome del popolo italiano”. Per quanto mi riguarda, me ne dissocio totalmente e ripeto la ben nota frase “not in my name”, perché in questa sentenza non mi riconosco e la ritengo ingiusta e vessatoria. Per condannare qualcuno, chiunque sia, occorrono prove inconfutabili di colpevolezza, non bastano certo le convinzioni politiche dei giudici o il livore personale contro qualcuno; in questo caso, invece, sono questi gli elementi che hanno determinato una condanna spropositata, anche maggiore di quanto richiesto dall’accusa. Ora, io non voglio negare che il comportamento dell’ex Presidente del Consiglio sia stato moralmente censurabile e che, per sua responsabilità, la credibilità internazionale dell’Italia sia stata compromessa; ma prove certe dei reati attribuitigli non ve ne sono, ed è palese il fatto che il giudizio morale (o moralistico) su di una persona è cosa ben diversa da una condanna giudiziaria, per la quale occorre che siano stati commessi ben precisi reati previsti dal codice penale. Agire come hanno agito i giudici di Milano ricorda l’operato giudiziario dei regimi totalitari come il fascismo e lo stalinismo, dove si costruivano ad arte prove e testimoni per condannare i “nemici della rivoluzione”, colpevoli soltanto di essere in disaccordo, spesso molto parziale, con le idee guida del Partito unico.
A verdetti sconcertanti dei nostri tribunali, del resto, siamo ormai abituati: la necessità di sbattere il mostro in prima pagina, di trovare un colpevole a tutti i costi anche senza prove, è spesso più forte dell’accertamento della verità. Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, a gravissime condanne inflitte a certe persone, anche a causa dello sciacallaggio mediatico che è una delle vergogne del nostro Paese: ricordo, ad esempio, i casi della Franzoni, di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto di Perugia, ed anche quello delle due donne per l’omicidio di Avetrana. In tutti questi casi non c’era la certezza della colpevolezza degli imputati, si è proceduto alla loro condanna dietro l’onda emozionale dei gravi delitti commessi, ma senza prove certe e inconfutabili. Eppure queste prove sono indispensabili, altrimenti si rischia di condannare degli innocenti e rovinare loro una vita intera. E chi li ripaga per gli anni di carcere ricevuti e per la distruzione della loro immagine? Perché, dico io, i magistrati non pagano mai per i loro errori? Perché sono una lobby, una casta superprotetta e superpagata, che si può permettere di fare il bello ed il cattivo tempo, sulla pelle delle persone, senza alcuna possibilità di rivalsa. Chi si trova nelle loro mani è nella tela del ragno, nessuno lo può salvare. Per questo è necessaria una riforma generale della giustizia, che elimini i privilegi dei magistrati e li punisca in caso di errore, come succede per ogni altra categoria di cittadini.
Assistendo martedì sera alla prima parte della puntata di “Ballarò” mi sono ulteriormente indignato di fronte ad un servizio che mostrava una folla che incensava i giudici milanesi e invocava per Berlusconi la galera e la forca. Ma come, in un Paese dove i peggiori delinquenti hanno diritto alla comprensione e alla “rieducazione”, dove gli assassini sono spesso liberi dopo pochi mesi di carcere, si arriva a tanto odio e tanta ferocia da condannare aprioristicamente, senza prove, un politico e chiederne addirittura la rovina totale? Ma non ci rendiamo conto della barbarie che serpeggia nella nostra società così evoluta? Perché di barbarie si tratta, nessun altro termine può esprimere meglio l’ignobile rabbia del popolaccio, che mostra di essere ancor oggi, nell’era di internet, null’altro che una massa di animali calzati e vestiti. Un signore intervistato nel servizio di “Ballarò” ha detto che quella folla milanese, se potesse, impiccherebbe a testa in giù, a Piazzale Loreto, Berlusconi, come fece con Mussolini: e se allora, nel 1945, quello fu un atto atroce e criminale, oggi lo sarebbe ancor di più perché nulla potrebbe giustificarlo, né la passata dittatura né lo stato di guerra civile che l’Italia vide in quegli anni. Ma l’odio politico, specie di una certa parte, non accetta compromessi, vorrebbe addirittura l’eliminazione fisica del “nemico”. Il muro di Berlino è caduto da tempo, ma da noi c’è ancora qualcuno che, evidentemente, non se n’è accorto.

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2 risposte a “Giustizia e ingiustizia

  1. Seguo spesso il suo blog e con molto piacere, sia perché seguo un iter formativo simile al suo (Lettere), sia perché ho sempre sognato l’insegnamento (un’utopia, visti i tempi!). Le sue concezioni politiche sono emerse più di una volta nel corso dei suoi post e come tali vanno rispettate, ma non necessariamente condivise. Sul processo Ruby ci sono telefonate, intercettazioni, testimonianze, soldi ed indagati. Molti quotidiani online hanno messo a disposizione degli ottimi reportage. Dia un’occhiata. Si ricordi che quando parla di Berlusconi fa rifermento ad un uomo che in politica non ci dovrebbe nemmeno stare, essendo concessionario dello Stato. In questo caso costui ha sollevato la cornetta ed ha chiamato la questura chiedendo di rilasciare una certa nipote di Mubarack. Di grazia, chi è Silvio Berlusconi, per quanto potente e politicamente infallibile, per poter commettere un’azione del genere ? Anche questa pressione sulla polizia è considerata un reato ed è molto grave che un presidente del consiglio sia stato semplicemente coinvolto .
    Le vere vittime degli errori giudiziari non sono gli indagati del processo Ruby, che sicuramente riusciranno a scamparsela (purtroppo) con parcelle abbondanti per i loro difensori. Pensi alla famiglia di Stefano Cucchi, il ragazzo morto in un carcere francese, altro che le persecuzioni giudiziarie di Berlusconi.
    Non bisogna sorprendersi dell’atteggiamento della folla . Per quanto barbaro, scorretto, incomprensibile, si tratta della voce della disperazione, fatta di persone che hanno perso tutto negli ultimi anni, persino quella lucidità che avrebbe fatto loro rabbrividire al pensiero di quelle riflessioni a cui noi inorridiamo.Non compatisco e non solidarizzo con i cori che invocano un nuovo piazzale Loreto, ma allo stesso modo prendo atto di far parte di una nazione ormai alla deriva.

    • Caro signor Lorenzo, lei non deve condividere necessariamente le mie opinioni, ci mancherebbe altro. Però io sono libero di continuare ad averle e dissentire da quanto Lei ha scritto: tutto quello che esiste sul processo Ruby, e che Lei ha elencato, non sono prove di colpevolezza, soprattutto tali da giustificare una condanna a sette anni per una telefonata, quando colui che sarebbe stato concusso è il primo a negare questa circostanza.
      Io poi non ho sostenuto che Berlusconi sia l’unico ad essere vittima del sistema giudiziario italiano: ce ne sono tanti altri, condannati solo per dare in pasto al mostro mediatico un colpevole quale che sia, senza prove certe. Il caso Cucchi è diverso, lì si tratta del sistema che protegge se stesso e della volontà di coprire il comportamento violento di certi servitori dello Stato che, come dice il Manzoni, a forza di stare coi delinquenti hanno imparato un po’ il mestiere. Ma che contro Berlusconi vi sia una persecuzione giudiziaria indegna di un paese civile mi pare sotto gli occhi di tutti; ed è una vera e pericolosa malattia della democrazia il fatto che i poteri dello Stato, costituzionalmente indipendenti, si confondano tra loro in questo modo anomalo, che cioè si faccia uso di uno di essi (la magistratura) per eliminare un avversario politico che non si riesce a vincere mediante le normali regole del sistema democratico. Questo è sotto gli occhi di tutti, così come lo è la ferocia ignobile di una folla incivile che attribuisce ad una sola persona tutte le cause del proprio malessere, invocandone addirittura il linciaggio fisico. E di ciò è responsabile in toto la stampa e la televisione di una certa parte politica, quella di tutti coloro che non hanno ancora accettato le regole della democrazia, ma che continuano a odiare il presunto nemico anziché confrontarsi civilmente con l’avversario, così come avviene in tutti i paesi civili.

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