Chi declassa la categoria dei docenti?

Ho letto oggi, sul sito di Repubblica, che una collega di un liceo di Palermo, la prof. Silvia Parroco, ha denunciato (penso con una lettera al quotidiano) l’umiliazione che, come tanti altri colleghi, ha subito dal Ministero: chiamata dall’ufficio scolastico regionale della Sicilia per ricevere l’incarico di commissaria nei concorsi a cattedre per il Latino, ha scoperto che avrebbe dovuto lavorare un’intera estate, anche ad agosto perché le pratiche concorsuali debbono concludersi entro il 31 di quel mese, per un compenso complessivo che non avrebbe raggiunto i 500 euro. Indignata, la collega ha rifiutato e si è sentita dire dall’impiegato: “Lo faccia per spirito di servizio”. Inutile dire che lei non ha cambiato idea ed è tornata alle sue classi; ma quel che desta sconcerto e meraviglia non è soltanto il trattamento ignobile e vergognoso riservato ai docenti, ma anche il fatto che qualcuno possa credere che persone con una dignità umana possano accettare una condizione da schiavo per pura vocazione e per “spirito di servizio”. Andiamo a chiederlo agli avvocati, ai medici specialisti che si fanno pagare anche 150 euro a visita, ai politici e a qualsiasi altra categoria: ci risponderanno con parole che non sarebbe carino trascrivere in questo blog.
Qualche mese fa avevo già trattato l’argomento con il post “Presidi e docenti trattati da pezzenti (e fa anche rima!)”, che ha ricevuto centinaia di visite ed alcuni commenti. Ma nulla è cambiato: per i concorsi voluti da Profumo ai docenti esaminatori, che dovranno correggere centinaia (e forse migliaia) di elaborati scritti e interrogare centinaia di candidati, con un impegno che dura per molti mesi (e senza poter avere, oltretutto, l’esonero dall’insegnamento!) vengono corrisposti 209 euro più 50 centesimi per ogni candidato. Un mendicante che si sdraia con un cane in una via cittadina guadagna almeno dieci volte di più.
Ma la colpa è anche nostra, perché l’esempio della collega palermitana dovrebbe essere seguito, se solo noi docenti avessimo un briciolo di dignità e di professionalità, da tutti: nessun docente dovrebbe accettare di lavorare in queste condizioni, tanto da costringere i negrieri del Ministero a cambiare radicalmente e corrispondere ai docenti una cifra almeno 10 volte superiore (e sarebbe il minimo!) oppure annullare il concorso. Ma purtroppo la categoria degli insegnanti non è mai stata coesa, né capace di farsi valere, in nessuna circostanza: accettiamo tutto, lavoriamo molto spesso oltre quel che sarebbe il nostro obbligo, non ci ribelliamo mai. In questo modo siamo noi per primi a svalutare il nostro lavoro, e non possiamo poi lamentarci se l’opinione pubblica pensa di noi tutto il male possibile, se i giornalisti della TV e dei quotidiani ci dileggiano apertamente strizzando l’occhio alle malefatte degli studenti, se i ministri incapaci come Profumo restano più di un anno in un incarico che presume una competenza che non hanno affatto. Voglio fare un paragone con il mondo classico: i sofisti della Grecia antica, e gli oratori del IV secolo come Isocrate, avevano scuole ed insegnavano ai giovani l’arte della parola. Si facevano pagare moltissimo, molto più dei medici, perché sostenevano che la cura dell’anima è molto più importante di quella del corpo. Noi invece, in una società dove il denaro è status-symbol e determina anche (purtroppo!) la rilevanza sociale di un individuo, veniamo invitati a lavorare “per spirito di servizio”, e molti di noi lo fanno, accettando di esser trattati come schiavi. Chi si comporta così manca di ogni dignità, di ogni coscienza professionale, è – in altre parole – indegno di esercitare questa professione.

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2 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica

2 risposte a “Chi declassa la categoria dei docenti?

  1. Caro Massimo,

    da quanti anni insegni? Io da quasi trenta e devo ammettere che solo da una decina d’anni ho capito che, se siamo ridotti a questo, è proprio a causa di quello “spirito di servizio” invocato dall’impiegato dell’USR e che, fortunatamente, la collega siciliana ha negato. Però per anni abbiamo fatto di tutto e di più per vocazione, sacrificio, missione, coscienza …. non so, aggiungi pure quel che ti pare. E proprio per questo abbiamo perso la dignità e anche la faccia davanti all’opinione pubblica.

    Io ancora vedo facce scandalizzate quando a scuola dico che non faccio nulla di extra senza essere pagata. Sono pure disposta ad accettare un compenso inferiore a quello che mi spetterebbe (tanto si sa che in sede di contrattazione decentrata non si può pretendere granché dal Fis) ma comunque pretendo che mi venga riconosciuta una professionalità che altri non hanno. Altri che magari non insegnano discipline con scritto e orale, che hanno pochi o niente compiti da correggere, che dispongono di un sacco di tempo libero e fanno gli affaracci loro anche quando sono in classe. Sono questi i colleghi contro i quali dobbiamo combattere, loro hanno portato la scuola ad un tale degrado (agli occhi di chi non insegna, ovviamente) dal quale non so se ci risolleveremo mai.
    E dobbiamo avere il coraggio di dire no. Ad esempio, io non porto a casa più i quaderni per controllare se hanno fatto i compiti e come li hanno fatti né assegno attività che devono essere corrette singolarmente. Abbiamo 18 ore e tutti i pomeriggi impegnati, compreso il we. Di più non è nemmeno umanamente possibile fare.

    • Cara Marisa, io insegno dal 1980 e puoi quindi capire che, come te, le parole come “dovere”, “sacrificio”, “missione” ecc. le ho sentite tante volte, ed anch’io, tantissime volte, ho lavorato senza guadagnare nulla, per puro spirito di servizio. Tanto per citare una cosa, ho sostenuto io da solo, per molti anni, la presentazione del mio Liceo alle Scuole Medie, mentre i colleghi più giovani di me, che quindi rischiavano di perdere il posto con la diminuzione della classi, se ne disinteressavano altamente, e non erano disposti neppure a venire qualche ora a scuola a fare l'”open day”, che ho condotto praticamente da solo. Poi mi sono stancato, non ho fatto più nulla neanche io e così, forse per caso ma credo di no, in due anni siamo passati dai 60 ai 23 iscritti al primo anno.
      E per il resto la penso esattamente come te: non si fa più nulla per la gloria. A me pare che 18 ore settimanali di lezione, più altrettante o più per le altre attività, siano più che sufficienti. Chi vuol fare l’eroe lo faccia pure; io ho già dato.

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