La scuola e l’attualità

In questi giorni, girovagando su internet, ho letto una notizia che mi ha fatto riflettere su una questione annosa e mai risolta. Un alunno del liceo Classico della bella cittadina pugliese di Gioia del Colle (Bari) ha mandato una lettera ad un giornale locale, dove si sfoga lanciando accuse di ogni tipo alla sua scuola: dalla fatiscenza dell’edificio dove è ubicata alle forti critiche nei confronti dei docenti, accusati da lui di inculcare nei ragazzi una cultura vetusta e nozionistica fatta di nomi e di date, tanto da definire l’istituto come un “votificio”, dove si richiede agli studenti uno studio continuo ma sterile, privo di agganci con la realtà contemporanea e fisso in un’asettica contemplazione del passato. Si tratta, ancora una volta, della vecchia accusa di nozionismo di cui è sempre stata vittima la nostra scuola, la quale da un lato si fonderebbe su dati puramente oggettivi senza trasmettere il vero sapere, dall’altro si arroccherebbe in una torre d’avorio lontana anni luce dalla società contemporanea e dai suoi problemi. La lettera del ragazzo è grave, drammatica; e non mi pare affatto soddisfacente la risposta dei docenti inviata al medesimo organo di informazione appena il giorno seguente, perché in essa non si prende alcuna posizione sulle questioni sollevate dallo studente, ma ci si limita a rimpallare le responsabilità dei problemi logistici sull’amministrazione provinciale che non provvede a tenere l’edificio scolastico in condizioni decenti (e questo è vero senza dubbio), ma nulla o quasi si replica in merito alle accuse di nozionismo e di autoreferenzialità che emergono chiaramente dal messaggio dello studente.
Purtroppo queste accuse sono antiche, risalgono al ’68 ed agli anni immediatamente seguenti, quando tutta la scuola italiana (ma in particolare, come sempre, il Liceo Classico) era accusata di trasmettere non vera cultura ma solo nozioni, e di trattare argomenti troppo lontani dalla realtà contemporanea. Molti di noi, nel corso della carriera, si sono sentiti ripetere, da studenti e genitori politicizzati, queste lamentele, su cui i docenti di Gioia del Colle avrebbero dovuto prendere posizione, come ho sempre cercato di fare io in simili frangenti. Quanto al cosiddetto “nozionismo”, bisogna intendersi su come definire questo termine. Certo, se un docente pretende dagli studenti soltanto che ricordino nomi e date senza collegarle ai problemi più ampi di cui sono espressione, e senza impostare una riflessione critica sui concetti e sulle tematiche affrontate, l’accusa è fondata; ma se invece egli tratta in modo approfondito gli argomenti del suo programma, facendo partecipare al dialogo gli studenti e sollecitando il loro contributo critico ed autonomo, quei nomi e quelle date non saranno fini a se stessi, ma verranno inseriti in un contesto culturale in cui anch’essi risulteranno indispensabili, perché non è lo stesso dire che la Rivoluzione Francese si è svolta nel 1789 o collocarla magari due o tre secoli prima o dopo. Non è la data in sé che conta, né può essere sufficiente a conoscere un problema storico o letterario, ma è comunque necessaria per collocare il fenomeno nel suo giusto contesto temporale, altrimenti si perde del tutto la cognizione del problema.
Altro discorso merita l’accusa fatta alla scuola, ormai da un quarantennio, di essere lontana dall’attualità. A questo riguardo io dico liberamente ciò che penso, anche se so che molti non condivideranno il mio pensiero. Secondo me la scuola deve fornire gli strumenti critici e culturali per comprendere la realtà in cui viviamo, ma non deve parlarne direttamente, magari intavolando discussioni o sit-in simili ai talk-show televisivi o qualcos’altro del genere. Per l’informazione su ciò che avviene attualmente in Italia e nel mondo ci sono i canali televisivi, i giornali, i siti internet, i blog ecc. ecc., non v’è alcun bisogno di trasformare la scuola in un circolo ricreativo o un’assemblea di partito o di circolo. Studiando e approfondendo le discipline umanistiche come l’italiano, il latino, il greco, la storia, la filosofia ecc. lo studente acquisirà quella conoscenza dei fenomeni politici e sociali e quell’autonomia di giudizio che gli consentirà di diventare un cittadino consapevole e di operare serenamente le proprie scelte di vita, sia ideologiche che di diversa natura.
Ovviamente ciò non esclude che, ogni volta che studiando un fenomeno storico o letterario si possono operare paralleli con le istituzioni e la società contemporanee, il docente operi questi collegamenti ed inviti gli studenti ad una riflessione meditata su di essi. Faccio un esempio. Spiegando ai miei alunni di quarta le tragedie di Eschilo, mi sono a lungo soffermato sulle Eumenidi, un’opera grandiosa che possiamo definire il primo manifesto della democrazia, perché da essa emergono concetti importanti come l’organizzazione assembleare, la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, la funzione delle leggi nello Stato, l’amministrazione della giustizia e via dicendo. In tale occasione ho operato puntuali paralleli con la nostra società attuale e fatto riflettere i miei alunni su questi importanti principi che saranno alla base della loro vita futura di cittadini, in un confronto critico da cui sono emerse considerazioni e suggerimenti di grande rilievo. Questo si può e si deve fare, ma non mi si chieda di trasformare la scuola in un talk-show alla Bruno Vespa, perché mi rifiuterò sempre di prendere anche soltanto in considerazione una simile aberrazione.

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2 commenti

Archiviato in Attualità, Scuola e didattica

2 risposte a “La scuola e l’attualità

  1. Lucrezia

    Chissà perché le nozioni sono così bistrattate. Il termine “nozione” non ha un’accezione negativa.

    • In senso scolastico sì, Lucrezia, solitamente ha un’accezione negativa. Ma nel mio post credo di essere stato chiaro: imparare nomi e date è un puro esercizio retorico se la richiesta del docente si fonda soltanto su quelli; diventano però indispensabili se inseriti nel loro giusto contesto, ossia come dati oggettivi che servano a comprendere problemi storici e letterari più ampi e complessi.

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