Il declino del Liceo Classico

Leggendo, in questi giorni, i dati emanati dal MIUR sulle iscrizioni alla scuola secondaria superiore per il prossimo anno scolastico 2013/14, si nota che a livello nazionale risultano in aumento gli istituti tecnici e professionali, mentre nell’ambito dei Licei, l’unico incremento significativo è quello dello scientifico delle scienze applicate. Non buoni sono invece i risultati dei Licei tradizionali, ed in particolare quello del Liceo Classico, per il quale risulta in calo la percentuale degli iscritti a livello nazionale, con un passaggio dal 6,7% del totale al 6,1%; se poi consideriamo che, attorno agli anni 2005-2007, la percentuale dei ragazzi che sceglievano il Classico era intorno al 10% del totale, il declino appare ancor più chiaro e inarrestabile,con un’accentuazione in questi ultimi due o tre anni.
Quali le cause di questo mancato gradimento degli studi classici e della cultura umanistica, che pure ha costituito da sempre la culla della nostra civiltà? In parte possiamo chiamare in causa la crisi economica, che induce le famiglie a ritornare al vecchio concetto del diploma da utilizzare dopo cinque anni di studi, senza dover affrontare l’Università, che come tutti sanno è molto dispendiosa; e questa motivazione può essere chiamata in causa per tutti i Licei, non solo per il Classico, cioè tutte le scuole che presuppongono, come naturale esito del proprio percorso formativo, la prosecuzione degli studi in ambito universitario. A ciò si è aggiunta però, per volontà del nostro Ministero e del ministro Profumo, una insistente propaganda, effettuata anche mediante spot televisivi, a favore degli istituti tecnici e professionali. Io considero vergognosa e bugiarda questa propaganda: vergognosa perché un ministro della Repubblica non deve mai favorire un ordine di scuole rispetto ad un altro, e illusoria perché con questi spot si è lasciata intravedere per i diplomati un’immediata immissione nel mondo del lavoro, un’affermazione che è pura e semplice fantasia, considerato l’attuale tasso di disoccupazione giovanile, che, se è elevato per i laureati, è elevatissimo per i diplomati, il cui inserimento nell’attività produttiva è sempre più problematico.
Ma per quanto attiene al Liceo Classico le cause del declino sono ancor più variegate. A quelle sopra descritte va aggiunta anche la superficialità della società moderna, che non tiene più in alcun conto la cultura e la formazione umana dei nostri giovani. Si tratta, nel caso specifico delle discipline umanistiche, di una formazione lenta e graduale, i cui frutti non si colgono subito, ma nel corso degli anni e durante l’intero percorso dell’esistenza: una mente che funziona, che mediante lo studio del passato sa comprendere il presente e programmare il futuro, che sa ragionare autonomamente e compiere in piena libertà intellettuale le proprie scelte, non si forma in poco tempo, né con poca fatica. Ma questi princìpi, che per noi uomini alle soglie della terza età e da sempre cresciuti con questo tipo di cultura sono ovvi e scontati, non lo sono per i giovani di oggi, figli della società del “tutto e subito” e alimentati con la tecnologia della tv e del computer, anch’essa peraltro vissuta passivamente e superficialmente da chi passa le sue giornate su facebook o su twitter. I ragazzi di oggi, condizionati dall’ignoranza dei mass-media, dei politici e dei ministri stessi, i quali fanno intendere che per realizzarsi nella vita è sufficiente saper usare un tablet o sapere l’inglese, non comprendono più nemmeno l’importanza ed il valore della cultura umanistica, e perciò non prendono più neanche in considerazione l’idea di frequentare un Liceo Classico. La loro è pura ignoranza, l’ignoranza di chi è inconsapevole del valore di certi studi e perciò li rifiuta a priori. A ciò si aggiunge il fatto che studiare il latino e il greco (oltre ovviamente alle altre materie) richiede tempo e impegno costante, una fatica che i giovani di oggi non sono più disposti a sostenere; e non solo perché non ne comprendono il valore e l’utilità, ma anche perché è la società stessa a distoglierli, una società dove chi meno si impegna e più si fa furbo ottiene i maggiori successi. Non va poi trascurato che quelle scuole a cui si iscrive la maggior parte degli studenti attuali richiedono un tempo dedicato allo studio molto inferiore a quello richiesto da un Liceo Classico, mentre ad un tale disimpegno totale o parziale corrispondono, nella maggior parte dei casi, valutazioni più alte sia negli esiti dei singoli anni di studio sia in occasione dell’esame di Stato. Non ci vuole molto a capire, con tali premesse, il motivo per cui i ragazzi di terza media, interrogati sulla scelta della scuola superiore, storcono il naso quando si nomina loro il Liceo Classico e pongono all’interlocutore varie domande, tra le quali le più frequenti sono due: “A cosa servono il latino e il greco?”, e “Perché dovrei studiare tanto per avere voti più bassi di quelli che avrò in altre scuole studiando meno?”. Già: perché dovrebbero sacrificare la loro gioventù, i loro anni migliori, sui libri? Andiamoglielo a spiegare, con gli esempi che si vedono oggi in questa nostra società, a cominciare da quelli che ci fornisce la nostra classe politica.

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12 commenti

Archiviato in Attualità, Scuola e didattica

12 risposte a “Il declino del Liceo Classico

  1. Lucia

    Gentile collega, condivido pienamente le tue riflessioni.
    La superficialità della nostra classe politica, in particolare di quanti si occupano di scuola senza averne conoscenze e competenze, sta distruggendo un Liceo che considero ancora oggi il fiore all’occhiello del nostro sistema formativo.
    Mi auguro solo che ci si fermi prima del baratro…

    • Grazie, Lucia, per il tuo commento. Io insegno latino e greco da tanti anni, ma non mi sono mai sognato di considerare queste discipline esclusive per la formazione degli studenti, anzi ho sempre esortato tutti a studiare bene anche le materie scientifiche, perché anch’esse sono importanti e formative. Non voglio sostenere ad ogni costo che il Classico sia “il fiore all’occhiello”, come dici tu, perché se assumiamo questa posizione ci accusano di essere classisti e di rinchiuderci nella torre d’avorio; ritengo però che la cultura umanistica sia ancora utile e necessaria nella società attuale, anche per recuperare quei valori morali e civili che si stanno purtroppo perdendo.

  2. Perché non è contemplata l’ipotesi che il declino del liceo classico sia semplicemente ascrivibile alla sua inattualità e, in un certo senso, “inutilità”, dovuta al continuo e insopportabile ripiegamento sul passato? È sì vero che studiare per la conoscenza fine a se stessa è un’attività appagante, ma non tutti se la possono permettere.

    Lei afferma: «Ma questi princìpi, che per noi uomini alle soglie della terza età e da sempre cresciuti con questo tipo di cultura sono ovvi e scontati, non lo sono per i giovani di oggi, figli della società del “tutto e subito”»
    Lei pensa che il declino di questo Paese sia attribuibile ai giovani secondo lei “ignoranti”, o a quella terza età che oggi ci governa? I nostri politici, con la loro sopraffina cultura “di una volta”, sono forse stati in grado di “comprendere il presente e programmare il futuro”?

    Mi sembra che considerare la cultura classica come UNICO mezzo di elevazione della persona umana sia frutto di un’ingiustificata preclusione verso altre aree della conoscenza, e un po’ anche dell’arroganza di certi “classicisti”. Ci sono validi giovani che escono dai licei scientifici o dagli istituti tecnici e percorrono una carriera universitaria brillante. Semplicemente si fanno delle scelte diverse, e NESSUNO può permettersi di dare dell’ignorante allo studente che, uscito dalla terza media, sceglie consapevolmente un percorso rispetto ad un altro.

    Quale sarebbe stata la propaganda di Profumo a favore dei tecnici e dei professionali? Me la sono persa. Che cosa c’entrano Facebook e Twitter? Gli idioti esistono da ben prima di Facebook, la differenza è che oggi vanno online. Ancora, non vedo quale sia il problema.

    • Ho l’impressione, sig. Pietro, che Lei non abbia studiato molto bene le materie umanistiche, perché noto nel suo commento, oltre a un certo immotivato livore verso il liceo Classico, anche una scarsa comprensione di quanto da me scritto in lingua italiana. Io non ho mai detto che gli studenti di terza media siano ignoranti, caso mai lo sono quegli adulti (non solo i politici) che pensano che basti saper utilizzare un tablet o sapere un po’ di matematica per essere persone di cultura e realizzarsi nella vita. La follia informatica e “scientifica” di oggi è esagerata ed errata, perché se le discipline scientifiche sono indispensabili per la formazione di un giovane, lo sono anche – e non meno – quelle umanistiche, attraverso le quali si sviluppano le capacità di ragionamento e di scelta autonome e si determina la comprensione del presente, mediante lo studio del passato, E poi vorrei anche aggiungere che spesso i giovani di oggi, pur imbevuti di tecnologia, di informatica ecc. non hanno una mentalità veramente scientifica, perché sfruttano soltanto le risorse a disposizione senza comprendere effettivamente il loro funzionamento e la logica che le fa muovere. La scienza vera è ragionamento autonomo,. è scoperta, è scelta, è intuizione, non è semplicemente schiacciare i tasti di un computer.
      Vorrei dirle anche che è profondamente errato e miope quello che ha scritto all’inizio del commento, cioè che il liceo Classico è sempre ripiegato sul passato; si studia il passato ma anche il presente, e le discipline dell’area scientifica hanno tutto il rispetto e lo sviluppo che devono avere, armonizzandosi con quelle umanistiche. Per quanto riguarda gli studi universitari, mi dispiace contraddirla, ma secondo le statistiche elaborate da Almalaurea di Bologna e altri rilevatori, gli alunni provenienti dal liceo Classico sono quelli che si laureano prima e con i voti migliori, anche alle facoltà scientifiche, perché hanno acquisito una serietà di impegno ed un metodo di studio che altre scuole non forniscono.

      • Simona

        Buongiorno, ho frequentato circa 30 anni fa lo stesso liceo classico che oggi mio figlio frequenta. I miei studi sono stati preziosi per la mia crescita umana e professionale ma non le nascondo che vedere che la scuola in questi 30 anni non si è mossa di un passo mette sgomento. Io credo che gli studi umanistici dovrebebro essere affrontati anche calandoli nel tempo che viviamo oggi; ad esempio se i ragazzi scrivono perchè devono farlo solo sulla carta? perchè non tenere tenere un giornale on line, un blog, perchè non occuparsi di transmedialità? perchè non esercitare l’arte oratoria in una webradio? gli stessi contenuti possono essere studiati (e veicolati anche all’esterno e forse l’opinione “media” sul liceo classico cambierebbe) con mezzi contemporanei imparando ad utilizzare questi mezzi e non solo a “schiacciare dei tasti”. Servirebbero risorse, laboratori e soprattutto professionalità, perchè, diciamolo, gli insegnanti di lettere antiche al loro arco hanno spesso solo il vecchio caro gessetto bianco. Penso che il liceo classico avrebbe potuto essere una scuola meravigliosa per mio figlio se costruita, anche, con mezzi e strumenti del nostro tempo.

      • Signora, sono contento del fatto che lei approvi gli studi classici, ma non posso darle ragione quando dice che il Liceo Classico in 30 anni non si è rinnovato affatto. Non è vero, perché io posso dirle con certezza che i metodi di lavoro si sono rinnovati, lo studio delle lingue classiche è stato quasi ovunque suddiviso in tre anni anziché in due, nell’analisi dei contenuti – anche grazie a libri di testo molto più completi e approfonditi di quelli di 30 anni fa – molto si è fatto in termini di analisi, di sintesi e soprattutto di confronto tra la cultura del mondo classico e quella moderna e contemporanea. Io al liceo avevo un prof. che mi faceva imparare a memoria centinaia di versi di Omero, della lirica greca, della tragedia, senza spiegarcene il significato; se adesso lo facessi io, i miei alunni mi avrebbero già defenestrato. Certo, cara signora, alcuni contenuti di base non possono essere stravolti: se la grammatica latina e greca, o la matematica di base, hanno determinate regole, non le si può ignorare in nome della “modernità”, al massimo si può proporle in modo diverso, ma sempre quelle sono. Dal punto di vista dei nuovi mezzi multimediali molto si è fatto, anche al Liceo Classico: in molte classi funzionano le LIM, vengono compiute ricerche on line, i docenti (fra cui il sottoscritto) utilizzano il proprio sito web per fornire materiale didattico ecc. Qui però mi fermo, perché ritengo che gli strumenti multimediali siano i benvenuti, a patto però che restino strumenti, non pretendano cioè di sostituire i libri di carta o, peggio ancora, il cervello umano. L’alunno deve avvalersi anche dei mezzi tradizionali, e soprattutto ragionare con la propria testa. Per questo mi batto da tempo contro questa sbornia informatica che, a partire dei Ministri, si è diffusa nella scuola e rischia di stravolgerne i caratteri e le finalità.

  3. simona

    Gentile Professore le ringrazio e le faccio i miei complimenti; mi auguro di poter vedere anche nella nostra scuola traccia di quel rinnovamento che forse non è stato compiuto ovunque (approffittando proprio del suo esempio qui abbiamo ancora insegnanti che fanno imparare a memoria centina di versi e che faticano ad inviare una e-mail).
    I migliori auguri a lei ai colleghi e agli alunni per il nuovo anno di studi. Simona

    • Grazie a Lei, gentile signora. Mi auguro che il liceo frequentato da suo figlio si adegui ai tempi moderni e rinnovi un po’ i suoi metodi. Imparare versi o concetti a memoria di per sé non sarebbe un male, ma andrebbe accompagnato dal ragionamento autonomo e dalla riflessione su quanto imparato; altrimenti diventa un vuoto esercizio, un virtuosismo retorico, come direbbe Cicerone e gli altri oratori antichi, che di memoria si intendevano abbastanza.

  4. simone

    Buongiorno, sono uno studente di terzo liceo ( o quinto anno come dir si voglia) e in generale concordo con lei sull’utilità dello studio di materie come latino e greco, che “aprono” la mente. Ne sono anzi fermamente convinto, dal momento che mi accorgo dei vantaggi che lo studio di queste materie mi sta dando.Allo stesso tempo peró mi chiedo se nella nostra epoca non sia meglio abbandonare queste lettere “morte” ( anche se sono sicuro Lei dissentirá su questo termine) e affrontare lingue moderne come il cinese o il russo. Penso infatti che lo studio della loro grammatica e cultura, così differenti dalle nostre, possano apportare gli stessi vantaggi del latino e del greco, con l’ unica differenza che le potremmo anche parlare e magari usare in futuro nel mondo del lavoro.

    • Caro Simone, tu stesso riconosci che lo studio delle materie umanistiche è utile ed insegna a ragionare e ad esprimersi bene: ne è prova la correttezza formale del tuo commento. Però, detto questo, non posso essere d’accordo né nella definizione del latino e del greco come “lingue morte”, né tantomeno con la loro sostituzione con il russo o il cinese. Non si può paragonare lo studio delle lingue antiche con quelle moderne, perché del tutto diverse sono le loro funzioni e gli scopi per cui si studiano. Quindi non si può sostituire il greco con il russo o il latino con il cinese, né con qualunque altra lingua; è vero però – e questo è incontestabile – che la conoscenza delle lingue antiche aiuta molto nell’apprendimento di quelle attuali, sia perché molte strutture sintattiche possono corrispondere sia perché la duttilità mentale che lo studio del latino e del greco fornisce è un aiuto prezioso per affrontare qualunque argomento.

  5. Egregio prof.il calo della passione per le materie classiche è dovuto ai prof.che a priori sconsigliano ai ragazzi il liceo classico.

    • E’ vero anche quello che dice Lei: molti insegnanti della scuola media sconsigliano il Liceo Classico ai propri alunni – anche a quelli più bravi – per paura di fare brutta figura loro, a causa dell’insufficiente preparazione linguistica che hanno fornito. Ma questa è solo una delle cause; ve ne sono molte altre.

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