Un libro nuovo per un antico sovrano

Agesilao

E’ uscita in questi giorni, presso l’editrice Aracne di Roma, la mia edizione dell’Agesilao di Senofonte, uno storico vissuto tra il V° ed il IV° secolo a.C. Il lavoro risale a vecchissima data, perché lo composi assieme all’amico Rodolfo Funari, allora mio collega al Liceo Classico “A.Poliziano” di Montepulciano, nientemeno che nel 1996; e decidemmo allora che lui avrebbe composto la traduzione dell’opera mentre io avrei curato l’introduzione e le note. Rimasto poi per tanto tempo nei cassetti di una ben nota casa editrice milanese, ne fu riesumato intorno al 2007, quando i responsabili di questa casa editrice dichiararono – dopo oltre un decennio in cui erano stati varie volte inutilmente sollecitati – di non avere più intenzione di pubblicare l’opera. Ma noi non ci siamo persi d’animo e, dopo una revisione del contenuto generale e della bibliografia, abbiamo deciso di cercare un altro editore, finché l’abbiamo trovato alla fine del 2010 ed in seguito, in questo mese di marzo 2013, siamo finalmente arrivati alla pubblicazione. Ci sono voluti ben 17 anni per portare a termine il progetto, ma direi che ne è valsa la pena: quando si crede fermamente in qualcosa non bisogna mai darsi per vinti.
L’Agesilao è un’operetta encomiastica che Senofonte scrisse per elogiare la figura di questo re di Sparta, ch’egli aveva seguito nelle campagne di guerra e che aveva sempre ammirato per le sue qualità militari ed umane. Ciò che più interessa ed affascina in questo scritto, tuttavia, non è tanto la personalità di Agesilao, sia essa descritta in maniera del tutto veridica o meno, quanto il fatto che questo re divenne per l’Autore il simbolo stesso del perfetto sovrano, quella forma di autorità che gli intellettuali greci del IV° secolo a.C. andavano idealizzando a seguito del vuoto ideologico provocato dalla caduta irreversibile della polis, l’organismo politico più caratteristico dell’antica Grecia.
L’attualità dell’operetta, composta in un greco limpido e scorrevole, sta nella reazione dell’intellettuale dinanzi ad una situazione di crisi politica, di mancanza di certezze e di valori: la figura di un sovrano realmente esistito e connotato da un carattere virtuoso diventa così un modello ideale, un paradigma di perfezione morale e civile da imitare e da indicare come la possibile soluzione di tutti i problemi. Forse anche oggi, in questa situazione di crisi economica, sociale e politica in cui si trova in nostro Paese, sarebbe necessario individuare un modello di virtù, un ideale di statista che possa tirarci fuori da una situazione di stallo e di incertezza che rischia di trascinarci verso una deriva irreversibile. Purtroppo, al momento, io non vedo da nessuna parte un nuovo Agesilao, né presso la vecchia classe politica né presso coloro che si definiscono “nuovi”, ma che per la loro inesperienza e soprattutto per la loro incapacità di passare dalla critica becera all’azione costruttiva, non ci danno alcuna certezza, né meritano in alcun modo la nostra fiducia.

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3 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Scuola e didattica

3 risposte a “Un libro nuovo per un antico sovrano

  1. Lucrezia

    Lei ha perfettamente ragione.
    Una sua collega all’estero.

  2. Matteo

    Salve Professore,
    Sono molto felice della sua prossima pubblicazione, e spero di cuore che ne seguano altre. Ma ciò che più mi stupisce è la sua ferma volontà e tenacia. Lei mi è stato d’esempio e mi auguro lo sia per molti ancora. Ho sempre ammirato il suo amore per il suo lavoro e per la disciplina che insegna, amore che l’ha portata ad una continua attività di ricerca. Vorrei poter seguire la sua strada, avere il coraggio di continuare, nonostante tutto, a studiare e ricercare. Purtroppo la situazione italiana non è delle migliori (per quanto mi riguarda parlo del campo della filosofia, dove mi trovo) e la possibilità di fare ricerca, sia in ambito accademico che non, è pressoché esclusa a priori. Nel primo caso perché da un lato mancano i soldi, dall’altro se sei cosa sfortunato da occuparti di ambiti poco “in voga” nessuno si degnerà di darti uno sguardo (l’unica soluzione è l’estero, dove le nostre competenze sono richieste), inoltre si deve aggiungere che le baronie e le “scuole-correnti” sono ancora molto forti (ed ad entrare sono sempre i soliti…). L’alternativa semplicemente non esiste (l’insegnamento è quasi del tutto precluso con i nuovi metodi di reclutamento -che poi cambiano dal giorno alla notte- tutto il resto poi con la mia materia c’entra poco o niente e come ben saprà tali occupazioni sono malpagate ed estenuanti tanto da impedire qualsiasi progetto di studio). Mi dispiace di averla tediata con le lamentele di un “giovane in crisi per il futuro”, e spero di non apparirle privo di ogni speranza; anzi vorrei poter lottare sempre per riuscire a coltivare la mia passione. Speriamo in meglio, anche se il panorama politico non è certo dei più rosei, ma non si sa mai…
    Credo di averla trattenuta già troppo a lungo.
    La ringrazio infinitamente per quello che ha fatto come professore e come persona, per me e per molti altri.
    Un caro saluto da un suo ex-allievo.
    M.C.

    • Questa lettera-commento è la più chiara dimostrazione di ciò che io sto dicendo da tempo sul problema della valutazione dei docenti, tanto cara ai nostri ultimi due ministri: che cioè a valutarci non siano gli alunni del momento, che favorirebbero inevitabilmente i professori più permissivi e larghi di voti, ma gli ex alunni, coloro che hanno avuto modo di constatare sulla loro pelle, attraverso l’ingresso nel mondo universitario, la validità e l’efficacia della formazione che hanno ricevuto durante gli studi liceali.
      Detto questo, ringrazio Matteo per le sue gentili parole e lo invito a moderare il suo pessimismo, e soprattutto a non mollare; se è vero infatti che la realtà attuale è più o meno quella descritta da lui, è però auspicabile un cambiamento sempre possibile, uno spiraglio che prima o poi si aprirà per i giovani onesti e volenterosi come lui. Nella mia vita io non ho fatto molto, non ho raggiunto posizioni di potere o di grande responsabilità, sono un semplice professore di liceo; ma posso dire che tutto ciò che ho l’ho ottenuto grazie ai miei meriti personali, senza fare il portaborse a nessuno e senza avere “santi in Paradiso”. Prima o poi il merito viene riconosciuto, o almeno dobbiamo sperare che sia così. Perciò invito Matteo a non disperare, a continuare con serietà i suoi studi e a farsi forte delle sue indubbie qualità umane e culturali.

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