Il mito dell’età dell’oro ieri ed oggi

Esiodo, il secondo grande poeta greco che visse tra l’VIII ed il VII secolo avanti Cristo, descrive nel suo più noto poema, le Opere e giorni, la storia del genere umano come una progressiva decadenza, facendola passare attraverso cinque diverse età simboleggiate con nomi di metalli: alla prima e più perfetta, quella dell’oro, segue poi quella dell’argento, quella del bronzo e quella degli eroi, per giungere infine all’età del ferro che è quella appunto contemporanea al poeta e nella quale dominano in società la violenza e l’ingiustizia. Si tratta di una concezione mitologica e del tutto fantastica della storia dell’uomo, ma è interessante esaminare le caratteristiche della prima di queste cinque età: in essa, dice Esiodo, “gli uomini vivevano “come dèi, senza affanni nel cuore, lungi ed al riparo da pene e miseria, né triste vecchiaia arrivava, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia, nei conviti gioivano, lontano da tutti i malanni; morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni c’era per loro: il suo frutto dava la fertile terra senza lavoro, ricco e abbondante; e loro, contenti e in pace, si spartivano i frutti in mezzo a beni infiniti, ricchi d’armenti, cari agli dèi beati” (Opere e giorni, vv. 112-120, trad. G.Arrighetti). Si tratta di un quadro edenico di completa e assoluta felicità, una società in cui gli esseri umani vivono beati, in pace, senza affanni né malattie, godendosi i frutti che la terra produce spontaneamente, senza alcun bisogno di faticare. Sono soggetti alla morte, certo, perché sono uomini e non dèi; ma essa giunge come sonno beato, priva di ogni timore e di ogni sofferenza.
Questa società perfetta, pacifica e beata è il sogno che da sempre ha accompagnato l’esistenza umana, ma, appunto perché di sogno si tratta, non ha mai potuto neanche lontanamente realizzarsi, ed è rimasta allo stato di pura utopia: in ogni epoca ed in ogni organizzazione sociale, infatti, gli uomini hanno dovuto sempre faticare per sopravvivere, e non soltanto sono soggetti, per legge naturale, alle malattie, alla vecchiaia ed alla morte, ma debbono fare i conti ogni giorno con l’ingiustizia e la prevaricazione, dalle quali nessuna società umana è mai stata immune. Eppure, nonostante ciò, il mito dell’età dell’oro e l’utopia della società giusta e perfetta è stato più volte riproposto nella storia della cultura umana: basti pensare, per quanto riguarda l’ambito letterario, alla Repubblica di Platone, alla raffigurazione dei re perfetti dello storico greco Senofonte, alla IV Bucolica di Virgilio, a vari passi degli elegiaci latini; ed a ciò vanno aggiunte le idealizzazioni proprie degli scrittori ecclesiastici (vedi la Città di Dio di S.Agostino o anche, più genericamente, il mito dell’Eden o paradiso terrestre) e dei filosofi, come ad esempio la Città del Sole di Tommaso Campanella o l’Utopia di Tommaso Moro. Il mito dell’età dell’oro, quindi, è presente anche in epoche moderne, quando lo si vorrebbe considerare del tutto tramontato: nel ‘500, quando i conquistadores spagnoli colonizzarono l’America meridionale, si credette a lungo all’esistenza del cosiddetto “El Dorado” (cioè il paese dell’oro), che fu a lungo e vanamente ricercato in varie spedizioni protrattesi addirittura fino al XX secolo. Infine, l’ultima grande idealizzazione di una società dove l’agognato trionfo dell’uguaglianza e della giustizia sociale riproponeva in altra forma il mito dell’età dell’oro è quella di Marx, miseramente fallita poi nella sua realizzazione pratica del cosiddetto “socialismo reale”.
Tutte queste utopie corrispondono ad un innato desiderio dell’uomo di liberarsi dalle fatiche, dall’indigenza, dalle malattie e di poter avere a disposizione i mezzi materiali e morali per un’esistenza beata e priva di affanni. Purtroppo tutto ciò è pura illusione, ma continua ancor oggi ad esercitare un particolare fascino sulla persona umana, tanto da prestar fede a chi, per mero interesse personale e senza alcuna base razionale, promette ancora l’El Dorado ai suoi concittadini. E’ esattamente quello che, nello sventurato periodo in cui ci troviamo a vivere, sta facendo Beppe Grillo ed il suo movimento di iconoclasti e di sfasciatori: vogliono distruggere tutto, mandare “tutti a casa”, per far tornare nella nostra Italia l’età dell’oro, stando alle strampalate proposte che hanno fatto, proposte che non tengono in alcun conto la reale situazione economica del Paese e la scarsa consistenza delle risorse a disposizione. Parlano di “salario di cittadinanza” da dare a tutti senza distinzione, di abolizione delle tasse, di restituzione di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica “frodati” dai precedenti governi, ecc. ecc. Facendo un semplice conto, se veramente realizzassero quanto promettono, la spesa sarebbe di circa 100 miliardi di euro mentre, con il reperimento di fondi che hanno indicato, se ne recupererebbero soltanto 20. E gli altri 80 dove li trovano, nelle tasche di Beppe Grillo? Siamo al culmine della demagogia e del populismo, proprio quei difetti dei quali i grillini continuano ad accusare i partiti tradizionali. Ma non basta: siamo nel campo della pura fantasia, dell’incompetenza più totale di chi non sa nulla di politica ed economia e si lancia in promesse elettorali che mai e poi mai potrebbe mantenere. Ma gli elettori italiani, a quanto pare, credono ancora al mito dell’età dell’oro, se si fidano delle farneticazioni di un istrione che urla, insulta, e prefigura scenari del tutto fantastici che esistono solo nella sua mente esaltata. A tutti piacerebbe una società di completo benessere, giusta e priva di ogni difficoltà. C’è solo un piccolo particolare da tener conto, che una società così non è mai esistita e mai esisterà. Lo stesso Esiodo, se vivesse oggi, non avrebbe l’ardire di prefigurarla.

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7 commenti

Archiviato in Arte e letteratura, Attualità

7 risposte a “Il mito dell’età dell’oro ieri ed oggi

  1. Hai letto il mio post in cui ho riportato la lettera aperta a Beppe Grillo scritta dal giovane Enrico Andreoli? (questo è il link: http://marisamoles.wordpress.com/2013/03/05/lettera-aperta-a-bebbe-grillo/ ). Non ho avuto ancora il tempo di replicare ai commenti e mi piacerebbe riportare uno stralcio di questo tuo articolo. Naturalmente, mi farebbe piacere anche un tuo intervento.

  2. Grazie, Marisa. Ho letto il tuo post e la lettera di quel giovane, che mi pare piena di buon senso. Ho anche aggiunto un breve commento dove confermo quanto detto qui. Speriamo che la discussione si possa ampliare.

  3. Ebe

    ho postato il tuo breve saggio qui riportato sulla mia Pagina dedicata ai Beni Culturali Naturali & Cinema Location, collegandolo al Preludio all’Oro del Reno di Wagner, appena postato. Grazie Ebe Navarini
    https://www.facebook.com/BeniCulturaliECinemaLocation?ref=hl

  4. Grazie per aver diffuso il mio post sulla tua pagina facebook. Speriamo che questo aumenti il numero dei visitatori del mio blog, ancora piuttosto basso, e dei commenti.

  5. Annarita

    Gentile professore, sebbene stimo e seguo il suo studio, dissento profondamente dalla sua sentenza finale “una societa’ cosi’ non e’ mai esistita e mai esistera’”. L’ergersi al di sopra della forza che si manifesta attraverso il desiderio dell’uomo di un cambiamento e’ solo presunzione.

    • Il desiderio di cambiamento sarà anche legittimo, ma se lei se l’aspetta da Beppe Grillo e dai suoi scagnozzi seduti in Parlamento ho l’impressione che dovrà aspettare a lungo.

  6. Milena

    Promettere senza mantenere è proprio di tutti i partiti politici in Italia, nessuno esente

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