La mala tecnologia, ovvero “Come ti copio la versione”

Ritorno qui su un argomento già trattato in precedenza, che adesso ritrovo anche in un post del “Gruppo di Firenze”: la triste abitudine, ormai molto diffusa, di copiare con il cellulare i compiti in classe e quelli d’esame, in particolare le versioni di latino ed anche, sebbene in minor misura, quelle di greco. Il giochetto è semplice: gli studenti hanno tutti cellulari, smartphone, Iphone o come altro si chiamano, in grado di collegarsi ad internet. Così, una volta ricevuto dal prof. il testo da tradurre, si collegano a certi siti dove veri e propri criminali, nemici giurati della cultura e dell’onestà, mettono a disposizione la traduzione di tutti gli autori classici normalmente letti e studiati a scuola; basta inserire le prime parole della versione e compare sul display la traduzione già fatta, versando un minimo contributo o addirittura gratis.
Il danno fatto da questi manigoldi informatici è gravissimo, e non tanto perché si ingannano i professori (i quali, a dir la verità, non sono poi così tanto danneggiati, visto che non sono loro a dover ricevere una formazione ma gli alunni), quanto perché si trasmette ai giovani l’idea deleteria che per riuscire nella vita non occorre sforzarsi e far valere i propri meriti individuali, bensì farsi furbi e percorrere scorciatoie comode per arrivare alla meta. Così il giovane cercherà anche nella vita lavorativa di essere disonesto, di rubare, di ingannare il prossimo a suo vantaggio, e questo a me, che per tutta la vita ho cercato di inserire nei giovani il concetto di dovere, di impegno personale e di onestà, pare degno della galera a vita.
Ma come si può rimediare a questo sconcio? Io personalmente adotto un metodo che funziona: prendo i testi d’autore, li trasferisco in un file word e poi li modifico sensibilmente cambiando le costruzioni sintattiche, il lessico, l’ordine delle parole ecc., di modo che la versione da tradurre non è più quella che gli studenti possono trovare su internet. Per adesso questo mi è sembrato il partito migliore, benché non tutti i colleghi siano del mio stesso parere.
Il problema più grave si verifica però all’esame di Stato, dove la traduzione della versione proposta dal Ministero è già on line pochi minuti dopo la dettatura, e così i furbetti hanno buon gioco: invitati a consegnare i cellulari dalla commissione, ne depositano uno (magari una vecchia carretta) e ne tengono addosso un altro più moderno e sofisticato. Noi docenti, ovviamente, non possiamo perquisire gli studenti, né controllarli durante la prova, perché questi aggeggi hanno dimensioni così ridotte da poter essere nascosti ovunque, persino dentro le pagine del vocabolario. E allora cosa si può fare? Ho spedito poco fa una mail all’ispettore del MIUR Luciano Favini, dove ho suggerito una valida soluzione, anche se dubito molto del fatto ch’egli vorrà adottarla, se pur leggerà la mia lettera e mi darà risposta. Ciò che propongo è semplice: evitare di assegnare sempre e soltanto la traduzione di latino o di greco nella seconda prova scritta del Liceo Classico. Esistono altre forme di accertamento delle competenze linguistiche e letterarie degli studenti, che oltretutto nella loro vita non dovranno fare i traduttori professionisti dal latino o dal greco; si possono assegnare brani già tradotti da analizzare testualmente o con un commento storico-letterario, proporre analisi del testo come già si fa con la prova d’italiano; magari lasciare una piccola parte di testo da tradurre ma fondare la prova su esercizi di altro tipo. Al Liceo Scientifico è stata modificata da anni la seconda prova scritta: perché non lo si può fare anche al Classico, senza proporre sempre la solita vecchia “versione”? Del resto è evidente a tutti coloro che insegnano latino e greco al triennio del Classico, che i ragazzi di oggi, per vari motivi che non sto ad elencare, non sanno più tradurre in modo accettabile brani anche semplici in lingua, a parte ovviamente alcune lodevoli eccezioni. La traduzione, specie di brani molto difficili come quello di Aristotele proposto lo scorso anno, è ormai divenuta un lavoro da esperti, non da studenti liceali. E’ ora di cambiare questa prova d’esame, fermo restando l’esercizio linguistico da svolgere durante i cinque anni di Liceo, che conserva inalterata tutta la sua validità formativa; ma fondare l’esame di Stato soltanto sulla traduzione mi pare oggi, oltre che eccessivo, pressoché inutile (visto che i ragazzi copiano). Una diversa tipologia come quella da me suggerita non si troverebbe su internet e i ragazzi potrebbero semmai trovarvi qualche spunto, ma non copiare di sana pianta, perché ogni elaborato dovrebbe essere diverso dall’altro.

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6 commenti

Archiviato in Politica scolastica, Scuola e didattica

6 risposte a “La mala tecnologia, ovvero “Come ti copio la versione”

  1. Caro Massimo,

    condivido pienamente la proposta fatta all’ispettore del MIUR anche se temo che non ti risponderà. Sebbene al liceo scientifico all’esame non si ponga questo problema (della traduzione, dico), nelle verifiche in classe è sempre più difficile proporre dei brani da tradurre, specie al triennio, dato che, come tu stesso ammetti (e la cosa non mi conforta nemmeno un po’, dato che speravo che almeno al classico la passione per le lingue antiche ci fosse ancora … che vengono a fare, allora?), gli studenti non sono più in grado di tradurre. Perché? Potremmo sembrare noi in difetto e invece credo che il problema siano proprio gli studenti: a parte il fatto che, arrivando dalla scuola media, la loro preparazione di base è assai scadente, ormai sul web trovano le traduzioni di tutto o quasi il patrimonio di testi antichi (quanto meno quelli che vengono proposti a scuola), quindi non si sforzano nemmeno di esercitarsi a casa perché scaricano la traduzione bell’e pronta. Ovviamente, così facendo non solo non migliorano le loro conoscenze e abilità, ma dimenticano anche quel poco che hanno imparato al biennio.

    Non condivido, invece, l’intervento sui testi nel caso dei compiti in classe. Così facendo, infatti, si “snatura” l’autore e i testi diventano artefatti. Io preferisco fare una sorveglianza assidua, controllare i vocabolari, sfogliandoli uno ad uno, e stare in guardia quando qualche studente armeggia in modo strano o si guarda troppo attorno.
    Comunque, negli ultimi anni, ho adottato il sistema che proponi per l’esame di stato: testi da tradurre solo in parte, analisi del testo, verifica della comprensione, contestualizzazione … insomma, la valutazione alla fine tiene conto solo in piccola parte della traduzione e … qui casca l’asino, nel vero senso della parola. 🙂

    Inoltre, per costringerli ad una seria riflessione sul testo, da anni adotto la contrastiva: li faccio lavorare in gruppo e chiedo loro un’analisi dettagliata del testo, proponendo delle attività e richiedendo la traduzione mediata tra quelle proposte. E’ un’attività meno noiosa e devo ammettere che i loro lavori sono per la maggior parte ben fatti. E almeno così sono sicura che non trovano materiale bell’e pronto su internet.

    • Cara Marisa,
      grazie per il tuo commento, che mi fa sempre piacere; il blog, infatti, è adesso visitato da un discreto numero di persone, ma i commenti sono ancora molto rari.
      Anzitutto devo dirti che, contrariamente a quanto dici tu, l’ispettore Favini ha risposto alla mia mail, ma in modo piuttosto farraginoso: parla di una possibile modifica della seconda prova scritta all’esame di Stato per il Liceo Classico, ma dice anche che le alternative sono difficili a trovarsi e che sono ancora tutte allo studio, il che significa che per il momento non cambia nulla.
      Nel tuo commento hai toccato tante questioni importanti, che non è possibile esaurire in questo spazio. Sul problema della scarsa attitudine di molti studenti (non tutti!) a tradurre dal greco e dal latino il discorso sarebbe lungo; io credo tuttavia che, oltre quello che dici tu, ci influiscano pesantemente anche le nuove tecnologie informatiche, le quali, presentando tutti i contenuti come già definitivi e “pronti” fanno sì che i ragazzi non esercitino più le facoltà mentali di analisi autonoma e di ragionamento. Del resto, cosa è successo al calcolo matematico dopo l’introduzione delle calcolatrici tascabili?
      Il metodo che tu usi per evitare le copiature sarebbe migliore del mio, non c’è dubbio, perché non vengono stravolti i testi proposti; ma siamo sicuri di riuscire a “beccare” l’alunno mentre sta copiando col cellulare? Guarda che in questo i ragazzi di oggi sono molto più abili di quanto potevamo essere noi, e questi maledetti congegni s’infilano da tutte le parti, non è possibile a mio avviso controllare per tutta la durata del compito una classe di 25 alunni in media. Se vogliono, copiano comunque.
      Condivido invece la tua attività di analisi del testo e di traduzione “plurima”, che può essere una buona soluzione al problema. Di certo però nessun metodo è perfetto, purtroppo oggi ci troviamo a fare i conti con una realtà tecnologica maligna che non esisteva quando noi andavamo a scuola, e quindi il nostro lavoro sotto questo aspetto (e anche sotto molti altri!) diviene ogni giorno più difficile.

  2. Ho letto e apprezzato moltissimo il tuo intervento sul blog di Marisa! Poi vengo qui e scopro che abiti nella splendida Toscana…praticamente perfetto!
    Mi leggerò con calma il tuo blog, che mi sembra molto interessante…da docente precaria ho molto da imparare dall’esperienza altrui. Sono però una voce fuori dal coro in fatto di materie…per me niente lettere, insegno matematica e scienze!

    • Grazie, Monica, per aver visitato il mio blog e lasciato un commento. Anch’io ho visto il tuo, mi è piaciuto molto e intendo leggermelo con calma nei prossimi giorni. Mi accorgo che sei una docente seria e scrupolosa e questo mi fa molto piacere, il constatare cioè che molti colleghi giovani sono di alta qualità ed hanno entusiasmo per il loro lavoro: questo non può che fare bene alla scuola del futuro, quando noi “anziani” ce ne saremo andati. Volevo dirti un’altra cosa: non idealizzare troppo la Toscana, non è poi quel mondo splendido che sembra a molti. A me, che ci vivo da sempre, non pare affatto così.

  3. La soluzione l’ho proposta tre anni fa, mentre lavoravo sui nuovi licei… ovviamente, siccome poi ci sono stati i pogrom… Basta prendere ad esempio, adattandola, la prova dei “classici europei” o di alcune sperimentazioni: un testo in latino e uno in greco da tradurre, comparare, commentare. Aggiungo, c’è un patrimonio di letteratura latina “post” classica (lascerei da parte il medioevo, ma dall’umanesimo alle moderne encicliche papali, passando per Pascoli, si trova di tutto) poco bazzicato dai consulenti on line. Altra alternativa: far tradurre dall’italiano in latino… 🙂

    • Sono molto onorato del fatto che l’ispettore Max Bruschi, uno dei saggi incaricati di redarre la riforma della Scuola Secondaria di secondo grado, abbia letto il mio blog e vi abbia apposto un commento. Sono lieto ch’egli abbia recepito al mia proposta, che avrebbe oltretutto un duplice valore: oltre a scoraggiare il triste fenomeno delle copiature con il cellulare, infatti, una diversa strutturazione della seconda prova scritta all’esame di Stato del Liceo Classico avrebbe anche il merito di dare un carattere più moderno e vivace agli studi classici, i quali anch’essi, come gli altri ambiti culturali, si debbono adeguare ai tempi moderni. La traduzione pura e semplice, senza alcuna interpretazione né analisi del testo, è ormai un esercizio vetusto e adatto, per la sua intrinseca difficoltà, a filologi provetti più che agli attuali alunni liceali. Mi auguro che, con l’autorevole apporto dell’ispettore Bruschi, questa mia proposta possa un giorno divenire realtà.

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