Bilancio fallimentare di un ministero (e di un governo)

Ho letto che il signor Francesco Profumo, per somma sciagura ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca del governo Monti, è candidato alle prossime elezioni. Forse spera che i potenziali elettori non lo conoscano o non sappiano nulla del suo operato, altrimenti non credo che avrebbe il coraggio di candidarsi. La sua permanenza a Viale Trastevere è stata la più disastrosa e micidiale dell’ultimo cinquantennio almeno, tanto che molti di noi, che avevano detto peste e corna del ministro Gelmini, hanno dovuto ammettere che al peggio non c’è mai limite. Basti ricordare qualcuna delle gloriose imprese del nostro eroe. A chi gli chiedeva se non fosse opportuno cercare di fermare, proprio con quella tecnologia ch’egli tanto ama, il desolante fenomeno delle copiature all’esame per mezzo dei cellulari, egli rispose di non avere la mentalità dei servizi segreti, il che, tradotto in linguaggio pratico, equivale a dire. “Copiate pure, ragazzi, fate fessi i vostri professori, che il ministro è con voi.” Poi, quando fu emanata dalla combriccola montiana la sciagurata legge di stabilità, il buon Profumo ebbe la bella pensata di proporre l’aumento di un terzo dell’orario didattico dei docenti (da 18 a 24 ore senza nessun corrispettivo economico), mostrando così la propria convinzione secondo la quale egli stava amministrando una banda di fannulloni. Si dice che sia stato rettore universitario, e quindi di fannulloni se ne intende, visto che i docenti universitari lavorano tre ore alla settimana e prendono uno stipendio che è il doppio o il triplo del nostro; ma evidentemente non sapeva che le 18 ore settimanali di noi poveri e ignoranti docenti della scuola sono soltanto la metà o anche meno del tempo effettivamente da noi dedicato al nostro lavoro. Un ministro che non conosce questo inoppugnabile dato è paragonabile ad un arbitro di calcio che non sappia che il pallone è sferico. Poi, ancor più di recente, ne ha combinate altre che non mette conto di riferire perché altrimenti il post diventa troppo lungo. Una però va ricordata, perché degna di lui e della banda di cui ha fatto e fa ancora parte: le iscrizioni on line. Orbene, questa bella trovata getterà nel caos tutta la scuola italiana, non soltanto perché la dimestichezza con il computer ed internet non l’ha ordinata il dottore e quindi moltissime famiglie si troveranno in seria difficoltà, ma anche perché le scuole incaricate di assistere i genitori non avranno né il tempo né la disponibilità del personale per sostituirsi ad essi (specie nei grandi poli scolastici), con la conseguenza che arriveranno dati imprecisi, incompleti, e sarà necessario rifare tutto da capo. Io personalmente non sono affatto contrario alla tecnologia informatica, che anzi considero una preziosa risorsa dell’uomo moderno, ma ad una condizione: che sia veramente utile. Ora spieghi il sig. Profumo qual è l’utilità delle iscrizioni on line, a parte il risparmiare qualche foglio di carta. La verità è che l’ossessione informatica di questo signore seve a lui e al governo Monti per ragioni elettorali, per dare il fumo negli occhi ai cittadini vantando una presunta modernizzazione della scuola, quando in realtà di veramente utile egli non ha fatto assolutamente nulla, anzi, la scuola è più vecchia di prima, anche perché i docenti sono sempre più delusi e amareggiati. Aveva proprio ragione, secondo me, quel mensile satirico livornese che qualche tempo fa diceva della scuola: “Altro che Profumo! Qui c’è un puzzo di stantìo che si more!”
Del resto c’è ben poco da aspettarsi da un governo il cui capo, dopo aver asserito per anni di non essere interessato a far politica, oggi, con la coerenza di una banderuola, fa esattamente il contrario. Anzi, fa di peggio, perché prende per idioti i cittadini italiani millantando di voler diminuire o eliminare quei provvedimenti iniqui e quel gravame di tasse ch’egli stesso ha imposto a questo sciagurato Paese. Dopo aver messo alla fame tante famiglie con l’IMU e quant’altro per compiacere le banche e la signora Merkel, ora promette mari e Monti, e fa perfino l’occhiolino alla sinistra, anche quella estrema di chi vuol mandare i ricchi all’inferno. E ha imparato subito, con un corso accelerato, le furbizie dei politici, come quella di dare la colpa ai governi precedenti di quello di cui egli porta l’intero peso sulla coscienza, ammesso che ne abbia una.

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