Merito e meritocrazia

Ho letto su uno dei blog che seguo, quello del “Gruppo di Firenze” (link qui a lato), una discussione in merito ad un articolo di Roger Abravanel apparso sul “Corriere della Sera” del 9 dicembre u.s., il quale consigliava a Pierluigi Bersani, probabile vincitore delle prossime elezioni, di non “rottamare” soltanto alcuni politici, ma anche alcune vecchie idee della sinistra. Una di queste è quella secondo cui la meritocrazia sarebbe un valore di destra, ciò che ha indotto la sinistra a privilegiare non il merito ma l’egualitarismo, in nome di certi principi come il “bisogno” di lavorare che tutti hanno e il “diritto acquisito” al posto di lavoro. Ciò che la nuova sinistra di Bersani (ma è davvero nuova?) dovrebbe fare è liberarsi da questi condizionamenti ideologici veteromarxisti e sostituirlo con quello della pari opportunità: non escludere cioè nessuno dalla competizione per l’affermazione sociale, ma operare comunque una selezione in base al merito, lasciando inevitabilmente fuori coloro che non hanno le capacità o le attitudini (o ancora l’impegno individuale) necessario per ricoprire certi posti di responsabilità. E tra questi ultimi, considerato l’insostituibile funzione che la scuola svolge in un moderno Stato di diritto, c’è anche quello dell’insegnante, in tutti i livelli dell’istruzione.

A mio giudizio i ruoli dell’insegnamento scolastico dovrebbero ottenersi soltanto mediante superamento di un regolare concorso a cattedre, che dovrebbe essere rigorosamente bandito ogni due anni: i posti liberi dovrebbero essere assegnati in base alla graduatoria di merito mentre gli altri, collocati in posizione utile ma non vincitori, potrebbero comunque ottenere l’abilitazione ed un punteggio per il successivo concorso. Ai miei tempi era così: io ho vinto il concorso ordinario nel 1983, quando ancora facevamo la traduzione dal greco al latino, e senza poter usare il vocabolario italiano-latino; ma quelli erano – appunto – altri tempi, adesso sembra di parlare della preistoria, e ben vengano altre forme di accertamento, ma sempre di accertamento si tratti per quanto riguarda le conoscenze e le competenze didattiche del candidato. Per questo non mi piace affatto la procedura adottata quest’anno dal ministro Profumo, quella cioè della preselezione mediante i quiz, che spesso non c’entravano nulla con ciò che gli aspiranti docenti dovranno insegnare. Per fare la selezione, si metta davanti agli aspiranti una serie di esercizi relativi alle loro discipline, e vediamo chi riesce a cavarsela con un bel po’ di analisi matematica o con un bel brano di Tucidide! Poi si vedrà.

Purtroppo però negli ultimi 30 anni i concorsi hanno fatto entrare nei ruoli una percentuale ridotta di docenti (si parla del 20 per cento), mentre gli altri vi hanno avuto accesso ope legis, cioè per semplici disposizione di legge, magari perché avevano svolto due anni di servizio come supplenti, senza mai dare prova delle loro conoscenze e capacità. Non è colpa loro, s’intende, perché quando un Governo non bandisce per oltre un decennio alcun concorso, occorre trovare altre forme di reclutamento. Tra questi colleghi ope legis ve ne sono di bravissimi, che avrebbero superato anche un concorso ordinario; ma ve ne sono anche altri che, diciamolo francamente, non meritano il posto che ricoprono, e vi sono arrivati dopo aver superato un esamino abilitante ridicolo: ricordo che anni fa, per avere l’abilitazione in latino e greco, bastava sostenere una discussioncina di letteratura antica, naturalmente in italiano, senza il minimo approccio ai testi classici. Con questi sistemi, favoriti dai sindacati da sempre garantisti e favorevoli a promozioni di massa, ci ritroviamo purtroppo con persone del tutto incompetenti e impreparate, cui si aggiungono i nullafacenti o comunque coloro che sono scarsamente motivati all’insegnamento e continuano a venire a scuola unicamente per lo stipendio. Sono pochi, intendiamoci, ma ci sono in tutte le scuole; e il danno che procurano alla società è gravissimo, perché la formazione dei giovani, futuri cittadini, non ha lo stesso rilievo sociale di un camion di patate da scaricare.

Se poi vogliamo tornare all’argomento iniziale, e fare un po’ di eziologia (ricerca delle cause), non possiamo fare a meno di rilevare come il sistema egualitaristico in cui viviamo impedisce di fatto qualsiasi soluzione del problema. Un docente di ruolo, che ha “bisogno” del posto di lavoro per mantenere la famiglia, ed ha altresì il “diritto acquisito” di mantenere quel posto, non lo si può licenziare, neanche se la sua incapacità didattica è palese. I dirigenti scolastici non hanno alcun potere, come non l’hanno neanche gli organi superiori dell’istruzione; per essere licenziato, occorrerebbe che uccidesse qualcuno, o giù di lì; anche se riceve un provvedimento disciplinare, ci sono poi sempre i sindacati a proteggerlo e i giudici a dare ragione al povero perseguitato. Di fatto, gli incapaci restano al loro posto. E allora dobbiamo avere il coraggio di dire la verità, che cioè il garantismo e il mito del “posto fisso” che c’è in Italia, la mentalità del “bisogno” e dei “diritti acquisiti” determinano un grave scadimento qualitativo della scuola, dalla quale andrebbero cacciati, e senza possibilità di appello, coloro che non sanno o non vogliono svolgere professionalmente il loro lavoro, e continuano a stare lì a rovinare classi intere di giovani, i quali sul momento (specie se hanno buoni voti) non comprendono il danno che ricevono, ma del quale si accorgono in seguito e con gran senso di delusione.

Ma chi è stato, in  tutti questi anni, a sostenere questo squallido egualitarismo per cui tutti dobbiamo essere sullo stesso piano, dobbiamo tutti avere lo stesso stipendio indipendentemente dalla quantità e dalla qualità del lavoro svolto? Chi ha sbandierato il mito del posto fisso, del divieto di licenziare, dei “diritti acquisiti”? E’ stata la sinistra, dai sindacati unitari ai partiti che si riconoscono in quell’area politica, i quali hanno sempre impedito che il merito fosse riconosciuto, a vantaggio di un appiattimento sociale che mortifica e conculca i migliori a tutto vantaggio dei peggiori e dei nullafacenti. Il PD ha fatto le primarie per decidere il leader, e in questo caso i meriti di Bersani hanno prevalso, da parte di chi ha partecipato alle votazioni, rispetto a quelli di Renzi; ma si tratta di una competizione ad alto livello, che non riguarda la base sociale dei lavoratori. Quel che la sinistra dovrebbe comprendere è che la meritocrazia deve vincere a tutti i livelli ed in tutte le attività lavorative, più che mai nella scuola e nell’università, dove le competenze sono molto differenziate da persona a persona. Occorre saper distinguere, premiare il merito anche economicamente e cacciare chi non lavora o lavora male. Questa è la mia opinione. Invece oggi, nel nostro ambiente, possiamo dire di trovarci sotto un regime comunista: cosa c’è infatti di più comunista del considerare tutti allo stesso livello e dare a tutti lo stesso stipendio, in un ambito lavorativo dove non c’è da scaricare patate ma da formare i futuri cittadini? Se un operaio scarica dieci casse ed un altro cinque non c’è molto danno sociale; ma se un docente è incompetente o fannullone ci va di mezzo qualcosa di ben più importante. Se il signor Bersani, probabile vincitore delle prossime elezioni, riflettesse su questo, avremmo già fatto un passo in avanti per liberarci dei residui maleodoranti delle vecchie ideologie.

Annunci

5 commenti

Archiviato in Attualità, Politica scolastica

5 risposte a “Merito e meritocrazia

  1. V.P.

    Non condivido il mantra “meritocrazia” recitato periodicamente da Roger Abravanel sulle pagine del Corriere della Sera e che serve solo a riempire la bocca di alcuni politici e nostalgici e a fare da giustificazione teorico-ideologica (o da …. pedigree) ai test o quiz Invalsi.
    Perciò, dissento anche dal contenuto di questo post, pur rispettando le ottime intenzioni del suo autore.
    Ho riassunto il mio punto di vista nella nota “Roger Abravanel, le fusa e la puzzetta sotto il naso”.
    Questo il link: http://www.scuolaoggi.org/archivio/roger_abravanel_le_fusa_e_la_puzzetta_sotto_il_naso

    • Caro signor V.P., io non intendevo dire, nel mio post, di essere del tutto in linea con le posizioni di Abravanel, che avrà certamente i suoi difetti ed anche la puzza sotto il naso, glielo concedo. Confermo altresì di essere contrario, come Lei, alla logica pseudomodernista e americaneggiante dei test e dei quiz Invalsi. Però il concetto di merito, secondo me, dovrebbe prevalere su ogni altro ed in ogni settore della vita sociale; altrimenti si detrmina, come in effetti si è determinato, uno squallido egalitarismo che mette alla pari, e non solo economicamente, il docente valido, preparato e appassionato con il docente cialtrone, ignorante e fannullone; una specie, quest’ultima, che pur essendo minoritaria nella nostra scuola, è comunque abbastanza diffusa.
      E la colpa di questo egalitarismo, di questa mediocrità, di questa mortificazione dei migliori, va imputata tutta o quasi alle farmeticazioni del ’68 ed alla politica dei partiti di sinistra e dei sindacati, che mai hanno permesso che il merito potesse in qualche modo essere riconosciuto, sia concedendo l’abilitazione e quindi il passaggio il ruolo a tutti, cani e porci, sia impedendo che fossero allontanati gli incapaci dietro il mito del “posto fisso” e dei “diritti acquisiti”.
      Spero di aver chiarito il mio pensiero, che del resto non ho mai nascosto. e chi mi conosce lo sa bene.

  2. V.P.

    Condivido il concetto di merito come nozione mentale. Però è da vedere poi come il merito trova attuazione e applicazione nei fatti “in ogni settore della vita sociale”. Chi valuta il merito e come lo valuta? C’è chi lo ha usato solo come alibi, etichetta o slogan diversivo.
    Non sono l’avv. né dei partiti né dei sindacati, ma richiamarsi “alle farneticazioni del ’68 ed alla politica dei partiti di sinistra e dei sindacati” mi sembra pretestuoso, anacronistico, nostalgico, platonico. Sono passati ben 45 anni, due generazioni, la destra ha governato per un bel po’ e non è stata capace di rimediare!
    A mio parere una certa percentuale – 1, 2 o 3%? – di “cani e porci” è comunque difficilmente eliminabile e si riscontra anche tra coloro che sono andati in ruolo con i concorsi a cattedre invece che ope legis.
    Si commette un errore – e politici e Miur godono e gongolano – se ci si concentra su questa pagliuzza invece che sulle molte travi del sistema scuola (dispersione, edifici fatiscenti, ….).

    • Non mi pare tanto una “pagliuzza” il problema degli insegnanti ignoranti o demotivati, un fenomeno sul quale ho esposto il mio punto di vista, pur sapendo che avrei ricevuto commenti fortemente dissenzienti. Non è mia intenzione, in questa sede, analizzare a fondo il problema del ’68 e dei suoi effetti, che a mio vedere si manifestano ancora, e come, anche dopo 45 anni. Lo farò in uno o più post dedicati a questo; per adesso mi limito a constatare che Lei, signor V.P:, pare accettare e sostenere la situazione attuale, solo perché a suo giudizio è difficile stabilire il merito. Se vi fosse la volontà di affrontare il problema lo si farebbe, così come accade nei paesi anglosassoni e altrove; il problema è che qui non si VUOLE valorizzare il merito, da parte di nessun governo, di destra o di sinistra che sia. Ma io ho parlato di quella che secondo me è l’origine storica della deriva attuale, e non trovo nei suoi interventi alcunn motivo per mutare opinione.

  3. alfredo

    Caro Massimo leggo il tuo articolo e ne condivido abbastanza la prima parte analitica, ma sono rimasto stupefatto dal livore contro la sinistra che trasuda. Non una parola critica sui vari Ministri dei Governi Berlusconi (D’Onofrio, Moratti, Gelmini).
    NON DIMENTICHIAMO I FATTI. Il centro sinistra pur con molte pecche è stato in questi anni l’unico baluardo agli attacchi alla scuola mossi dal centro destra. Che Tu preferisca gli aiuti alla scuola privata confessionale elargiti dalla destra? Oppure Tremonti quando affermava che “con la cultura non si mangia”? Che preferisca il metodo “meritocratico” delle veline, delle olgettine o delle liste bloccate? Non sarà mica il Prof Rossi un fan della Gelmini e del suo tunnel di neutrini? Un mio saggio Professore diceva: il meglio è nemico del bene. Vedo in questo scritto una dura critica alla pagliuzza nell’occhio tralasciando completamente la trave. Dimentica, il Prof Rossi, che fu proprio il corpo docente della sua gloriosa generazione a far fallire l’unica riforma meritocratica tentata proprio dalla sinistra: quella dell’allora Ministro dell’Istruzione Berlinguer, che fu indotto alle dimissioni dallo sciopero degli insegnanti che erano contrari alla introduzione di metodi di valutazione meritocratica. [..]
    Parlare di comunismo nell’era di internet sa molto di berlusconiano, il 6 politico, il 68’, lo stipendio uguale per tutti, aggiungi l’esproprio proletario e siamo alla preistoria della politica. Invece io come educatore incoraggerei la partecipazione alla politica. Prenderei a modello il recente show didattico di Benigni sulla Costituzione, oppure il discorso di fine anno di Napolitano. [..]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...