La tecnologia e la scuola

In questi ultimi anni il Ministero dell’istruzione e della ricerca (MIUR) non ha fatto altro che tagliare posti di lavoro, risorse e persino oggetti d’uso quotidiano alla scuola pubblica, tanto che, come tutti sanno, oggi non abbiamo più neanche le penne e la carta igienica. E’ però difficile spiegare allora come sia possibile e giustificabile che, in questo clima di austerità e di risparmio spinto fino all’assurdo come quello in cui stiamo vivendo, si spendano ancora tanti soldi per le apparecchiature elettroniche e le tecnologie, anche quando queste sono manifestamente inutili o comunque non indispensabili.

Così accade che nelle scuole manca tutto, però ci sono le famose LIM, lavagne elettroniche che costano migliaia di euro l’una e che, nella maggior parte dei casi, vengono usate dagli alunni per ascoltare musica scaricata da internet durante le ore “buche”, oppure per giochi elettronici o altre leggerezze di simile specie. Eppure, se veramente si volessero dotare le aule di collegamento a internet a fini didattici, cosa lodevole e peraltro confacente a questa nostra era tecnologica, sarebbe sufficiente dotarle di un proiettore da collegare al PC del docente per visionare contenuti adatti e controllati dal docente stesso; si otterebbe in tal modo il medesimo risultato, e forse anche migliore, con una spesa inferiore del 90% a quella attuale. In tempi di crisi, non mi sembra poco.

Un’altra paranoia del nostro ministero è quella del digitale a ogni costo, che pretendono di estendere anche ai libri di testo mediante la sostituzione parziale (e qualcuno l’auspica anche totale!) del libro di carta con quelli in formato elettronico. A me questa pare la stupidaggine più grossa che si possa immaginare, e per diversi motivi. Come possiamo anche soltanto pensare che gli esercizi di matematica, le traduzioni di latino, ed in genere i compiti scritti possano essere svolti esclusivamente sul pc o sul tablet? E’ un’assurdità, così come lo è il pensare che degli alunni possano leggere pagine e pagine di storia, di filosofia, di letteratura, in uno schermo elettronico, con il rischio di procurarsi danni cerebrali (le onde elettromagnetiche non sono innocue!) e soprattutto alla vista, che si stanca e si rovina a continuare per ore in questa occupazione. E poi il libro di carta si apre, si maneggia, si trova immediatamente ciò che serve; il computer invece va acceso, occorre attendere il tempo necessario all’apertura dei programmi e alla connessione, è molto più complesso e difficile potervi scrivere rispetto a quanto non lo sia su un quaderno o un qualunque foglio di carta. E poi, come si suol dire, scripta manent se lo scritto è reale, sulla carta; ma cosa avviene se l’hard disk si guasta o se entra un virus che distrugge o danneggia il software? Si perde tutto, addio libri e quaderni. Io per parte mia, pur accettando di buon grado le nuove tecnologie (sono l’unico della mia scuola ad avere un sito web costruito personalmente e senza l’aiuto di nessuno, fin dal lontano 2000), ne vedo anche i limiti. La tecnologia in certi casi è utile e fa risparmiare tempo e denaro, ma in altri casi non è affatto così, ed occorre rendersene conto. Il computer, come ogni altra invenzione dell’uomo, deve essere uno strumento al suo servizio, da usare quando serve, non quando complica inutilmente la vita. Il caso del libro elettronico, o e-book come lo chiamano, rientra appunto in questa casistica: non è affatto più comodo né più agevole del libro di carta, non offre alcun vantaggio reale a nessuno. E poi c’è da aggiungere un’altra cosa a conferma di questa mia posizione, che i sapientoni del ministero dovrebbero considerare: internet e l’e-book esistono più o meno da vent’anni, durante i quali il libro cartaceo ha continuato a vivere e prosperare. Se veramente l’elettronica avesse potuto e dovuto sostituirlo, l’avrebbe già fatto in tutto questo tempo, non vi pare? Abbandoniamo quindi per sempre questa furia iconoclasta contro il libro di carta, che resta invece uno stupendo e insostituibile amico di ogni persona di cultura. Chi non lo apprezza, si legga il libro di R.Bradbury, Fahrenheit 451, e forse capirà le ragioni che stanno dietro alle mie parole.

Ma il nostro ministero dell’istruzione e della ricerca (MIUR, che bella sigla!), che vuole risparmiare su tutto, finisce poi per spendere fiumi di denaro in iniziative che, sia pur non disprezzabili in sé, possono benissimo essere rinviate a miglior stagione. Sto parlando, ad esempio, del cosiddetto registro elettronico, che nella mia scuola ha ormai da due anni sostituito quello cartaceo. Non entro nel merito dell’utilità di questo strumento, i cui vantaggi pareggiano appena gli svantaggi,  talora non li uguagliano neppure; parliamo invece dei costi, visto che siamo in tempi di crisi e di tassazione selvaggia. L’azienda con cui la nostra scuola ha stipulato l’accordo per il passaggio al registro elettronico ha fornito un pc portatile (netbook) a ogni docente; considerando una spesa media di 200 euro per ogni computer e che noi siamo circa un centinaio, solo per questa dotazione sono stati spesi circa 20.000 euro, ai quali vanno aggiunti i totem (sorta di colonnette con display su cui gli alunni passano il tesserino con banda magnetica per segnalare la presenza a scuola), la linea internet, le centraline e quant’altro. Se tutto questo apparato si dovesse estendere a tutti gli istituti d’Italia, la spesa per il ministero sarebbe stratosferica, forse oltre il miliardo di euro. A cosa servono quindi i tagli al personale docente e non docente, l’aumento minacciato degli orari di servizio, il blocco degli stipendi e del contratto e via dicendo quando si getta via così il denaro pubblico, pagato da tutti i contribuenti? Il registro cartaceo andava benissimo, avrebbe potuto resistere ancora per molto, e non è affatto il caso di sostituirlo, a mio avviso,  soprattutto in questo periodo di gravi difficoltà economiche.

Queste considerazioni mostrano come l’incoerenza e la cialtroneria siano il Verbo orientante di chi ci governa, perché il modo con cui si agisce e si gestisce la scuola pubblica appare irrazionale e privo di qualsiasi logica. Se proprio vogliamo trovarne una, dobbiamo purtroppo insinuare che si tratti di una logica opportunistica, nel senso che le aziende che producono le LIM, i computer, i totem ecc. hanno pur bisogno di vendere i loro prodotti, e qualcuno mesta nel torbido ed è anche disposto, pur di trarne qualche vantaggio o guadagno personale, a gettar via così il pubblico denaro. Non mi viene in mente un’altra spiegazione per giustificare questa follia informatica che, nella realtà dei fatti, rallenta il lavoro anziché accelerarlo, aumenta i problemi anziché risolverli ed in pratica scontenta tutti o quasi senza offrire alcun beneficio concreto.

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3 commenti

Archiviato in Politica scolastica

3 risposte a “La tecnologia e la scuola

  1. V.P.

    ” Non mi viene in mente un’altra spiegazione per giustificare questa follia informatica che, ….”. Forse ci sono altre spiegazioni e interpretazioni. La mania informatica e quella c.d. “meritocratica” godono dell’effetto annuncio (i fatti magari dopo), rendono popolare l’autore, distraggono dalle omissioni ministeriali e governative per gli aspetti più solidi e sostanziali per i quali occorre tempo, soldi, costanza (lotta alla dispersione, strutture edilizie a norma e confortevoli, laboratori attrezzati, una scuola allineata con TUTTE le medie europee …), valorizzano e potenziano la burocrazia a scapito della didattica.

    • Sono perfettamente d’accordo. Una volta esclusa la motivazione economica (l’informatizzazione costa molto di più rispetto a quanto avveniva in precedenza) e quella del risparmio di tempo (che non c’è), prendono consistenza quelle che abbiamo indicato io e lei. Le nuove tecnologie sono benvenute quando migliorano la didattica e offrono nuove potenzialità al sapere, non quando sono fini a se stesse ed esaltate solo per vana ostentazione di modernità, o peggio quando sono funzionali al mero interesse privato di qualcuno.

  2. V.P.

    segnalo:
    ANTONIO CALVANI «Solo demagogia, il digitale a scuola non migliora l’apprendimento»
    di Marina Boscaino – Pubblico giornale – 22.12.2012
    http://www.retescuole.net/contenuto?id=20121223075604

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