Genitori e figli

Di recente ho assegnato ad una mia classe, in un elaborato scritto, un brano dello scrittore greco Senofonte (V-IV secolo a.C.), il quale parlava dei sacrifici che i genitori compiono per allevare ed educare bene i propri figli. Un passo che mi ha particolarmente colpito è quello in cui l’Autore afferma che la madre porta dentro di sé quel fardello per tanto tempo e poi, dopo averlo partorito con dolore, lo alleva con amore e gli dedica tutte le cure possibili, senza però sapere se riceverà mai, per questa sua lunga fatica, alcuna riconoscenza.

Ed è così anche oggi: uomini e donne curano i propri figli con tutto l’amore possibile, concedendo loro tutto quel che chiedono anche quando non sarebbero d’accordo, dato che la società è impostata in un certo modo. Trovo pazzesco affidare un telefono cellulare a un bambino di sette anni; ma come negarglielo quando tutti i suoi amichetti ce l’hanno? Ne faresti un disadattato, un emarginato, un povero innocente additato al pubblico disprezzo. Così i genitori sono costretti, loro malgrado, ad adeguarsi, e questo per tutta la vita giovanile del figlio, dalla nascita fino alla sempre più tardive indipendenza economica. Così a 14 anni è obbligatorio tassativamente comprare loro il motorino o lo scooter, sostituito a 16 da uno più potente e a 18 dall’autovettura. A ciò si aggiunge ovviamente una buona quantità di denaro, non solo per mantenere auto, moto e altri beni vari (cellulari da ricaricare, capi firmati da comperare ecc.), ma anche per non fare brutta figura con gli amici che, guarda caso, hanno sempre le tasche piene, almeno gli amici dei miei figli.  E guai a dire che ai nostri tempi quel poco che avevamo ce lo dovevamo sudare, dopo una serie di rifiuti e di rinvii da parte dei nostri genitori; siamo considerati vecchi barbogi, residui miserevoli di un mondo che non esiste più.

Ma il bello (o il brutto piuttosto) di tutto ciò è appunto quello che diceva Senofonte, cioè che i genitori non ricevono alcuna gratitudine per quello che danno ai figli: tutto è dovuto, tutto fa parte del nostro dovere, non abbiamo diritto nemmeno a un “grazie”, perché oggi è scontato e ovvio che un figlio debba avere tutto, senza mai restituire nulla. E così noi, generazione nata negli anni ’50 o ’60 dello scorso secolo siamo, per dirla con gli amici napoletani, “cornuti e mazziati” perché le abbiamo buscate (e non solo in senso metaforico) dai nostri genitori, e adesso continuiamo a subire dai nostri figli, che spesso non s’immaginano neanche quanto impegno e quanta fatica costi a noi, sia materialmente che mentalmente, accettare questo stato di cose.

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