Il concorso degli insegnanti

Oggi è uscito sulla Gazzetta Ufficiale il bando di concorso per gli insegnanti, voluto a tutti i costi dal ministro Profumo mentre tanti altri (docenti precari, sindacati, partiti ecc.) hanno espresso la più fiera contrarietà. Su questo vorrei dire due parole, perché l’argomento mi pare estremamente interessante. Io (lo dico con orgoglio, né intendo nasconderlo) sono un vincitore di concorso ordinario a cattedre, sostenuto nel lontano 1983 (l’età della pietra!) e vissuto come un incubo a causa delle prove terrificanti a cui eravamo sottoposti noi della classe 52: tre scritti, di cui il primo (italiano) era un tema di argomento letterario, il secondo una traduzione con commento dal latino all’italiano (brano di Tacito difficilissimo) ed il terzo, dulcis in fundo, era una traduzione dal greco al latino di un lungo brano delle Troiane di Euripide, affrontato senza poter usare il vocabolario di latino e seguito da un ampio commento; l’orale, poi, verteva su ben 5 materie (italiano, latino, greco, storia e geografia) con programmi praticamente illimitati: dovevi sapere tutto, essere onnisciente come Nostro Signore, o giù di lì. Eppure, nonostante lo studio matto e disperatissimo che dovetti sostenere per quasi due anni, è per me motivo di gioia e orgoglio avere vinto (nono tra trecento candidati nella regione Toscana) quel tremendo concorso. Da allora sono rimasto sempre favorevole alla procedura concorsuale, in quanto è l’unica, a mio parere, che consente di verificare la preparazione oggettiva di coloro che andranno a insegnare; tra i colleghi entrati di ruolo ope legis invece, benché non manchino certamente quelli bravi e preparati che avrebbero vinto anche un concorso, ce ne sono altri che francamente non meriterebbero il posto che occupano, perché non hanno nelle proprie materie una preparazione adeguata. Questo succede perché in Italia, paese della demagogia e del “volemose bene”, sono stati promossi cani e porci ai corsi abilitanti, e queste persone sono poi entrate di ruolo per la rovina di classi intere di poveri studenti. Anche i cosiddetti “precari” che intasano le graduatorie provinciali e d’Istituto, in molti casi non hanno mai dato prova della loro preparazione, non per colpa loro, ma perché i concorsi sono mancati per oltre 10 anni; perciò, nonostante le critiche che altrove gli ho rivolto, in questa occasione non posso che plaudire all’iniziativa del ministro. E’ anzi auspicabile che vengano banditi, nei prossimi anni, anche altri concorsi aperti ai neolaureati: tra i giovani ci sono tanti talenti che andrebbero sfruttati e valorizzati, e non è detto che una persona di 40 anni parcheggiato nelle graduatorie sia culturalmente più valido e preparato di un neolaureato, destinato a non entrare mai in ruolo se si continua con questa politica del protezionismo e del “tutti dentro”. Io su questo non sono affatto d’accordo: una persona che vuole insegnare deve assolutamente dimostrare, con una serie di prove oggettive, di avere la preparazione  necessaria, che purtroppo la sola frequenza dei corsi universitari non garantisce più. E’ bensì vero che la sola preparazione tecnica non garantisce la buona qualità del docente, e che esistono professori preparatissimi ma che non riescono a comunicare con gli alunni, interessarli alla materia o tenere la disciplina in classe. Per questo io proporrei che l’unico mezzo per acquisire l’abilitazione fosse il concorso ordinario, ma che poi, prima di entrare in ruolo, i vincitori fossero obbligati a compiere un anno di tirocinio nella scuola, a fianco di un docente di provata esperienza, per acquisire il metodo di insegnamento ed il giusto linguaggio da usare con gli studenti di oggi, molto diversi da quelli di prima. Questo mi sembra giusto, ma altrettanto giusta mi pare la necessità di far passare tutti gli aspiranti docenti per un concorso ordinario, perché chi non sa le proprie discipline è meglio che si dedichi ad un altro mestiere.

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