La polemica sui voti

Lo scorso 14 agosto è apparso su Repubblica un articolo di una dirigente scolastica, M.Pia Veladiano, la quale, riprendendo un vecchio e abusato argomento, propone nuovamente di non assegnare agli alunni, come valutazione delle prove scritte ed orali, nessun voto inferiore al quattro, perché i voti bassi provocherebbero ansia e depressione negli studenti; a lei ha replicato, con una lettera sul medesimo quotidiano, il mio collega e amico Lodovico Guerrini, docente di materie letterarie, latino e greco al Liceo Classico “Piccolomini” di Siena, facendo notare che il problema non sta tanto nei numeri quanto nella necessità di ricondurre il voto alla sua giusta dimensione, la valutazione cioè della singola prova che, assieme a tutte le altre, determina il profilo didattico dell’alunno.

Inutile dire che io sono totalmente d’accordo con Guerrini, e non perché è un amico ma perché ha detto cose giuste. Aggiungo, come nota personale, che secondo me il buonismo di questi ultimi decenni, che ha la sua più lontana radice nell’ideologia sessantottina, ha provocato soltanto danni e ha fatto sì che uscissero dalle scuole e dalle università persone assolutamente impreparate; direi anzi che le promozioni di massa hanno sortito l’effetto contrario a quello che i baldi giovani del ’68 si proponevano, hanno cioè favorito le classi dominanti, perché una scuola che non seleziona apre la strada a chi, per fortuna o in virtù della famiglia, possiede più conoscenze e posizioni sociali più elevate. Con ciò non intendo affatto fare l’apologia della selezione eccessiva, perché anch’io cerco di non far perdere un anno ad un alunno quando intravedo in lui possibilità di recupero; intendo dire che la valutazione deve essere oggettiva, corrispondere in pieno alla prova effettuata, che può essere del tutto scarsa come può essere eccellente. Che voto assegnare a chi consegna un compito in bianco? Quattro? Ma questo sarebbe un falso colossale, perché il nulla (cioè il foglio bianco) non può trovarsi oltre un terzo della scala valutativa. Poiché i voti vanno da 1 a 10, è già molto se valutiamo con 2 un compito in bianco, che in realtà varrebbe 1 (non potendosi assegnare lo zero).

A me pare che questa proposta di non assegnare voti inferiori al quattro sia un modo come un altro per nascondersi dietro a un dito, come si dice con una frase piuttosto brutta. Sarebbe come se i medici, per non far allarmare un malato che ha la febbre, stabilissero che lo stato febbrile inizia a 39 gradi anziché 37: il malato avrebbe gli stessi sintomi, ma si sentirebbe falsamente sano. Una vera e propria truffa ai danni della persona, la stessa che avrebbe un alunno che si vede assegnare un quattro ma sa che la sua prestazione vale molto meno. A cosa servirebbe questa misura buonista se non a nascondere una realtà che sarebbe comunque sotto gli occhi di tutti? Con ciò, s’intenda bene, io come docente preferisco assegnare un 8 o un 9 piuttosto che un 3 o un 2; ma in certi casi è necessario, occorre cioè che lo studente, senza sentirsi rovinato con ciò, prenda coscienza della realtà. L’importante è non presentare alcuna situazione scolastica come irrimediabile, o peggio mettere in discussione le capacità intellettive. Anche un 2 o un 3 possono essere rimediati, e non c’è necessità di raggiungere per forza la media del 6: al docente basterà l’espressione della buona volontà, un tangibile progresso per soprassedere ad un 2 o un 3.

La questione è un’altra, a mio parere: che studenti e genitori, come ben sottolinea l’amico Guerrini nell’ultima parte della sua lettera, non comprendono l’esatto valore del voto, che non è un giudizio apodittico sulle capacità o la personalità dell’alunno, ma un semplice corrispondente di una singola prova. Accade spesso che uno studente capace e volenteroso sbagli una prova e prenda un voto basso; ma questo non cambia il giudizio del professore su di lui (o lei), nessuno mette in dubbio le buone qualità mostrate fino ad allora, e ad un compito valutato con un 3 può seguirne immediatamente uno valutato con 8, per me non ci sono difficoltà. Il problema è che i ragazzi spesso fanno del voto una questione di vita o di morte, legandolo alla propria autostima; ed è questo l’errore più grande, il perdere fiducia in se stessi o addirittura voler lasciare gli studi per questo motivo. E poi si dovrebbe finalmente comprendere che il voto non è tutto; ciò che è veramente importante è la preparazione e la formazione che una scuola riesce a dare ai propri alunni, al di là dei numeri e dei giudizi. Io, se fossi uno studente (magari!) preferirei un 6 che è il risultato di un apprendimento serio e durevole piuttosto che un 9 regalato con interessato buonismo, come accade in certe scuole, anche licei e falsi licei, che qui non voglio nominare. E i genitori? Spesso sono loro la causa principale dell’ansia dei figli, perché pretendono voti alti e solo di quelli si curano. Le valutazioni dei figli diventano spesso, per molti di loro, un motivo di vanto con gli amici nel caso che siano alte, ed un motivo di vergogna, quasi un insulto personale, se sono basse. Purtroppo i genitori di questo tipo oggi sono sempre di più, perché questa è la società dell’apparire e della superficie, ed il voto in effetti è ciò che appare alla vista, ciò che tutti vedono e giudicano. La vera cultura si forma e matura negli anni, non si lascia scorgere nell’immediato, né dagli alunni, né, in maggior grado, dai loro genitori.

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5 commenti

Archiviato in Scuola e didattica

5 risposte a “La polemica sui voti

  1. Tutto vero. Però io spesso mi interrogo sul nostro contributo nel far sì che gli studenti diano un’importanza eccessiva al voto.
    Alcuni di noi purtroppo fanno ancora correlazioni poco professionali tra voto e livello di intelligenza (o valore come persona) dello studente. Altri involontariamente mettono il voto su un piedistallo, ad esempio valutando compiti ed interrogazioni con un secco numero, senza fare considerazioni su ciò che lo studente ha imparato e su ciò che dovrebbe approfondire (a meno che gli studenti non abbiano l’età per capirlo da soli) oppure evitando di rilevare i miglioramenti di uno studente solo perché il voto resta sotto la sufficienza. Sono piccoli errori magari fatti senza intenzione che però si sommano a tutto il resto.
    Enrico

    • Purtroppo è vero che molti colleghi si comportano come tu dici, e non sono errori tanto piccoli. Ma l’importanza eccessiva data al voto, sia alla scuola media che al superiore, dipende da tanti altri fattori, non ultimo l’influsso funesto dei genitori, che per far bella figura e vantarsi con gli amici pretendono – spesso condizionando psicologicamente il figlio e mettendogli ansia – valutazioni alte. Cosa ci stia dietro quelle valutazioni, poi, è poco importante, basta che i voti siano alti: per questa ragione i docenti più criticati e contestati dai genitori non sono gli assenteisti o gli incompetenti, ma quelli che, per serietà e per il bene stesso degli studenti, non si fanno scrupoli ad assegnare anche un 2 o un 3, quando ne ravvisino l’ineluttabile necessità.

      • L’influsso dei genitori può essere distruttivo. Negli anni ho avuto diversi alunni con grossi problemi di ansia al riguardo. Una volta ho dovuto litigare con un padre che parlando con me durante i colloqui aveva definito il proprio figlio “una mezza tacca” (a fronte di risultati scolastici oltretutto discreti).

  2. C’è chi definisce “mezza tacca” il figlio che ha risultati discreti, rovinandogli l’autostima, e chi al contrario pensa di avere in casa un piccolo genio; e se quest’ultimo ha risultati modesti, la colpa è sempre di quell’ignorante del professore che non ha saputo capire e valutare la sua genialità. Bisogna però riconoscere che fare il genitore è oltremodo difficile di questi tempi; io stesso ho avuto due figli e non ho ottenuto da loro ciò che mi auguravo di ottenere, e non solo in ambito scolastico. Spesso mi chiedo in cosa io abbia sbagliato, ma questa domanda rimane sempre senza risposta.

    • Fare il genitore è molto difficile. Non ci sono genitori perfetti, di conseguenza non ci possono neanche essere figli perfetti e probabilmente tutti noi, se potessimo tornare indietro nel tempo, cambieremmo alcune delle scelte che abbiamo fatto. Penso che sia impossibile non fare errori, piuttosto cerchiamo di fare in modo che non siano errori distruttivi e irreparabili.
      Enrico

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