10 risposte a “Il decalogo del docente

  1. Ciao Massimo!
    Innanzitutto grazie per avermi inserita nel blogroll (anzi, per aver inserito uno dei miei due blog, laprofonline). Ho letto con interesse questo post (se ti può consolare, anch’io sono una che non stacca mai, nemmeno d’estate, il pensiero è sempre lì …) e sulla prima parte (quella relativa alla saturazione delle cattedre a 18 ore) non mi pronuncio perché avevo in mente un post e sto solo aspettando il momento propizio. Tuttavia sono fondamentalmente d’accordo con te.

    Sul decalogo, pur condividendo molti dei concetti espressi, avrei delle osservazioni da fare:

    3. Io non credo di essere eccessivamente elegante ma i miei allievi di quinta mi hanno dedicato una poesia mettendo in luce la mia eleganza. Non lo trovo disdicevole, anzi, molto simpatico.
    Io fumo e uso il cellulare quando ho un’ora libera o durante l’intervallo e comunque sempre al di fuori dell’edificio scolastico. D’altra parte, se non c’è alcun divieto per i ragazzi, un’autoregolamentazione così rigida non servirebbe certamente a dissuaderli. Sul fatto che chi fuma dà un brutto esempio, non concordo: ho due figli, educati allo stesso modo, mi hanno sempre vista fumare, eppure uno fuma e l’altro no, odia le sigarette. Come vedi, l’esempio non è tutto.

    4. «Non perda tempo in argomenti che non c’entrano nulla con il lavoro didattico. Non faccia mai commenti sul modo di essere e di vestire dei ragazzi, né s’interessi a ciò che gli alunni fanno al di fuori dei loro impegni scolastici.»
    Io penso che trattare argomenti di interesse per gli studenti al di fuori del programma scolastico sia un ottimo modo per stimolare la loro curiosità e per favorire un dibattito spontaneo e rispettoso delle opinioni altrui che difficilmente potrebbe nascere da una lezione su Cicerone o Platone. Interessarsi al loro mondo, ai loro interessi, anche, perché no, alle preferenza in fatto di moda, significa renderli partecipi, convincerli che nella loro vita la scuola non è tutto (e grazie a dio non lo è!) e che è bello fare altre cose (sport, musica, studiare le lingue, volontariato …) e raccontarsi un po’ anche per stimolare i compagni.

    6. Il problema è che a volte succede che qualcuno non sia così tanto oggettivo nella valutazione, mettendo a rischio la promozione di qualche studente che meriterebbe davvero di essere aiutato, evitandogli la bocciatura. Hai letto la mia “Lettera ad una studentessa davvero matura?”

    9. a volte, però, è il DS che non collabora e che apertamente manifesta di avere un occhio di riguardo per alcuni colleghi. In questo caso è doveroso difendere le proprie ragioni se necessario anche per iscritto. Evitare lo scontro aperto è questione di intelligenza, da ambo le parti.

    Per ora è tutto. Scusa la prolissità.

    A presto.
    Marisa

    • Cara Marisa, grazie per aver commentato un articolo sul mio blog. Sono vari mesi che l’ho aperto, ma le visite non sono ancora molte, purtroppo. e pochissimi i commenti: sembra che i lettori abbiano reticenza a scrivere la propria opinione, preferiscono guardare e andarsene.
      Mi rendo conto che il mio “decalogo” del docente non è in linea con l’opinione dei più, perché io sono un professore, per così dire, di altri tempi, che non ama dare confidenza ai propri alunni né divagare dagli argomenti scolastici, perché questo offre il fianco ai ragazzi per evitare la lezione e spesso per sottrarsi ai propri doveri. Quanto all’eleganza nel vestire, io sono per una via di mezzo: niente sciatteria di memoria sessantottina (che qualche collega continua a ostentare, forse per nostalgia della giovinezza), ma nemmeno eleganza affettata, perché la scuola non è un luogo dove esibirsi o fare sfilate di moda. Ti dico addirittura che io sarei favorevole al ritorno dell’uniforme per gli alunni e le alunne, onde evitare certe inutili esibizioni che spesso, in modo disdicevole, coinvolgono anche i professori.
      Io odio i cellulari in quanto tali e quindi non li possiedo, e trovo antipatico e poco educato il loro uso a scuola, anche da parte dei docenti. Gli affari privati si trattano a casa, non a scuola, e per comunicazioni urgenti esistono i telefoni fissi dell’istituto. Quanto al fumo, devi renderti conto che non è solo un cattivo esempio per gli alunni, ma una pessima abitudine che rovina la salute e provoca gravissime patologie. Sapendo tutto ciò, che non è ipotesi ma realtà dimostrata scientificamente, mi stupisco che ancora i fumatori insistano in questo loro lento suicidio, che purtroppo coinvolge anche chi sta loro vicino. Tutti dovrebbero smettere di fumare, non per dovere ma per amore della propria vita.
      Sulle promozioni e bocciature non credo di avere detto nulla di nuovo: anch’io cerco di evitare agli alunni la perdita dell’anno scolastico, ogni volta che è possibile e vi è anche la minima possibilità di recupero; ma quando la situazione scolastica è disperata, secondo me è molto meglio che lo studente ripeta l’anno piuttosto che mandarlo avanti a forza e costringerlo ad affrontare, l’anno scolastico successivo, un lavoro che non è in grado di sostenere. Va poi detto che l’eguaritarismo e il sei politico, la promozione generalizzata, finisce per favorire i ricchi e i potenti, che avranno comunque molte più occasioni nella vita di chi proviene da una classe sociale inferiore. Le lotte del ’68, apparentemente contro il classismo e i privilegi sociali, anziché combatterli hanno finito per favorirli, perché se nella scuola non c’è selezione, poi nella vita prevarrà chi possiede più denaro e più conoscenze. Ma questo è un argomento complesso che affronterò in un altro post.
      Ti saluto e ti ringrazio ancora. Massimo.

      • Sul fumo mi trovi d’accordo, è un brutto vizio e andrebbe eliminato. Ma finché lo Stato ne ha il monopolio, vende le sigarette e ci guadagna …

        Quanto al “divagare” durante le lezioni, io penso che non sia accettabile (scusami ma io dico sempre quello che penso) trincerarsi dietro l’essere “professore d’altri tempi” e paventare una reazione degli studenti che obiettivamente non ho mai riscontrato, quella di “sottrarsi agli impegni”. Inoltre, la “maggiore confidenza” qui non c’entra nulla né la mancanza di rispetto. La scuola è cambiata, gli studenti cambiano non con il passare delle generazioni ma nell’arco di quattro – cinque anni, hanno esigenze diverse e noi abbiamo l’obbligo di offrire loro stimoli diversi. Altrimenti è inutile lamentarsi del fatto che gli studenti si annoiano e non tengono nel giusto conto la scuola. (ne ho parlato qui)

        Inoltre ti invito a leggere questo articolo del prof. scrittore Alessandro D’Avenia.

        A presto

      • Cara Marisa, il mondo è bello perché è vario, come dice un vecchio proverbio. Ognuno ha le sue opinioni, che vanno rispettate come tali, ed è bene che ognuno possa esprimerle. Io continuo a pensare che il nostro compito sia quello di fornire una cultura ai ragazzi (non semplicemente nozioni!) e di contribuire alla loro formazione umana con il nostro esempio di persone oneste e corrette; ma non trovo opportuno, durante le ore di lezione, mettersi a parlare di argomenti non attinenti come le attività svolte dagli studenti o il loro modo di essere o di abbigliarsi. Noi siamo docenti, non siamo né confidenti, né amici né confessori dei ragazzi; per quello esistono altre figure, a cominciare da quelle familiari, perché è l’ora che si smetta di pretendere dai professori una serie di compiti e di competenze per le quali non sono stati formati e che non ci spettano. E’ vero che gli studenti cambiano, ma non sempre in meglio, mi sembra anzi che in questi ultimi anni, tra videogiochi, facebook e robaccia simile, essi siano molto meno inclini all’attenzione e allo studio; a tal proposito io cerco sempre di offrire loro stimoli attraverso il mio impegno e l’entusiasmo che metto nell’insegnare le mie materie, ma di più non voglio e non posso fare. Quanto all’articolo che citi, l’ho letto ma non mi è piaciuto: mi è sembrato un’esternazione di un sognatore che si creato dentro di sé un’immagine di scuola perfetta che non esiste nella realtà. I programmi e i voti, che lo si voglia o no, ci sono e vanno eseguiti, perché per quello siamo stati assunti e riceviamo lo stipendio. La scuola che immagina l’autore dell’articolo non è una scuola, è un circolo culturale, un oratorio o qualcosa di simile, ma molto diverso dalla scuola reale.

  2. Angela

    Credo che uno dei modi fondamentali per interessare i ragazzi è legare i contenuti all’attualità: non si tratta di “divagare”; al contrario, si tratta di contestualizzare e far vedere le ricadute e l’utilità di ciò che si fa in classe, perché la scuola non deve essere un modo separato e molti ragazzi oggi sono proprio su un pianeta virtuale e vanno svegliati!!

  3. Signora Angela, forse non mi sono espresso bene in questo articolo. Io non intendevo affatto dire che il docente non deve legare i contenuti del suo programma all’attualità o farne vedere l’utilità; su questo siamo del tutto c’accordo e le dico che io cerco di farlo quotidianamente, perché so benissimo quanto sia oggi difficile interessare alla cultura, nei suoi vari aspetti, i ragazzi di oggi, che spesso vivono proprio in un mondo virtuale. Io volevo solo disapprovare il comportamento di certi docenti che, anziché fare lezione e trasmettere il sapere, divagano intavolando con gli studenti argomenti che non c’entrano nulla con il lavoro scolastico, tipo interessarsi alla vita privata dei ragazzi, chiedere loro che sport fanno, come vestono, se sono fidanzati o no, ecc. A me tutte queste cose non interessano e non credo che un docente debba perdere tempo in classe per disquisire su queste amenità. E le assicuro che gli studenti non apprezzano affatto il professore che gioca con loro o fa l'”amico”, un ruolo che non gli compete affatto; ciò che gli studenti vogliono è che il professore sia preparato nelle sue materie, le spieghi in modo chiaro, sia leale con gli alunni e li valuti secondo giustizia. Il resto è aria fritta, non è conveniente alla scuola ma a facebook, alle tv commerciali ed ai giornali di gossip.

  4. Manuela

    Sì! condivido pienamente! Sono Manuela una mamma di una bambina di quinta elementare, e purtroppo mi sono accorta che le maestre a volte non rispettano le regole che loro stesse hanno dato, perdendo la stima dei bambini che queste cose le capiscono ormai molto bene! SALUTI da Belluno

    • Cara signora Manuela, il comportamento individuale è affidato alla coscienza di ciascuno; per cui, accanto a persone corrette ve ne sono altre che lo sono di meno, e anche le maestre non fanno eccezione a questa regola. I bambini, poi, sono molto più sensibili di quanto noi adulti potremmo pensare, e quindi si accorgono subito di cosa non va. E’ bene però che i genitori non si pongano in contrasto con i docenti, ma cerchino di collaborare con loro per la buona riuscita del processo educativo.
      Grazie per il suo messaggio e saluti a lei e alla sua bella città.

  5. Gentile collega, complessivamente sono d’accordo ma vorrei concentrarmi un momento su alcune frasi.
    Comincio dalla frase del punto 4 “non faccia battute”. Io occasionalmente faccio battute. Non racconto barzellette, ovviamente, ma faccio dell’umorismo. […]
    Mi sembra normale che nel modo di insegnare ognuno assecondi un po’ il proprio carattere perché credo che assumere forzatamente un atteggiamento diverso dal proprio sia un po’ una bugia dalle gambe corte che rischia di rendersi presto evidente,
    Punto 7: a volte serve discutere. Quando si decide come gestire uno studente problematico oppure quando un collega si comporta in modo palesemente contrario ai propri doveri serve discutere. […]
    Aggiungo anche che i decaloghi dell’insegnante delle superiori e delle medie potrebbero differire per alcuni aspetti in ragione della diversa natura di scuole superiori e medie.
    Enrico.

  6. Gentile collega, in questi giorni tu mi hai letteralmente tempestato di commenti, e quindi ne ho accorciato qualcuno. Di questo ho lasciato le parti che mi sembravano più significative.
    Sull’umorismo ognuno si regoli come vuole. Io non ne faccio perché non è nel mio carattere; quindi ti do perfettamente ragione quando dici che ognuno deve essere se stesso senza forzare il proprio modo di essere, perché la cosa si renderebbe evidente e provocherebbe imbarazzo e frustrazione.
    Le discussioni coi colleghi è meglio evitarle. Se un collega, come dici tu, si comporta in modo contrario ai propri doveri sarà il Dirigente scolastico a doverlo riprendere, non tu che sei un collega; altrimenti quello si adirerà con te, ti dirà che devi farti i fatti tuoi e probabilmente ti toglierà il saluto.
    Giustissimo quello che dici alla fine. Tra scuola media e superiore c’è differenza perché sono diverse le finalità delle due scuole e soprattutto l’età degli studenti; è quindi ovvio che anche il comportamento degli insegnanti deve essere diverso e tener conto di questi fattori.

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