La scuola e l’opinione pubblica

E’ opinione comune, diffusa fin da tempi remoti, che il problema principale dei professori italiani sia quello economico, poiché molti colleghi si sono lamentati, e si lamentano tuttora, dell’esiguità delle retribuzioni, sostenendo che i nostri stipendi sono miseri e non allineati con quelli dei colleghi degli altri Paesi europei.

Io non mi sento di condividere in toto questa mentalità, ritengo anzi che per certi aspetti noi docenti della scuola pubblica, quindi impiegati statatli, siamo attualmente più fortunati di altre categorie; considerando infatti la grave situazione economica di cui soffre il nostro Paese, è già molto il fatto che noi non corriamo i rischi che ci sono nel settore privato, come quello – gravissimo – di perdere il posto di lavoro. E’ vero che i nostri stipendi sono bloccati da anni, ma è vero anche che più o meno, con qualche sacrificio, siamo riusciti a mantenere il livello di vita che avevamo anni fa, mentre altri lavoratori si sono visti decurtare pesantemente il salario, causa la cassa integrazione, o addirittura l’hanno perso del tutto. Ciò non significa ovviamente che dobbiamo accontentarci o che l’aspetto economico non sia importante: è auspicabile e necessario che si arrivi quanto prima a una revisione delle retribuzioni e ad un nuovo contratto, ma ciò non potrà avvenire se prima l’Italia non esce dal tunnel della crisi economico-finanziaria. Ma su questo punto sono un po’ pessimista, perché le grandi speranze che molti riponevano in Monti e nel suo governo si stanno rivelando illusorie. 

Ciò che più avvilisce una persona come il sottoscritto, che ha dedicato tutta la sua vita alla cultura ed alla formazione dei giovani, d’altro canto, non è l’esiguità degli stipendi, ma la scarsa considerazione che la nostra categoria riceve dall’opinione pubblica. Alcuni colleghi dicono di non dare la minima importanza al problema, e che a loro non importa nulla di ciò che la gente pensa del loro lavoro. A me invece importa, e moltissimo per giunta. A questo riguardo dico e ribadisco che non posso restare indifferente quando assisto a certi servizi giornalistici in TV che riguardano la scuola. A parte il fatto chela TV si occupa di scuola solo per evidenziarne le mancanze e i difetti, mai per sottolineare l’efficacia e l’eccellenza di molti istituti e di molti docenti; ma ciò che dà più fastidio è il tono ironico e beffardo di taluni cialtroni con l’ambizione di essere giornalisti, i quali presentano il nostro ambiente come una specie di baraccone o di spettacolo di varietà. Nei loro servizi vengono blanditi gli studenti e persino esaltati per i loro comportamenti scorretti e illegali (vedi le copiature agli esami), mentre i docenti vengono presentati come una banda di sciocchi che si fanno infinocchiare dagli alunni, oppure come una manica di fannulloni che godono quando la loro scuola viene chiusa per neve, o anche come complici dell’illegalità altrui. Una vera campagna diffamatoria nei nostri confronti è condotta dai giornali e più spesso dai telegiornali Rai, senza che nessuno muova un dito per far cessare questa vergogna, che offende i docenti onesti e preparati, ossia la grande maggioranza di noi.

Da questa scarsa considerazione mediatica deriva anche, in parte, l’aria di sufficienza e di scherno che spesso assumono nei nostri riguardi coloro che ritengono – a torto – di ricoprire in società ruoli e professioni più importanti della nostra. Medici, avvocati, ingegneri, persone laureate come noi e più pagate di noi ma spesso ignorantissime in tutto ciò che non riguarda il loro stretto ambito di competenza, ci guardano dall’alto in basso, come se fossimo esseri inferiori, la cui attività non serve a nulla perché si limita a “chiacchiere”, effettuate oltre tutto in un orario ridotto mentre loro, gli eroi, lavorano tanto di più e tanto meglio. E’ capitato anche a me di incontrare miei ex compagni di scuola, adesso medici, ingegneri o che altro, che mi hanno quasi compatito per la mia professione, ironizzandoci sopra e facendo chiaramente intendere il loro pensiero, cioè che il mestiere dell’insegnante non serve a nulla (perché è la vita che ammaestra, non la scuola!) e non “produce” nulla se non parole al vento. Qualcuno si è spinto persino più avanti, insinuando volgarmente che i docenti maschi, con tante belle ragazze a scuola, abbiano delle intenzioni non proprio didattiche…

E’ vero, si potrebbero ignorare queste voci asinine; ma io, col carattere apprensivo e velleitario che mi ritrovo, non ci riesco, e spesso reagisco con veemenza accentuando così ancor più l’ironia altrui. Il fatto è che chi crede in un ideale al quale ha votato tutta la propria vita non può restare indifferente di fronte alle basse insinuazioni di persone volgari e ignoranti, ancorché laureate. Quando si hanno dei principi viene spontaneo di difenderli e di ribellarsi contro chi li infanga, anche se, sul piano pratico, non si ottiene nulla. D’altra parte, se dall’alto arrivano gli esempi che vediamo e se la TV di Stato è la prima a svalutare e ad offendere la scuola e chi ci lavora, non ci si può aspettare di meglio da chi non sa nemmeno cos’è la cultura, e  si trova a suo perfetto agio in questa società superficiale e tutta dedita alla pura apparenza.

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