La TV e la scuola

Non so quante persone leggeranno questo mio post sul blog, ma voglio ugualmente attrarre l’attenzione sul problema di come i giornalisti televisivi affrontano gli argomenti che riguardano la scuola. La loro incompetenza e malafede ha dell’incredibile, e sarebbe addirittura grottesca se non fosse rovinosa, se cioè non inducesse l’opinione pubblica, già maldisposta verso gli operatori dell’istruzione, a costruirsi della scuola italiana un’immagine falsa e del tutto fuorviante.

Lasciamo stare le bestialità dette dai giornalisti tv, e specialmente da quelli della RAI, durante l’anno scolastico: si comincia a settembre con l’ormai rituale polemica sul costo dei libri di testo, che metterebbe sul lastrico le famiglie (peccato che poi queste stesse povere famiglie mendicanti comprano ai loro figli l’I-phon da 500 euro, lo zaino di marca da 200 euro, le scarpe firmate da 150 euro e via dicendo); si prosegue poi con tante altre penose menzogne che siamo costretti a sentire dai giornalisti televisivi, che hanno persino insinuato – durante l’ultimo inverno particolarmente gelido – che i professori sarebbero contenti della chiusura delle scuole per neve, poiché evidentemente – secondo lor signori – noi docenti siamo una banda di nullafacenti che godiamo a non lavorare. Tutto questo è storia recente; ma ciò che mi ha colpito di più è stato un servizio mandato in onda dal TG 2 di oggi 19 giugno a proposito dell’imminente inizio degli esami di Stato nelle scuole superiori. La signora (o signorina) giornalista che ha realizzato il servizio, un’autentica oca giuliva, ha parlato dell’abitudine ormai invalsa degli alunni di copiare agli esami, facendo addirittura una storia di questo malcostume tutto italiano, dall’epoca dei bigliettini nascosti nei vestiti e delle sbirciate sul compito del compagno fino ai recenti metodi resi possibili dalle nuove tecnologie, di cui il più famoso è il collegamento con il cellulare a internet durante le prove per trovare on line la soluzione dei quesiti, che degli autentici lestofanti mettono a disposizione degli studenti sulla rete. Ma se la giornalista si fosse limitata a questo, poco male: sarebbe stata semplice informazione. Invece no, ha fatto di più: ha lodato spudoratamente chi copia agli esami dicendo che meriterebbe un 10 e lode, e ha poi insinuato addirittura che i professori si sarebbero rassegnati a questo malcostume e che spesso, addirittura, strizzerebbero l’occhiolino agli studenti disonesti collaborando con loro. Oltre a queste gravi affermazioni, per le quali meriterebbe una denuncia per apologia di reato, la giornalista ha usato per tutto il servizio un tono ironico e beffardo nei confronti dei professori e della scuola in genere, dando dell’istruzione un’immagine giullaresca, quasi che la scuola non fosse una cosa seria, un’istituzione fondamentale nella vita di uno Stato, ma una sorta di bisca clandestina o un mercatino delle pulci.

Un atteggiamento del genere da parte dei giornalisti non è più tollerabile, e credo che la nostra categoria e le organizzazioni che la rappresentano dovrebbero fare qualcosa per impedire questa gogna mediatica a cui la TV sottopone la categoria dei docenti, presentati come fannulloni, come disonesti oppure, nel migliore dei casi, come dei sempliciotti che si fanno mettere nel sacco dagli studenti “furbi”, i quali vengono blanditi e lodati per le loro imprese. Forse la signorina giornalista non sa che copiare agli esami è un reato vero e proprio, e che l’alunno sorpreso con il cellulare acceso durante la prova deve essere escluso dall’esame; e non sa neppure che il compito della scuola sì, ma anche dei mass-media, è quello di educare alla legalità e non alla furbizia, all’onestà e non alla cialtronaggine, un costume che purtroppo nel nostro Paese non solo è ormai tollerato, ma anche tacitamente approvato e persino ammirato. Io ritengo che questi giornalisti andrebbero radiati dall’albo professionale, se non altro per manifesta ignoranza, giacché non sanno nulla della scuola e dei compiti educativi ch’essa mantiene e che proprio oggi, nella situazione di crisi economica, sociale e soprattutto di valori morali in cui ci troviamo, acquistano ancora maggiore importanza.

Io ho provato più volte a scrivere e-mail alla RAI denunciando l’ignoranza e la cafonaggine dei loro giornalisti, ma non ho mai avuto risposta, nemmeno quando, perduta la pazienza, li ho coperti di insulti. Sono troppo occupati a spartirsi i soldi rapinati ai contribuenti con il canone Rai e a propinarci programmi demenziali e consoni solo all’intelligenza dei loro dirigenti e dei loro giornalisti.

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